La Juventus ha reagito al fallimento europeo come una belva ferita. Tre gol in mezz’ora al Cagliari, Ronaldo talmente indemoniato da sfiorare l’espulsione per eccesso di foga, Chiesa ancora devastante, impressione che l’intero ambiente, oltre a ribellarsi alle critiche — il che è normale, nessuno ama le critiche — si sia dato la missione di non lasciare più punti per strada. Un proposito impegnativo, ma ineludibile se pensi ancora di poter raggiungere l’Inter. Dal Torino al Torino, la squadra di Antonio Conte ha raccolto 53 punti su 60: un ritmo paragonabile a quello della sua Juve-record, e dunque Andrea Pirlo può solo replicarlo fidando nello scontro diretto e in qualche altro passaggio a vuoto della capolista. En passant, e pur riconoscendo che il Cagliari si è suicidato dando campo e quindi ossigeno a un incendio che non vedeva l’ora di divampare, è difficile capire perché la Juve nei due match col…
La Juventus ha reagito al fallimento europeo come una belva ferita. Tre gol in mezz’ora al Cagliari, Ronaldo talmente indemoniato da sfiorare l’espulsione per eccesso di foga, Chiesa ancora devastante, impressione che l’intero ambiente, oltre a ribellarsi alle critiche — il che è normale, nessuno ama le critiche — si sia dato la missione di non lasciare più punti per strada. Un proposito impegnativo, ma ineludibile se pensi ancora di poter raggiungere l’Inter. Dal Torino al Torino, la squadra di Antonio Conte ha raccolto 53 punti su 60: un ritmo paragonabile a quello della sua Juve-record, e dunque Andrea Pirlo può solo replicarlo fidando nello scontro diretto e in qualche altro passaggio a vuoto della capolista. En passant, e pur riconoscendo che il Cagliari si è suicidato dando campo e quindi ossigeno a un incendio che non vedeva l’ora di divampare, è difficile capire perché la Juve nei due match col Porto non sia scesa in campo animata da questa furia. Ieri Ronaldo era così determinato da aiutare addirittura i compagni nel primo pressing, correndo a tutti polmoni anche senza palla. Okay, difendendo bassa la squadra di Conceiçao avrebbe creato altri problemi: ma un approccio così feroce non c’è minimamente stato, e sì che sappiamo quanto la Champions fosse l’obiettivo prioritario.
A 11 tappe dalla fine, l’Inter è riuscita per la seconda volta a non pagare dazio malgrado la gara si fosse complicata. Mantiene così intatti i suoi jolly mentre la distanza dal traguardo si riduce, ma deve porsi alcune domande. Successi come questo sul Torino, ottenuto grazie a un’autentica prodezza di Lautaro, vengono festeggiati declamando il luogo comune “sono le vittorie ottenute giocando male a portare lo scudetto”: teoria non sbagliata, ma a patto che gare così non diventino la regola. La scorsa settimana Conte ha dimostrato grande umiltà contro l’Atalanta: consapevole che in certe serate l’orchestra di Gasperini sia difficilmente resistibile, ha arretrato l’Inter pensando a non prenderle, in attesa che un episodio offensivo gli permettesse di ritirare i tre punti. Non era scritto che accadesse, e anche il pari sarebbe stato un jolly perduto: un gioco d’azzardo che il gol di Skriniar ha reso produttivo. Contro il Torino, invece, non c’è stata nessuna scelta: l’Inter ha fatto la partita dominante che doveva, ma l’ha fatta male, girando la palla lenta e infrangendosi contro le due linee difensive del Torino, passando avanti grazie a un’ingenuità di Izzo ma lasciandosi subito raggiungere. E dopo il colpo di Lautaro, ha corso altri rischi. Sono segni di affaticamento comprensibili dopo una corsa di otto vittorie consecutive, da soli non basterebbero a far suonare l’allarme, non dopo che la sconfitta del Milan ha scavato un fossato di nove lunghezze tra prima e seconda. Ma c’è ancora la Juve ferita, che l’Inter deve pensare a sette punti e con lo scontro diretto alla penultima. Conte lo sa benissimo. Uno dei suoi meriti è stato quello di allargare una rosa ristretta con i recuperi alla causa di gente come Eriksen: il passo ulteriore sarebbe convincerlo a prendersi maggiori responsabilità, perché il suo gioco di prima è illuminante ma ancora troppo limitato. L’Eriksen del Tottenham si poneva su linee di passaggio libere per ricevere, questo resta ancora “nascosto” dietro gli avversari.
