Giorgio Minisini re del sincro: "Ho battuto le donne e i pregiudizi"
di Paolo Rossi , di Paolo RossiPer la prima volta un uomo ha vinto il titolo italiano nella specialità del singolo. L'impresa è dell'atleta romano venticinquenne: "Fin da bambino ho sempre dovuto dimostrare di avere un senso, di non essere un fenomeno da baraccone"
L'avrebbe applaudito anche Esther Williams, sì. Come tutti quelli che lo hanno visto gareggiare alla piscina di Riccione, testimoni di un momento storico: un maschio campione italiano. Re nel mondo delle sincronette, Giorgio Minisini. Quel giorno è dunque arrivato. Giorgio lo aspettava da 25 anni.
Complimenti, questo è un momento simbolico della sua vita.
"Sì, ma penso anche al successo della squadra, le Fiamme Oro. Ci tengo a dirlo. Riguardo a me, cosa posso dire?".
In un giorno così? Esprimere i sentimenti.
"Se vado indietro nel tempo, ricordo di aver sempre dovuto dimostrare qualcosa. Anche riguardo alla sessualità, quand'ero bambino: ho sempre dovuto dimostrare quello che ero, sebbene fossi certo del mio essere etero".
Ma per un maschio che sceglie uno sport praticato solo da donne si immaginano gli epiteti.
"L'espressione gay per me non è un'offesa, e ne…
Complimenti, questo è un momento simbolico della sua vita.
"Sì, ma penso anche al successo della squadra, le Fiamme Oro. Ci tengo a dirlo. Riguardo a me, cosa posso dire?".
In un giorno così? Esprimere i sentimenti.
"Se vado indietro nel tempo, ricordo di aver sempre dovuto dimostrare qualcosa. Anche riguardo alla sessualità, quand'ero bambino: ho sempre dovuto dimostrare quello che ero, sebbene fossi certo del mio essere etero".
Ma per un maschio che sceglie uno sport praticato solo da donne si immaginano gli epiteti.
"L'espressione gay per me non è un'offesa, e ne…
L'avrebbe applaudito anche Esther Williams, sì. Come tutti quelli che lo hanno visto gareggiare alla piscina di Riccione, testimoni di un momento storico: un maschio campione italiano. Re nel mondo delle sincronette, Giorgio Minisini. Quel giorno è dunque arrivato. Giorgio lo aspettava da 25 anni.
Complimenti, questo è un momento simbolico della sua vita.
"Sì, ma penso anche al successo della squadra, le Fiamme Oro. Ci tengo a dirlo. Riguardo a me, cosa posso dire?".
In un giorno così? Esprimere i sentimenti.
"Se vado indietro nel tempo, ricordo di aver sempre dovuto dimostrare qualcosa. Anche riguardo alla sessualità, quand'ero bambino: ho sempre dovuto dimostrare quello che ero, sebbene fossi certo del mio essere etero".
Ma per un maschio che sceglie uno sport praticato solo da donne si immaginano gli epiteti.
"L'espressione gay per me non è un'offesa, e nemmeno una presa in giro. Io l'ho superata perché non lo ero, ma ho sempre dovuto dimostrare di - come dire - avere un senso, non essere un fenomeno da baraccone. Sempre: dimostrare di valere qualcosa, di poter dire qualcosa, di poter fare qualcosa".
Si è sempre sentito come il diverso della situazione.
"La minaccia della presa in giro faceva sì che io non mi esponessi, penso alla scuola o con gli amici, a volte anche nello sport. Attenzione, niente di così tragico, ma della sofferenza c'è stata. Superata solo quando finalmente ho capito che era una parte di me e l'ho accettata: ho cominciato a fidarmi delle persone che mi stavano intorno, e dei loro consigli e il loro bene. Ho avuto più stima di me, e questo mi ha aiutato tanto".
Certo che ha sempre mostrato grande sensibilità, vedi il progetto Filippide.
"Sì, il progetto paralimpico 2019 con le sincronette Arianna Sacripanti e Selene Mirra. Una chiamata che non si poteva rifiutare: un onore, un dovere e un piacere: un momento magico. Che mi ha fatto capire anche qualcos'altro".
Specificamente cosa?
"Se fossi nato dieci anni prima non avrei scritto questo percorso: la fortuna di essere al tempo giusto e nel momento giusto. Ne ho preso atto, a conferma delle mie certezze: sin da quando ero piccolo, tipo sette anni, pensavo che un giorno le cose sarebbero cambiate. Che la strada del sincro mi avrebbe dato quello che cercavo. Mi aiutavo con le parole della canzone di Luigi Tenco, Vedrai vedrai che un giorno cambierà, e sperato che un giorno sarei stato riconosciuto e accettato".
Oggi è quel giorno.
"Grazie al fatto che ho sempre avuto chiaro il messaggio, il tipo di sincronizzato che volevo fare. Credo che nel 2021 il tradizionale concetto di bellezza maschile e femminile sia diventato un concetto fumoso: non ho vinto perché sono diventato più femminile, e né le ragazze hanno perso perché fossero meno maschili. L'unica cosa che conta è quello che si fa in acqua".
Viene da pensare che i giudici del nuoto sincronizzato siano le persone più avanti, socialmente parlando.
"Sappiate che mio padre è giudice, mia mamma coach. Quanti litigi a casa, tra loro due, perché papà mi dava sempre i voti più bassi... ma la risposta, forse, è sì, se considerate le difficoltà".
Alla fine della fiera oggi può considerarsi, a 25 anni, uomo fatto e felice.
