✕
(agf)

Pioli come Al Pacino: spinge gli uomini oltre il limite

Ascolta l'audio

Il punto sulla giornata di Serie A
2 minuti di lettura
Nel famoso discorso nello spogliatoio di Ogni maledetta domenica, Al Pacino dice alla squadra che la differenza tra vittoria e sconfitta è una questione di centimetri, e che durante una partita quei centimetri si possono trovare dovunque, in ogni zona del campo, in ogni situazione di gioco. Se volessimo traslare nel calcio il senso di quel bellissimo monologo, si potrebbe dire che una squadra ambiziosa trova i gol che le servono da qualsiasi dei suoi giocatori, compresi i meno impiegati, i meno attesi, i meno citati. In casa del temibile Verona di questi tempi il Milan ha vinto grazie a una punizione euclidea di Rade Krunic — uno che fin qui ha messo assieme in campionato 16 presenze, ma quasi tutte di 5’ o 10’ — e a un gioco di gambe di Diogo Dalot chiuso da una gran palla nel sette, un gol stupendo che dal tuo terzino di riserva non ti aspetteresti. Ed è questo il segreto che continua a spingere il Milan oltre limiti che sono soprattutto nei nos…
Nel famoso discorso nello spogliatoio di Ogni maledetta domenica, Al Pacino dice alla squadra che la differenza tra vittoria e sconfitta è una questione di centimetri, e che durante una partita quei centimetri si possono trovare dovunque, in ogni zona del campo, in ogni situazione di gioco. Se volessimo traslare nel calcio il senso di quel bellissimo monologo, si potrebbe dire che una squadra ambiziosa trova i gol che le servono da qualsiasi dei suoi giocatori, compresi i meno impiegati, i meno attesi, i meno citati. In casa del temibile Verona di questi tempi il Milan ha vinto grazie a una punizione euclidea di Rade Krunic — uno che fin qui ha messo assieme in campionato 16 presenze, ma quasi tutte di 5’ o 10’ — e a un gioco di gambe di Diogo Dalot chiuso da una gran palla nel sette, un gol stupendo che dal tuo terzino di riserva non ti aspetteresti. Ed è questo il segreto che continua a spingere il Milan oltre limiti che sono soprattutto nei nostri occhi di osservatori: la capacità di tirar fuori prestazioni ad alto voltaggio nel giorno in cui sarebbe più logico un black-out. A Verona mancavano tutti i mammasantissima (o quasi)? Non se ne è accorto nessuno. In una settimana complicata Pioli ha raccolto 7 punti su 9 — uno solo fortunato, quello con l’Udinese — ha dribblato in agilità la mina di Ibra a Sanremo, ha tenuto la scia dell’Inter, stasera vedremo a quale distanza. Ma soprattutto si è guadagnato il diritto di tifare per l’Atalanta, che pure è una concorrente per i posti Champions, perché una sottile fettina di pronostico scudetto continua ad appartenergli. 
La Juventus partiva da premesse diverse — a settembre la sua fetta era ben più grossa — ma fra ritardi, infortuni ed errori era arrivata anche lei a un bivio, la cui rischiosità era amplificata dalla decisione di mandare Ronaldo in panchina. Serve fresco domani in Champions, il Porto sarà un rivale irriducibile e un’altra uscita agli ottavi sarebbe un disastro innanzitutto dal punto di vista economico (quello che in genere si porta dietro gli altri). Contro la Lazio se la cavassero gli altri superstiti da infortuni e virus. Beh, se la sono cavata, e pure bene, risalendo la corrente di un cattivo inizio e uscendo alla distanza grazie ai due acquisti dell’anno, Chiesa e Morata. Anche questo, come quello del Milan, è un risultato che nello scontro diretto di San Siro accenderà l’Atalanta e caricherà di pressione l’Inter. Che si è guadagnata una gara di margine — questo va detto — ma non se la vorrebbe giocare così presto. 
La corsa scudetto continua a intrecciarsi a quella Champions, a oggi soltanto l’Inter può dirsi ragionevolmente tranquilla della qualificazione. Dietro a Milan e Juve, e in attesa di conoscere la posizione esatta dell’Atalanta, continua la marcia leggera della Roma e quella più pesante del Napoli, che col il gol di ieri ha però ritrovato Osimhen, seconda “assenza” più grave del torneo dopo quella di Dybala. È una zona di classifica piena di vuoti — le gare da recuperare — il che sottrae punti d’appoggio a giudizi già friabili per la natura (speriamo) irripetibile della stagione: è chiaro, comunque, che la sberla presa dal Bayern ha bloccato la Lazio. 
Fra derby e scontri diretti è stato un week-end importante in tutta Europa, l’ideale introduzione alla ripresa delle coppe. Der Klassiker in Germania, la partita fra Bayern e Borussia Dortmund, ha celebrato una volta di più la serafica grandezza dei campioni continentali, sotto 2-0 dopo 9’ per i colpi del terribile Haaland ma capaci, da lì in poi, di impostare la gara come una “crono”, recuperandola già all’intervallo e vincendola nel finale con una tripletta di Lewandowski, orgogliosamente determinato a non soccombere nel duello col suo giovane erede. A Manchester il City ha interrotto la serie di 21 vittorie consecutive subendo due belle ripartenze dello United: poco male in chiave Premier, dove il vantaggio resta ampio, e un buon avviso per il Milan, atteso giovedì a Old Trafford. Atletico-Real è stato un derby di Madrid bellissimo, griffato da due raffinate realizzazioni di Suarez e Benzema: avrebbe meritato la squadra di Simeone, che in molte occasioni ha risparmiato la difesa improvvisata di Zidane. Liga ancora aperta comunque, anche al Barcellona che da ieri ha un nuovo “vecchio” presidente in Joan Laporta. L’acquisto di cui da anni aveva un gran bisogno.