Una curiosità che probabilmente resterà tale è cosa pensi Cristiano Ronaldo - e cosa i suoi compagni, e cosa Andrea Pirlo - nel momento in cui l'arbitro fischia una punizione per la Juve nei dintorni dell'area avversaria. Nei suoi tre anni italiani il portoghese ne ha tirate 72 realizzandone una; in termini percentuali, quando va a calciare le possibilità che vada a segno sono l'1.39%. Eppure non c'è tiro franco che non gli appartenga, situazione grottesca per un simile fuoriclasse - che non ha certo bisogno di dimostrare la sua bravura in un fondamentale chiaramente perduto - e ormai anche per chi la Juve deve gestire. Vien da pensare che nel suo contratto ci sia una clausola specifica, perché non è possibile che in tre anni nessuno glielo abbia fatto notare. Un altro campione dall'ego ingombrante, Zlatan Ibrahimovic, dopo aver sbagliato qualche rigore di troppo si è rassegnato a lasciare l'incombenza a F…
Una curiosità che probabilmente resterà tale è cosa pensi Cristiano Ronaldo - e cosa i suoi compagni, e cosa Andrea Pirlo - nel momento in cui l'arbitro fischia una punizione per la Juve nei dintorni dell'area avversaria. Nei suoi tre anni italiani il portoghese ne ha tirate 72 realizzandone una; in termini percentuali, quando va a calciare le possibilità che vada a segno sono l'1.39%. Eppure non c'è tiro franco che non gli appartenga, situazione grottesca per un simile fuoriclasse - che non ha certo bisogno di dimostrare la sua bravura in un fondamentale chiaramente perduto - e ormai anche per chi la Juve deve gestire. Vien da pensare che nel suo contratto ci sia una clausola specifica, perché non è possibile che in tre anni nessuno glielo abbia fatto notare. Un altro campione dall'ego ingombrante, Zlatan Ibrahimovic, dopo aver sbagliato qualche rigore di troppo si è rassegnato a lasciare l'incombenza a Franck Kessié, e il Milan ne ha guadagnato in punti sonanti. Ronaldo insiste e Pirlo, che in materia è stato un cecchino di commovente bravura, in silenzio mastica amaro. Perché? D'accordo che Pjanic è stato ceduto e Dybala non è mai disponibile, ma anche quando c'erano gli specialisti il monopolio di Cristiano era pressoché intangibile. Naturalmente la Juve avrebbe potuto e dovuto battere il bravissimo Benevento malgrado quest'handicap, ma dopo una settimana a leggere le tabelle della possibile rimonta sull'Inter la squadra ha nuovamente smarrito l'antica ferocia. Le dure critiche per il flop col Porto avevano stimolato un primo tempo di fuoco col Cagliari, della squadra e di Ronaldo. Sbollita l'ira, la Juve è ricaduta nei vizi che Pirlo non riesce a toglierle: ha dato per scontato che prima o poi un gol sarebbe arrivato, e l'ha atteso pigramente. Quando si è resa conto che da solo non arrivava - e uno anzi l'aveva subito - si è fatta prendere dalla frenesia, come chi non ha sentito la sveglia e, cercando di rimontare il ritardo, ne accumula di ulteriore.