"Eppure gli ultimi due anni sono stati molto tosti: ho dovuto affrontare le cose che mi tenevo dentro da tanto tempo. Come dicevo, devo ringraziare la mia compagna, la mia allenatrice, la mia compagna di doppio e lo psicologo dello sport della Fin. E anche il lockdown: chiuso in casa mi ha costretto ad affrontare i miei demoni: ho riflettuto su me stesso, ho constatato di dover convivere con una parte di me che pensava certe cose, ho affrontato le mie insicurezze, un mio certo carattere disfattista che forse mi ha rovinato anche alcuni rapporti, penso a Manila Flamini".
E qual è la lezione finale? Il messaggio per gli altri?
"Riuscire a essere me stesso, intorno ho visto sorrisi. Per questo dico che se vogliamo una società più bella dobbiamo accettare di essere come siamo, indipendentemente dalle etichette. Non scegliamo dove, come e quando nascere. Ma quello che siamo, lo siamo noi. L'essere macho, la virilità dell'uomo non esiste più: ogni uomo, ogni donna, può essere il massimo semplicemente com'è, con quello che è. Nello sport e nella società. La bellezza non ha genere".
Complimenti, questo è un momento simbolico della sua vita.
"Sì, ma penso anche al successo della squadra, le Fiamme Oro. Ci tengo a dirlo. Riguardo a me, cosa posso dire?".
In un giorno così? Esprimere i sentimenti.
"Se vado indietro nel tempo, ricordo di aver sempre dovuto dimostrare qualcosa. Anche riguardo alla sessualità, quand'ero bambino: ho sempre dovuto dimostrare quello che ero, sebbene fossi certo del mio essere etero".
Ma per un maschio che sceglie uno sport praticato solo da donne si immaginano gli epiteti.
"L'espressione gay per me non è un'offesa, e nemmeno una presa in giro. Io l'ho superata perché non lo ero, ma ho sempre dovuto dimostrare di - come dire - avere un senso, non essere un fenomeno da baraccone. Sempre: dimostrare di valere qualcosa, di poter dire qualcosa, di poter fare qualcosa".
Si è sempre sentito come il diverso della situazione.
"La minaccia della presa in giro faceva sì che io non mi esponessi, penso alla scuola o con gli amici, a volte anche nello sport. Attenzione, niente di così tragico, ma della sofferenza c'è stata. Superata solo quando finalmente ho capito che era una parte di me e l'ho accettata: ho cominciato a fidarmi delle persone che mi stavano intorno, e dei loro consigli e il loro bene. Ho avuto più stima di me, e questo mi ha aiutato tanto".
Certo che ha sempre mostrato grande sensibilità, vedi il progetto Filippide.
"Sì, il progetto paralimpico 2019 con le sincronette Arianna Sacripanti e Selene Mirra. Una chiamata che non si poteva rifiutare: un onore, un dovere e un piacere: un momento magico. Che mi ha fatto capire anche qualcos'altro".
Specificamente cosa?
"Se fossi nato dieci anni prima non avrei scritto questo percorso: la fortuna di essere al tempo giusto e nel momento giusto. Ne ho preso atto, a conferma delle mie certezze: sin da quando ero piccolo, tipo sette anni, pensavo che un giorno le cose sarebbero cambiate. Che la strada del sincro mi avrebbe dato quello che cercavo. Mi aiutavo con le parole della canzone di Luigi Tenco, Vedrai vedrai che un giorno cambierà, e sperato che un giorno sarei stato riconosciuto e accettato".
Oggi è quel giorno.
"Grazie al fatto che ho sempre avuto chiaro il messaggio, il tipo di sincronizzato che volevo fare. Credo che nel 2021 il tradizionale concetto di bellezza maschile e femminile sia diventato un concetto fumoso: non ho vinto perché sono diventato più femminile, e né le ragazze hanno perso perché fossero meno maschili. L'unica cosa che conta è quello che si fa in acqua".
Viene da pensare che i giudici del nuoto sincronizzato siano le persone più avanti, socialmente parlando.
"Sappiate che mio padre è giudice, mia mamma coach. Quanti litigi a casa, tra loro due, perché papà mi dava sempre i voti più bassi... ma la risposta, forse, è sì, se considerate le difficoltà".
Alla fine della fiera oggi può considerarsi, a 25 anni, uomo fatto e felice.
"Eppure gli ultimi due anni sono stati molto tosti: ho dovuto affrontare le cose che mi tenevo dentro da tanto tempo. Come dicevo, devo ringraziare la mia compagna, la mia allenatrice, la mia compagna di doppio e lo psicologo dello sport della Fin. E anche il lockdown: chiuso in casa mi ha costretto ad affrontare i miei demoni: ho riflettuto su me stesso, ho constatato di dover convivere con una parte di me che pensava certe cose, ho affrontato le mie insicurezze, un mio certo carattere disfattista che forse mi ha rovinato anche alcuni rapporti, penso a Manila Flamini".
E qual è la lezione finale? Il messaggio per gli altri?
"Riuscire a essere me stesso, intorno ho visto sorrisi. Per questo dico che se vogliamo una società più bella dobbiamo accettare di essere come siamo, indipendentemente dalle etichette. Non scegliamo dove, come e quando nascere. Ma quello che siamo, lo siamo noi. L'essere macho, la virilità dell'uomo non esiste più: ogni uomo, ogni donna, può essere il massimo semplicemente com'è, con quello che è. Nello sport e nella società. La bellezza non ha genere".