Samir Handanovic è stato per molto tempo il portiere eccellente di un'Inter mediocre, l'uomo chiamato a conservare ciò che Mauro Icardi riusciva a produrre lì davanti. Grandi sforzi per (non sempre) un posto in Europa League, perché di Champions non era il caso di parlare, almeno fino a quando l'Uefa non ha allargato la rappresentanza italiana a quattro squadre. Handanovic è diventato così una specie di totem dimenticato, perché i sesti posti non si festeggiano neanche se porti nomi meno nobili dell'Inter. Il limbo di modestia è durato così a lungo che la progressiva risalita del club, già avvertita con Spalletti e divenuta impetuosa in queste due stagioni di Conte, si è incrociata con i primi segnali di invecchiamento di Samir: non tanto un paio di papere - quelle capitano a tutte le età - quanto qualche pallone battezzato imprendibile troppo presto. Nulla di tragico, ma la sensazione …
Samir Handanovic è stato per molto tempo il portiere eccellente di un'Inter mediocre, l'uomo chiamato a conservare ciò che Mauro Icardi riusciva a produrre lì davanti. Grandi sforzi per (non sempre) un posto in Europa League, perché di Champions non era il caso di parlare, almeno fino a quando l'Uefa non ha allargato la rappresentanza italiana a quattro squadre. Handanovic è diventato così una specie di totem dimenticato, perché i sesti posti non si festeggiano neanche se porti nomi meno nobili dell'Inter. Il limbo di modestia è durato così a lungo che la progressiva risalita del club, già avvertita con Spalletti e divenuta impetuosa in queste due stagioni di Conte, si è incrociata con i primi segnali di invecchiamento di Samir: non tanto un paio di papere - quelle capitano a tutte le età - quanto qualche pallone battezzato imprendibile troppo presto. Nulla di tragico, ma la sensazione che a 36 anni il portiere avesse perso il suo status di punto di forza; nei critici più accesi, fosse divenuto la debolezza di un'Inter altrimenti da scudetto. Non un'ironia della sorte, ma un sarcasmo che Handanovic ha respinto tre volte, con altrettante prodezze, nel cuore della partita che ha una discreta probabilità di rivelarsi alla fine il match chiave di questo campionato.
La sottolineatura sul portiere, decisivo per 10 minuti in un derby che l'Inter ha stravinto negli altri 80, arricchisce di un contenuto umano - cosa sarebbe lo sport senza? - un contesto tecnico giunto probabilmente a compimento. L'Inter ha allungato con decisione vincendo il quarto scontro diretto degli ultimi due mesi (Napoli, Juve, Lazio e Milan), ora ha 4 punti di margine su un Milan in frenata non più controllata - 4 sconfitte nello stesso periodo - almeno 5 sulla Juve, 9 sulla Roma: il tutto all'inizio del lungo muro finale che per lei avrà il ritmo filante di un gigante, ovvero una partita alla settimana, mentre le altre vivranno come un frenetico slalom, in campo ogni tre giorni, fino a quando sopravviveranno in Europa. La collezione di carte vincenti prosegue con la coppia di attaccanti migliore della A assieme a Muriel-Zapata - ma questa è un'altra (magnifica) storia - e la seconda difesa del torneo (un gol subìto nelle ultime 6 partite). Infine, la mossa del cavallo di Antonio Conte: costretto dalla scomparsa della proprietà - non della società, ma proprio di Suning - a cavarsela con quel che c'era in dispensa, è tornato sui suoi passi valorizzando il giocatore più tecnico della rosa, Christian Eriksen, che a sua volta ha risposto all'ultima chiamata con un atteggiamento finalmente coinvolto. L'ottima prestazione lascia immaginare ulteriori potenziali di gioco: non a caso l'Inter ha aggredito il Milan per buona parte del primo tempo, sfruttando la partenza dal basso (2-0) e il contropiede (3-0) nella ripresa. Detto che anche Perisic ha tirato fuori la prestazione dell'anno, ne consegue che Conte ha allargato a 15/16 elementi il suo commando. Con una gara alla settimana, il numero ideale: e dunque il campionato ha ufficialmente una favorita.
