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Romelu Lukaku (reuters)

Dai nerazzurri la risposta migliore e l’assenza di Ibrahimovic inizia a pesare al Milan

Il commento alla giornata di Serie A
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Il tema dell'undicesimo turno di Serie A era l'ultimo ritorno in Italia dalle coppe, il cui calendario - molto più compresso del solito - ha inciso non poco sul primo quarto di campionato. Il programma della giornata, poi, agevolava la chiarezza dell'esame: nessuno scontro diretto, le sette "europee" erano attese da formazioni di livello inferiore, ma caricate da una settimana di lavoro come si deve. Per ultimo ritorno s'intende ovviamente quello autunnale, perché fra due mesi ricomincerà il viaggio europeo per sei di loro, e con la suspence dell'eliminazione diretta ad aggiungere stress. Proprio per questo motivo la reazione che più incuriosiva era quella dell'Inter, unica bocciata e dunque a rischio crisi: per quanto la preminenza dell'obiettivo campionato sia sempre stata esplicita, un club con quel passato non può ritenere l'eliminazione totale a dicembre un incidente di percorso, né tanto meno un …

Il tema dell'undicesimo turno di Serie A era l'ultimo ritorno in Italia dalle coppe, il cui calendario - molto più compresso del solito - ha inciso non poco sul primo quarto di campionato. Il programma della giornata, poi, agevolava la chiarezza dell'esame: nessuno scontro diretto, le sette "europee" erano attese da formazioni di livello inferiore, ma caricate da una settimana di lavoro come si deve. Per ultimo ritorno s'intende ovviamente quello autunnale, perché fra due mesi ricomincerà il viaggio europeo per sei di loro, e con la suspence dell'eliminazione diretta ad aggiungere stress. Proprio per questo motivo la reazione che più incuriosiva era quella dell'Inter, unica bocciata e dunque a rischio crisi: per quanto la preminenza dell'obiettivo campionato sia sempre stata esplicita, un club con quel passato non può ritenere l'eliminazione totale a dicembre un incidente di percorso, né tanto meno un male necessario per liberare energie in chiave scudetto. Questi sono pensieri da provinciale, non da grande storica del nostro calcio.
Ebbene, l'Inter ha risposto. Ha vinto a Cagliari con un'ottima partita, sinceramente mai in dubbio malgrado l'andamento del punteggio abbia a lungo illuso i padroni di casa. Antonio Conte ha rilanciato dall'inizio Christian Eriksen, il pomo della discordia stagionale, ottenendone un'attenzione persino eccessiva alla copertura, il mantra del tecnico, e dieci minuti di qualità assoluta in fase offensiva, con un assist che Lukaku non avrebbe dovuto sprecare, un tiro che il danese poteva calciare sotto la traversa e non rasoterra - troppe gambe di mezzo, più il bravo Cragno - e un gran cross radente su cui Bastoni ha sfiorato il vantaggio. È abbastanza per restare all'Inter dopo gennaio? Probabilmente no, e infatti Conte ha fatto bene a toglierlo per Sensi dopo un'ora, Eriksen non stava dando più nulla. Un anno di incomprensioni ha scavato un solco non solo tra il danese e l'allenatore, ma anche tra lui e i compagni, poco abituati a cercarlo (e lui dovrebbe cercare di smarcarsi in modo più visibile). Detto questo, Eriksen resta un giocatore di alta qualità pur non essendo funzionale al gioco di Conte: l'Inter farebbe bene a mantenerlo nella propria disponibilità, limitandosi a prestarlo fino a giugno.
La vittoria di Cagliari ha portato ai nerazzurri frutti copiosi in serata, perché il pari del Milan col Parma ha ridotto a tre i punti di distanza. Potevano anche essere due, perché Theo Hernandez ha pareggiato in extremis, ma per la capolista già il pareggio è punitivo: i quattro legni colpiti - tre dal povero Calhanoglu - sono lì a riequilibrare il conto con la fortuna, fino a ieri in attivo. Il Milan ha giocato di slancio anche questa gara, tutta di rimonta. Alla terza assenza consecutiva di Ibra ha accusato un certo deserto in area di rigore, perché Rebic tende a svariare, come Leao, Hauge e ogni altro elemento offensivo in rosa (a parte il giovane Colombo). L'uomo più pericoloso, pur partendo dal ruolo di terzino, è incontestabilmente Hernandez.
La Juventus ha giocato una gara simile all'Inter, risolvendo molto tardi un match dominato dal primo minuto. Al di là di rotazioni che prima o poi dovranno ridursi, rivelando una formazione titolare, Pirlo ha ormai trovato in McKennie un centrocampista capace in entrambe le fasi e adattabile in più zone di campo. Imprigionato il Genoa nella sua area, ha dovuto però attendere una giocata di Dybala - ed era ora - per sbloccare il risultato. Una fatica che anche dopo l'1-1 ha confermato quanto Morata sia diventato indispensabile.
Detto che la Roma non ha sprecato la freschezza guadagnata col turnover di coppa, devastando un inspiegabile Bologna, il Napoli come l'Inter è tornato da un gol di svantaggio - che è sempre un segnale di forza - ottenendo la grazia finale da Petagna, e non è il primo segnale di organico ricco. In ripresa l'Atalanta, i cui problemi interni non suonano però risolti, alla fine l'unica a pagare fino in fondo il conto europeo è stata nuovamente la Lazio, peraltro alle prese con il Verona, che oggi è la peggiore delle rivali possibili. Simone Inzaghi ha detto che i gol se li sono fatti da soli, e ha ragione: del resto non c'è situazione che spieghi meglio la stanchezza di una squadra.