Serie A: bentornati a Milano centrale, per le romane il percorso è obbligato
di Paolo Condò , di Paolo CondòIl commento alla decima giornata del campionato di calcio
Fra le storie del decennio agli sgoccioli costrette alla penombra dal dominio assoluto della Juventus, il sorpasso delle squadre romane su quelle milanesi durato cinque anni - mai così tanti, nemmeno quando Lazio e Roma vinsero lo scudetto una dopo l'altra - ha segnato una svolta storica del nostro calcio, il declino delle grandi famiglie lombarde (Moratti e Berlusconi). In quei cinque anni, dal 2013 al 2018, la Roma della prima proprietà straniera di rilievo si è divisa col Napoli il ruolo di (distante) avversaria della Juve, mentre la Lazio di un imprenditore molto "politico" come Lotito, capace di individuare in Igli Tare il miglior direttore sportivo della Serie A in fieri - ora lo è anche in realtà - si è stabilmente installata nei quadri europei. La tendenza favorevole alla capitale si è interrotta quando le proprietà straniere delle milanesi sono diventate non solo solide, ma anche dotate di una prospettiva, …
Fra le storie del decennio agli sgoccioli costrette alla penombra dal dominio assoluto della Juventus, il sorpasso delle squadre romane su quelle milanesi durato cinque anni - mai così tanti, nemmeno quando Lazio e Roma vinsero lo scudetto una dopo l'altra - ha segnato una svolta storica del nostro calcio, il declino delle grandi famiglie lombarde (Moratti e Berlusconi). In quei cinque anni, dal 2013 al 2018, la Roma della prima proprietà straniera di rilievo si è divisa col Napoli il ruolo di (distante) avversaria della Juve, mentre la Lazio di un imprenditore molto "politico" come Lotito, capace di individuare in Igli Tare il miglior direttore sportivo della Serie A in fieri - ora lo è anche in realtà - si è stabilmente installata nei quadri europei. La tendenza favorevole alla capitale si è interrotta quando le proprietà straniere delle milanesi sono diventate non solo solide, ma anche dotate di una prospettiva, e la stagione in corso lo conferma: dopo dieci turni - pretesto per i primi bilanci - le milanesi guidano la fila con una somma di 47 punti mentre le romane ne hanno messi assieme 35. Dodici in meno non sono pochi: viene da chiedersi quale sarà il loro ruolo nel torneo.
La Roma ha pareggiato una partita col Sassuolo che avrebbe potuto vincere, e in dieci contro undici sarebbe stata un'impresa di quelle che girano una stagione, o almeno la indirizzano. È stata penalizzata dall'arbitro, non nel primo tempo - al termine del quale Fonseca ha stranamente ecceduto nelle proteste facendosi cacciare - ma nella ripresa, quando al Sassuolo sono stati risparmiati da arbitro e Var prima un'espulsione e poi un rigore. La vittoria in dieci avrebbe valorizzato un ordine tattico che alza il rendimento di tutti, dai giocatori normali come Karsdorp ai campioni come Mkhitaryan. Quasi tutti: Dzeko sta vivendo uno dei ciclici periodi nei quali la sua classe, che è da over the top, va fuori sincronia con le intenzioni di gioco, finendolo per farlo sbagliare in situazioni anche semplici. È sempre tornato da queste sue assenze, e dunque la preoccupazione è circoscritta: ma in un campionato come questo i tempi sono importanti, perché la classifica è ancora aperta ma le avversarie stanno trovando il ritmo.
Una di queste è la Lazio, che fruirà più di altre della pausa europea: i punti persi contro squadre fuori dalle coppe sono lì a dimostrarlo. Simone Inzaghi gioca con quattro punti cardinali: Leiva e Immobile sono il Sud e il Nord, Milinkovic e Luis Alberto l'Est e l'Ovest. In più conta su uno dei tre migliori difensori del torneo, Acerbi. Ce n'è a sufficienza per non farsi sbalzare più dal treno, che nel frattempo si è allungato.
La necessità di tenere il passo è vitale perché, al di là dei discorsi scudetto che le vittorie di Genova (lottata) e Crotone (serena) avvalorano un altro po', Milan e Napoli sono in tutta evidenza candidate fortissime a due posti Champions. E siccome gli altri due non possono sfuggire a Juve e Inter, per le romane il percorso obbligato verso un futuro ambizioso si fa molto stretto. È questo il vero pericolo della loro stagione.
La Roma ha pareggiato una partita col Sassuolo che avrebbe potuto vincere, e in dieci contro undici sarebbe stata un'impresa di quelle che girano una stagione, o almeno la indirizzano. È stata penalizzata dall'arbitro, non nel primo tempo - al termine del quale Fonseca ha stranamente ecceduto nelle proteste facendosi cacciare - ma nella ripresa, quando al Sassuolo sono stati risparmiati da arbitro e Var prima un'espulsione e poi un rigore. La vittoria in dieci avrebbe valorizzato un ordine tattico che alza il rendimento di tutti, dai giocatori normali come Karsdorp ai campioni come Mkhitaryan. Quasi tutti: Dzeko sta vivendo uno dei ciclici periodi nei quali la sua classe, che è da over the top, va fuori sincronia con le intenzioni di gioco, finendolo per farlo sbagliare in situazioni anche semplici. È sempre tornato da queste sue assenze, e dunque la preoccupazione è circoscritta: ma in un campionato come questo i tempi sono importanti, perché la classifica è ancora aperta ma le avversarie stanno trovando il ritmo.
Una di queste è la Lazio, che fruirà più di altre della pausa europea: i punti persi contro squadre fuori dalle coppe sono lì a dimostrarlo. Simone Inzaghi gioca con quattro punti cardinali: Leiva e Immobile sono il Sud e il Nord, Milinkovic e Luis Alberto l'Est e l'Ovest. In più conta su uno dei tre migliori difensori del torneo, Acerbi. Ce n'è a sufficienza per non farsi sbalzare più dal treno, che nel frattempo si è allungato.
La necessità di tenere il passo è vitale perché, al di là dei discorsi scudetto che le vittorie di Genova (lottata) e Crotone (serena) avvalorano un altro po', Milan e Napoli sono in tutta evidenza candidate fortissime a due posti Champions. E siccome gli altri due non possono sfuggire a Juve e Inter, per le romane il percorso obbligato verso un futuro ambizioso si fa molto stretto. È questo il vero pericolo della loro stagione.