Il ko con il Napoli ha chiuso il lungo flirt tra il Milan e lo scudetto: il derby di ritorno si è già giocato, e senza uno scontro diretto la distanza è diventata troppa. Il verdetto, nell’aria dalla sconfitta contro lo Spezia, arriva in coda a una lista di assenze impressionante, a partire da quella di Ibrahimovic visto che Leao continua a essere la delusione del girone di ritorno: anche ieri, dentro a un quadro tattico controllato dal Napoli, ha avuto grosse occasioni prima e dopo il gol di Politano. Dopo un’andata sfavillante, ci si aspettava molto di più. La posta in palio diventa adesso il posto in Champions, e qui il margine resta buono dopo la sconfitta della Roma: per inciso, non c’è nulla di casuale nel fatto che le due squadre di Europa League abbiano pagato pegno in campionato. Il Napoli ritorna in ballo con una delle migliori prestazioni stagionali, la Lazio resta appesa al vagone di coda con il gol di Caicedo, in questo momento la quarta è l’Atalanta. Ma non disturbatela, che ha cose più importanti alle quali pensare.
A 11 tappe dalla fine, l’Inter è riuscita per la seconda volta a non pagare dazio malgrado la gara si fosse complicata. Mantiene così intatti i suoi jolly mentre la distanza dal traguardo si riduce, ma deve porsi alcune domande. Successi come questo sul Torino, ottenuto grazie a un’autentica prodezza di Lautaro, vengono festeggiati declamando il luogo comune “sono le vittorie ottenute giocando male a portare lo scudetto”: teoria non sbagliata, ma a patto che gare così non diventino la regola. La scorsa settimana Conte ha dimostrato grande umiltà contro l’Atalanta: consapevole che in certe serate l’orchestra di Gasperini sia difficilmente resistibile, ha arretrato l’Inter pensando a non prenderle, in attesa che un episodio offensivo gli permettesse di ritirare i tre punti. Non era scritto che accadesse, e anche il pari sarebbe stato un jolly perduto: un gioco d’azzardo che il gol di Skriniar ha reso produttivo. Contro il Torino, invece, non c’è stata nessuna scelta: l’Inter ha fatto la partita dominante che doveva, ma l’ha fatta male, girando la palla lenta e infrangendosi contro le due linee difensive del Torino, passando avanti grazie a un’ingenuità di Izzo ma lasciandosi subito raggiungere. E dopo il colpo di Lautaro, ha corso altri rischi. Sono segni di affaticamento comprensibili dopo una corsa di otto vittorie consecutive, da soli non basterebbero a far suonare l’allarme, non dopo che la sconfitta del Milan ha scavato un fossato di nove lunghezze tra prima e seconda. Ma c’è ancora la Juve ferita, che l’Inter deve pensare a sette punti e con lo scontro diretto alla penultima. Conte lo sa benissimo. Uno dei suoi meriti è stato quello di allargare una rosa ristretta con i recuperi alla causa di gente come Eriksen: il passo ulteriore sarebbe convincerlo a prendersi maggiori responsabilità, perché il suo gioco di prima è illuminante ma ancora troppo limitato. L’Eriksen del Tottenham si poneva su linee di passaggio libere per ricevere, questo resta ancora “nascosto” dietro gli avversari.
Il ko con il Napoli ha chiuso il lungo flirt tra il Milan e lo scudetto: il derby di ritorno si è già giocato, e senza uno scontro diretto la distanza è diventata troppa. Il verdetto, nell’aria dalla sconfitta contro lo Spezia, arriva in coda a una lista di assenze impressionante, a partire da quella di Ibrahimovic visto che Leao continua a essere la delusione del girone di ritorno: anche ieri, dentro a un quadro tattico controllato dal Napoli, ha avuto grosse occasioni prima e dopo il gol di Politano. Dopo un’andata sfavillante, ci si aspettava molto di più. La posta in palio diventa adesso il posto in Champions, e qui il margine resta buono dopo la sconfitta della Roma: per inciso, non c’è nulla di casuale nel fatto che le due squadre di Europa League abbiano pagato pegno in campionato. Il Napoli ritorna in ballo con una delle migliori prestazioni stagionali, la Lazio resta appesa al vagone di coda con il gol di Caicedo, in questo momento la quarta è l’Atalanta. Ma non disturbatela, che ha cose più importanti alle quali pensare.