✕
(afp)

Due terzini mollati dal Real Madrid spingono le milanesi oltre le nuvole

2 minuti di lettura
Hakimi ed Hernandez, i terzini ceduti (frettolosamente) dal Real Madrid, sono i motori che spingono le milanesi oltre le nuvole. Il messaggio della Juve era arrivato forte e chiaro: allo scadere dei tre mesi di gioco, il processo di riorganizzazione attorno a Pirlo è in fase avanzata e negli obiettivi non ci sarà alcuna rilassatezza, per precedere i campioni si dovrà essere ancora più campioni. Le milanesi hanno risposto in coerenza con il loro Dna: la creatività leggera del Milan, l'inesorabile solidità dell'Inter.
Dopo una serie di tappe pianeggianti o con asperità lievi, stavolta Pioli doveva pedalare in salita. O meglio, avrebbe dovuto: il gol lampo di Leao - preparato a tavolino, testimonianza di studio degli avversari - ha spianato le colline del Sassuolo, inaugurando un primo tempo magistrale e divertente cui il portentoso Theo Hernandez ha aggiunto la sua potenza da fuoribordo. La ripresa è stata differente, una d…
Hakimi ed Hernandez, i terzini ceduti (frettolosamente) dal Real Madrid, sono i motori che spingono le milanesi oltre le nuvole. Il messaggio della Juve era arrivato forte e chiaro: allo scadere dei tre mesi di gioco, il processo di riorganizzazione attorno a Pirlo è in fase avanzata e negli obiettivi non ci sarà alcuna rilassatezza, per precedere i campioni si dovrà essere ancora più campioni. Le milanesi hanno risposto in coerenza con il loro Dna: la creatività leggera del Milan, l'inesorabile solidità dell'Inter.
Dopo una serie di tappe pianeggianti o con asperità lievi, stavolta Pioli doveva pedalare in salita. O meglio, avrebbe dovuto: il gol lampo di Leao - preparato a tavolino, testimonianza di studio degli avversari - ha spianato le colline del Sassuolo, inaugurando un primo tempo magistrale e divertente cui il portentoso Theo Hernandez ha aggiunto la sua potenza da fuoribordo. La ripresa è stata differente, una difesa via via più affannosa, in costante apnea dopo l'ingresso dello slalomista Boga. Ma il margine costruito nel bel primo tempo è stato sufficiente, a riprova di una legge del calcio moderno che la compressione del calendario ha riscritto in maiuscolo: quando sei martello devi segnare tutti i gol che puoi, perché dentro alla stessa partita arriverà il segmento in cui subirai come un'incudine.

Il rallentamento col Parma e la brusca frenata col Genoa avevano trasformato la gara col Sassuolo nell'ennesimo test sulle ambizioni del Milan. Fa un po' ridere, perché in quest'anno così diverso e imprevedibile si è diffusa l'abitudine a stilare giudizi universali ogni tre giorni, a sostenere tutto e il suo contrario nel giro di una settimana. Il Milan non è la squadra più forte - almeno Juve e Inter come organico le stanno sopra - e dunque non è costretto a vincere lo scudetto, ma non si vede perché dovrebbe autolimitare il proprio cielo. Ci pensino gli avversari a riportarlo sulla terra. Più interessante il discorso sull'opportunità o meno di fare qualcosa sul mercato, perché toccare l'armonia di un gruppo che rientra da ogni trasferta in un clima da discoteca potrebbe essere pericoloso.

L'Inter ha un passo differente, molto più codificato e ben fotografato dal gol dell'1-0 allo Spezia, che ha coinvolto i quattro giocatori ai quali Conte concede la "licenza di uccidere", i due esterni e le due punte: Young avvia l'azione da sinistra cercando Lukaku nel cerchio di centrocampo, il belga assorbe il lancio col petto e lo devia verso Lautaro, che a sua volta innesca la discesa vincente di Hakimi sulla destra. Una diagonale a tutto campo disegnata in pochi secondi, che ha il pregio di rovesciare il fronte senza toccare l'assetto difensivo. Uno stile di gioco che, minimizzando i rischi, consente all'Inter di fare il pieno contro le squadre chiaramente inferiori: i punti persi riguardano infatti le rivali "europee", Milan, Lazio e Atalanta (più il pari col Parma). Il Milan li ha persi contro lo stesso Parma, il Genoa e il Verona, anche. La Juve, fra l'altro, ha concesso pareggi a Benevento, Crotone e Verona. A gennaio Pirlo verrà due volte a San Siro, a chiudere il trittico degli scontri diretti fra le prime tre. Conteranno molto: ma finché l'Inter manterrà la velocità massima contro le piccole, avrà un piccolo vantaggio.
Le pretendenti al titolo sono rimaste queste? Eccola qui, la tentazione del giudizio universale. Diciamo che a un terzo di campionato, il Napoli conta già 5 sconfitte, un numero esagerato che segnala un limite: Gattuso non ha fatto neanche un punto contro Sassuolo, Milan, Inter e Lazio (oltre che Juve, ma quella è un'altra storia). Ha battuto la Roma, ieri caduta per la seconda volta (la terza è anche per lei una sconfitta giudiziaria), a Bergamo. Un ko in qualche modo "annunciato" da Fonseca, perché il crollo fisico nella ripresa dimostra che l'argomento del giorno in meno tra una gara e l'altra aveva un senso, ma che ugualmente dimostra anche in questo caso l'evidente disagio contro le grandi: la Roma non ha ancora battuto nessuna delle prime dieci. Ieri, per dire, Atalanta e Lazio ci sono riuscite quasi in scioltezza.