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Joel Obi, 29 anni 

Obi: "Quella frase razzista sulla rivolta degli schiavi. Voglio verità, non scuse"

Il giocatore del Chievo, insultato da un avversario durante la partita di Serie B con il Pisa: "Marconi riconosca di aver sbagliato. Arbitro e assistente dicono di non aver sentito: è impossibile. Noi atleti dovremmo dare l’esempio. La mia compagna è italiana, ci è rimasta peggio di me". La procura della Federcalcio ha aperto un fascicolo
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"La rivolta degli schiavi". Questo si è sentito dire il nigeriano Joel Obi dall'italiano Michele Marconi. Il primo gioca nel Chievo, il secondo nel Pisa, dove martedì sera in Serie B è accaduto l'incredibile episodio. Nel 2020, quasi 2021. Il club nerazzurro in una nota ha smentito che la frase sia stata pronunciata. La Procura federale ha aperto un fascicolo e oggi ascolterà in videoconferenza Obi, il suo compagno Garritano, il team manager Pacione e il segretario generale Busala. 

Obi, cos'è successo in campo? Non ha pensato di far fermare la gara? Perché nell'intervallo non siete rimasti negli spogliatoi?
"A mente fredda, credo che sarebbe stato giusto perché è successa una cosa gravissima, infamante. Ma sul momento volevo dimostrarmi più forte, non dargli soddisfazione. Volevo dimostrare di valere più di quella frase".

Nessuno ha ammesso di avere sentito: come lo spiega…
"La rivolta degli schiavi". Questo si è sentito dire il nigeriano Joel Obi dall'italiano Michele Marconi. Il primo gioca nel Chievo, il secondo nel Pisa, dove martedì sera in Serie B è accaduto l'incredibile episodio. Nel 2020, quasi 2021. Il club nerazzurro in una nota ha smentito che la frase sia stata pronunciata. La Procura federale ha aperto un fascicolo e oggi ascolterà in videoconferenza Obi, il suo compagno Garritano, il team manager Pacione e il segretario generale Busala. 

Obi, cos'è successo in campo? Non ha pensato di far fermare la gara? Perché nell'intervallo non siete rimasti negli spogliatoi?
"A mente fredda, credo che sarebbe stato giusto perché è successa una cosa gravissima, infamante. Ma sul momento volevo dimostrarmi più forte, non dargli soddisfazione. Volevo dimostrare di valere più di quella frase".

Nessuno ha ammesso di avere sentito: come lo spiega?
"L'assistente era a un passo e l'arbitro davanti: non me lo spiego. Nella nostra panchina hanno sentito tutti, quella del Pisa era più lontana. Non voglio far polemica: ma come fanno a dire di non aver sentito?".

Michele Marconi ha ammesso o negato?
"Qualche mio compagno lo conosce, sono andati a chiedergli, lui ha risposto che non si era riferito a me ma a tutto il Chievo. Insomma, la frase l'ha confermata. Poi ha detto di volermi spiegare, di volermi chiedere scusa".

E lei cos'ha risposto?
"Gli ho detto vai a cagare, non parlo con un razzista".

Come giudica il suo avversario?
"Gioco da tanti anni e una cosa simile non mi era mai successa. Purtroppo al mondo c'è ancora gente così, anche se non sono la maggioranza. Però, far finta di niente è sbagliato".

Cos'è successo nell'intervallo?
"I compagni e l'allenatore mi hanno detto di stare tranquillo e non prendermela, il team manager e il direttore mi hanno spiegato che ci avrebbero pensato loro. Infatti hanno preparato un comunicato che ritengo molto giusto e necessario".

Ne ha scritto uno anche il Pisa.
"Quello è ancora peggio della frase razzista, perché adesso vorrebbero farmi passare per bugiardo. E questo non lo accetto".

Qual è stato il suo stato d'animo nel resto della gara?
"La frase non ha smesso di girarmi in testa. Dopo di che, noi volevamo solo vincere e purtroppo non ci siamo riusciti. Comunque, la mia testa quella frase non l'ha accettata".
Come ha reagito la sua famiglia?
"La mia compagna Anita è italiana e ci è rimasta peggio di me. Mi conosce, sa che certe cose mi feriscono anche se io sono una persona di poche parole, esterno poco ciò che ho dentro".

Pensa che l'Italia sia un Paese razzista?
"Sinceramente no, ma i razzisti esistono. Mi amareggia dirlo. C'è tutto un mondo che si sforza di cambiare e si batte per l'uguaglianza, il rispetto e la pari dignità, e poi guarda che roba. Abbiamo figli, tanti ragazzini ci guardano e ci considerano degli idoli, dei modelli. Noi atleti dovremmo dare l'esempio, dovremmo essere la parte migliore. Purtroppo non sempre è così".

Non le sembra assurdo che si debba ancora parlare di certe cose?
"Lo giudico vergognoso, inaccettabile".

Lei ha avuto altre esperienze di razzismo?
"Ogni tanto, qualche rumore strano che si alza dalle gradinate lo senti, qualche "buuu", ma nessun avversario mi aveva mai detto una cosa simile".

Accetterebbe le scuse di Marconi?
"Posso accettare soltanto che dica la verità, che poi si scusi o non si scusi non conta. Si va avanti e la vita continua, ma lui deve ammettere di avere pronunciato quella frase. Ha sbagliato, lo riconosca. Mi basta".