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Leo Messi, 33 anni (agf)

Champions League: i tormenti di Messi, Ronaldo all'assalto del Barcellona ferito

La Juventus al Camp Nou: solo vincendo 3-1 può essere prima. I blaugrana in crisi di risultati. E Leo quest'anno ha brillato solo a Torino
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BARCELLONA. Sabato il Barcellona ha perso a Cadice dopo aver fatto 863 passaggi, prigioniero di sé stesso e di uno stile appassito senza che se ne accorgesse e che ha rinsecchito la Spagna tutta, se è vero che all'ultimo Mondiale la nazionale ha fallito dopo aver giocato, lentamente o pessimamente, una media di 848 palloni a partita, duecento in più di quando, otto anni prima, divenne campione del mondo. Oggi quella roba sferica è più che altro un palla al piede (non è un caso che in Liga domini lo sbrigativo Atletico e che la rivelazione sia l'ancora più sbrigativo Cadice, che ha stecchito il Barça con il 18% di possesso) e in quella ragnatela in cui i blaugrana hanno irretito loro stessi è caduto anche Messi, il più triste Messi di sempre. Ha scandalizzato che sabato abbia sbagliato 29 giocate, un'enormità per lui, ma tutti hanno trascurato il dato più straniante: il centravanti Braithwai…
BARCELLONA. Sabato il Barcellona ha perso a Cadice dopo aver fatto 863 passaggi, prigioniero di sé stesso e di uno stile appassito senza che se ne accorgesse e che ha rinsecchito la Spagna tutta, se è vero che all'ultimo Mondiale la nazionale ha fallito dopo aver giocato, lentamente o pessimamente, una media di 848 palloni a partita, duecento in più di quando, otto anni prima, divenne campione del mondo. Oggi quella roba sferica è più che altro un palla al piede (non è un caso che in Liga domini lo sbrigativo Atletico e che la rivelazione sia l'ancora più sbrigativo Cadice, che ha stecchito il Barça con il 18% di possesso) e in quella ragnatela in cui i blaugrana hanno irretito loro stessi è caduto anche Messi, il più triste Messi di sempre. Ha scandalizzato che sabato abbia sbagliato 29 giocate, un'enormità per lui, ma tutti hanno trascurato il dato più straniante: il centravanti Braithwaite (e bisognerebbe aprire un capitolo sul fatto che Braithwaite sia il centravanti del Barcellona) la palla l'ha vista solo 16 volte. Su 863 tocchi macinati da questa congrega di palleggiatori, meno del 2% hanno coinvolto il terminale dell'azione, l'uomo d'area, la destinazione del gioco. Il Barcellona è una formazione che gira attorno a se stessa. 

Di questi tempi il Barça somiglia a Barcellona, città prima ferita e adesso come stordita dal virus. A prima vista sembra vuota, come la squadra. C'è il sole ma non sfavilla, c'è luce ma è fredda, c'è il coprifuoco ma di gente per strada se ne vede poca anche di giorno, come se davvero fosse una destinazione a mancare. A casa Messi arriva Ronaldo e ha in mente di maramaldeggiare: Leo stava rosicchiando il vantaggio (750 gol a 712 per CR7) ma il portoghese ha di nuovo allungato perché Leo è nella ragnatela. Se la squadra non andava così male in Liga da 31 anni (è a -12 dall'Atletico e mai nessuno ha recuperato un disavanzo simile), Messi ha fatto solo 6 gol, di cui 4 rigore. Delle ultime 63 punizioni non ne ha segnata una. Ha giocato una sola partita bella, quella di Torino. "È in una fase delicata della sua vita, non della sua carriera", osserva Pirlo. È triste dopo l'estate del burofax e i mesi duri della pandemia, perché ogni stadio vuoto fa impressione ma il Camp Nou, smisurato com'è, ancora di più: tutto quel silenzio succhia l'anima, e se Messi lo dicono nell'occhio del ciclone, en el ojo de l'huracán, è invece solo imbozzolato nei suoi dubbi e spaventato dal futuro del club, la cui situazione economica è definita "preoccupante" dal reggente che lo sta gestendo in attesa delle elezioni di gennaio. Il Covid ha dato il colpo di grazia, ma sono anni che qui si sono industriati per arrivare al punto si rottura, sperperando milioni in acquisti insensati: il passivo di mercato dal 2015 è di 367 milioni nonostante i 222 incassati dalla cessione di Neymar. Quindi è stato sprecato mezzo miliardo per gente che ha dato un decimo di quello che avrebbe dovuto: De Jong e Griezmann, Dembélé e Coutinho, André Gomes e Paulinho, Alcacer e Vidal.

Più che il primo posto nel girone, che darebbe indubbi vantaggi in sede di sorteggio, Barcellona e Juventus sfidano dunque se stesse, il loro bisogno di uscire dalle secche. Koeman si definisce "cabreado", incazzato, mentre Pirlo pensa che "l'impresa ce l'abbiamo nelle corde e servirebbe a far crescere quello che abbiamo dentro". Nell'aridità del Barça può invece crescere qualcosa?