È probabile che la sconfitta di ieri abbia avviato i titoli di coda sulla corsa scudetto. Non soltanto i dieci punti tra Inter e Juve sono diventati reali - nel senso che il rinvio della gara col Sassuolo ha riallineato le due squadre nel numero di partite - ma il rispetto che sempre si deve a chi è stato capace di vincere nove campionati di fila viene ormai picconato dalla speditezza di altre squadre. Di più. Il famoso recupero col Napoli, che ha reso a lungo indecifrabile il cammino delle due squadre, vale oggi più per la Champions, perché dopo il sacco di San Siro (Milan) e dell'Olimpico (Roma) Gattuso cercherà il terzo colpo a Torino per scavalcare la Juve, e a quel punto ogni scenario diventerebbe realistico. Lasciando l'Inter sulla sua nuvola - 24 punti nel girone di ritorno, cinque più di qualsiasi altra - una volta recuperati gli infortunati il Napoli ha cambiato marcia e preso velocità, diventando bello e spietato e restituendo Gattuso allo status di tecnico in crescita: non sa ancora tutto, ma è un giovane allenatore e non un vecchio campione alle prese con un nuovo lavoro. Dentro a un paesaggio ancora condizionato dai recuperi, il turno si salda alla chiusura degli ottavi delle coppe: è sopravvissuta soltanto la Roma, che però in campionato sta scivolando in fondo al treno delle sette (la Lazio è dietro, ma ha una gara in meno e viaggia nuovamente forte: vincere a Udine non è banale). La tentazione di puntare la Champions attraverso l'Europa League è nelle cose, mentre l'ennesima sconfitta in uno scontro diretto suona come una sentenza sulla (mancanza di) personalità della rosa: mai nessuno che sappia raddrizzare la situazione. Con Napoli e Juve, la terza ad avere raccolto 19 punti nel ritorno è l'Atalanta, disarmante per la facilità con la quale ha vinto a Verona. Chi si illudeva che fosse depressa dopo Madrid sta rifacendo i conti. Tra gli illusi non c'era il Milan, che alla terza vittoria esterna di grande significato: Firenze dopo Roma giallorossa e Verona - ha chiarito una volta di più il suo spessore. Il recupero di Ibra (e nel finale di Bennacer) aiuta a pensare che il peggio sia passato: il Milan è quinto nella classifica del ritorno - 16 punti - ma il fieno messo in cascina all'andata vale ancora un discreto margine. In attesa che Ibra firmi lo scontato rinnovo per la Champions, ieri abbiamo visto un ragazzo che, imparando all'ombra del totem svedese, potrebbe diventare qualcuno: si chiama Gaich, e forse ha già segnato un gol-scudetto.
È probabile che la sconfitta di ieri abbia avviato i titoli di coda sulla corsa scudetto. Non soltanto i dieci punti tra Inter e Juve sono diventati reali - nel senso che il rinvio della gara col Sassuolo ha riallineato le due squadre nel numero di partite - ma il rispetto che sempre si deve a chi è stato capace di vincere nove campionati di fila viene ormai picconato dalla speditezza di altre squadre. Di più. Il famoso recupero col Napoli, che ha reso a lungo indecifrabile il cammino delle due squadre, vale oggi più per la Champions, perché dopo il sacco di San Siro (Milan) e dell'Olimpico (Roma) Gattuso cercherà il terzo colpo a Torino per scavalcare la Juve, e a quel punto ogni scenario diventerebbe realistico. Lasciando l'Inter sulla sua nuvola - 24 punti nel girone di ritorno, cinque più di qualsiasi altra - una volta recuperati gli infortunati il Napoli ha cambiato marcia e preso velocità, diventando bello e spietato e restituendo Gattuso allo status di tecnico in crescita: non sa ancora tutto, ma è un giovane allenatore e non un vecchio campione alle prese con un nuovo lavoro. Dentro a un paesaggio ancora condizionato dai recuperi, il turno si salda alla chiusura degli ottavi delle coppe: è sopravvissuta soltanto la Roma, che però in campionato sta scivolando in fondo al treno delle sette (la Lazio è dietro, ma ha una gara in meno e viaggia nuovamente forte: vincere a Udine non è banale). La tentazione di puntare la Champions attraverso l'Europa League è nelle cose, mentre l'ennesima sconfitta in uno scontro diretto suona come una sentenza sulla (mancanza di) personalità della rosa: mai nessuno che sappia raddrizzare la situazione. Con Napoli e Juve, la terza ad avere raccolto 19 punti nel ritorno è l'Atalanta, disarmante per la facilità con la quale ha vinto a Verona. Chi si illudeva che fosse depressa dopo Madrid sta rifacendo i conti. Tra gli illusi non c'era il Milan, che alla terza vittoria esterna di grande significato: Firenze dopo Roma giallorossa e Verona - ha chiarito una volta di più il suo spessore. Il recupero di Ibra (e nel finale di Bennacer) aiuta a pensare che il peggio sia passato: il Milan è quinto nella classifica del ritorno - 16 punti - ma il fieno messo in cascina all'andata vale ancora un discreto margine. In attesa che Ibra firmi lo scontato rinnovo per la Champions, ieri abbiamo visto un ragazzo che, imparando all'ombra del totem svedese, potrebbe diventare qualcuno: si chiama Gaich, e forse ha già segnato un gol-scudetto.