Il Milan aveva raggiunto lo status di candidata, giusta ricompensa per chi continua ad avere un vantaggio di 17 punti, 20 gol segnati e 3 subiti sull'anno scorso: numeri che vanno usati come chiodi ai quali aggrapparsi per restare in parete, e non precipitare oltre quel quarto posto che darà alle prime sette il segno della stagione (a Juve e Inter si chiedeva e si chiede di più, ovviamente). Il pari della Roma a Benevento - primi punti persi con una squadra della classifica bassa - toglie peso allo scontro diretto di domenica, ma è evidente che Pioli deve interrompere una deriva. Psicologica, prima che tecnica: il Milan pensava di aver aggiunto molto col mercato di gennaio, ma per ora quel molto è zero. Non deve pensarci, perché anche le piccole delusioni costano energia.
Dietro, Lazio e Atalanta continuano la loro corsa in tandem in Italia e in Europa. Sono squadre di qualità che si presentano in discreta forma all'appuntamento più gustoso della loro storia, un'eliminatoria di Champions contro i club più famosi d'Europa. La prima raccomandazione è quella di godersi le serate, perché il solo fatto di affrontare Bayern e Real Madrid con così tanto in palio è una medaglia. Il secondo consiglio è quello di darci dentro con passione e astuzia, perché qualche scricchiolio - le assenze, gli impegni, qualche ruggine - si avverte anche in quelle corazzate. Sono favorite, certo, nessuno lo nega. Però.
La sottolineatura sul portiere, decisivo per 10 minuti in un derby che l'Inter ha stravinto negli altri 80, arricchisce di un contenuto umano - cosa sarebbe lo sport senza? - un contesto tecnico giunto probabilmente a compimento. L'Inter ha allungato con decisione vincendo il quarto scontro diretto degli ultimi due mesi (Napoli, Juve, Lazio e Milan), ora ha 4 punti di margine su un Milan in frenata non più controllata - 4 sconfitte nello stesso periodo - almeno 5 sulla Juve, 9 sulla Roma: il tutto all'inizio del lungo muro finale che per lei avrà il ritmo filante di un gigante, ovvero una partita alla settimana, mentre le altre vivranno come un frenetico slalom, in campo ogni tre giorni, fino a quando sopravviveranno in Europa. La collezione di carte vincenti prosegue con la coppia di attaccanti migliore della A assieme a Muriel-Zapata - ma questa è un'altra (magnifica) storia - e la seconda difesa del torneo (un gol subìto nelle ultime 6 partite). Infine, la mossa del cavallo di Antonio Conte: costretto dalla scomparsa della proprietà - non della società, ma proprio di Suning - a cavarsela con quel che c'era in dispensa, è tornato sui suoi passi valorizzando il giocatore più tecnico della rosa, Christian Eriksen, che a sua volta ha risposto all'ultima chiamata con un atteggiamento finalmente coinvolto. L'ottima prestazione lascia immaginare ulteriori potenziali di gioco: non a caso l'Inter ha aggredito il Milan per buona parte del primo tempo, sfruttando la partenza dal basso (2-0) e il contropiede (3-0) nella ripresa. Detto che anche Perisic ha tirato fuori la prestazione dell'anno, ne consegue che Conte ha allargato a 15/16 elementi il suo commando. Con una gara alla settimana, il numero ideale: e dunque il campionato ha ufficialmente una favorita.
Il Milan aveva raggiunto lo status di candidata, giusta ricompensa per chi continua ad avere un vantaggio di 17 punti, 20 gol segnati e 3 subiti sull'anno scorso: numeri che vanno usati come chiodi ai quali aggrapparsi per restare in parete, e non precipitare oltre quel quarto posto che darà alle prime sette il segno della stagione (a Juve e Inter si chiedeva e si chiede di più, ovviamente). Il pari della Roma a Benevento - primi punti persi con una squadra della classifica bassa - toglie peso allo scontro diretto di domenica, ma è evidente che Pioli deve interrompere una deriva. Psicologica, prima che tecnica: il Milan pensava di aver aggiunto molto col mercato di gennaio, ma per ora quel molto è zero. Non deve pensarci, perché anche le piccole delusioni costano energia.
Dietro, Lazio e Atalanta continuano la loro corsa in tandem in Italia e in Europa. Sono squadre di qualità che si presentano in discreta forma all'appuntamento più gustoso della loro storia, un'eliminatoria di Champions contro i club più famosi d'Europa. La prima raccomandazione è quella di godersi le serate, perché il solo fatto di affrontare Bayern e Real Madrid con così tanto in palio è una medaglia. Il secondo consiglio è quello di darci dentro con passione e astuzia, perché qualche scricchiolio - le assenze, gli impegni, qualche ruggine - si avverte anche in quelle corazzate. Sono favorite, certo, nessuno lo nega. Però.