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Il rigore segnato da Belotti (afp)

Italia, vittoria pratica in una serata a bassa intensità

Il commento alla partita della Nazionale in Bulgaria
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Non che la cosa ci togliesse il sonno, ma dopo aver cancellato lo storico tabù in Bulgaria ci si sente meglio. Il senso della partita è tutto qui: i tre punti necessari per proseguire la corsa verso i duelli con la Svizzera che decideranno chi andrà direttamente al Mondiale e chi se lo dovrà conquistare agli spareggi. Il resto del gruppo non è all’altezza. Non lo è mai da trent’anni, da quando la dissoluzione dell’impero sovietico ha moltiplicato nazioni e nazionali, creando di conseguenza pletorici gironi di qualificazione. Ieri sera l’Italia ha allungato a 24 la serie di partite senza sconfitte, un numero che farebbe impressione se contenesse qualche scalpo di prestigio in più: nella lunga lista di avversarie battute, invece, figurano soltanto due fra le prime 40 del mondo secondo il ranking Fifa, Olanda e Polonia. Tutto il resto è distante dai grandi campionati e dalle coppe europee, il vero motore dell…
Non che la cosa ci togliesse il sonno, ma dopo aver cancellato lo storico tabù in Bulgaria ci si sente meglio. Il senso della partita è tutto qui: i tre punti necessari per proseguire la corsa verso i duelli con la Svizzera che decideranno chi andrà direttamente al Mondiale e chi se lo dovrà conquistare agli spareggi. Il resto del gruppo non è all’altezza. Non lo è mai da trent’anni, da quando la dissoluzione dell’impero sovietico ha moltiplicato nazioni e nazionali, creando di conseguenza pletorici gironi di qualificazione. Ieri sera l’Italia ha allungato a 24 la serie di partite senza sconfitte, un numero che farebbe impressione se contenesse qualche scalpo di prestigio in più: nella lunga lista di avversarie battute, invece, figurano soltanto due fra le prime 40 del mondo secondo il ranking Fifa, Olanda e Polonia. Tutto il resto è distante dai grandi campionati e dalle coppe europee, il vero motore della crescita tecnica e tattica. Una volta il calcio bulgaro ci teneva testa, tanto da mantenere Sofia imbattuta per decenni. Ieri non ha creato una sola occasione, limitandosi a resistere — a dir la verità senza troppi affanni, almeno sino agli ultimi dieci minuti — alla scarsa vena degli azzurri. Non c’è critica, in questo giudizio. Soltanto realismo. Nella fase decisiva della stagione dei club, in un’annata che ha tagliato di netto un mese senza levare mezza partita, con il covid a ridisegnare continuamente le rose, perché una gara per molti versi scontata avrebbe dovuto partorire grande calcio? 
Se nella partita di giovedì aveva lasciato a desiderare il secondo tempo, ieri l’Italia ha giocato a bassa intensità l’intero match, come testimonia la prestazione scolorita di Chiesa, Barella e Verratti, i migliori italiani di questa stagione. Sono piaciuti i coast-to-coast di Spinazzola, la praticità di Bonucci nel tagliar corto col palleggio basso quando diventava rischioso, la saggezza di Florenzi e, quando è entrato, la reattività di Locatelli, capace di rimontare anche con un bel gol la prestazione svagata di Parma. Pensierino della sera: c’eravamo preparati un severo commento sull’assenza in queste qualificazioni di Var e Goal Line Tecnology, che nei giorni scorsi hanno defraudato De Ligt e Ronaldo di due reti regolarissime, e il destino ha deciso di metterci alla prova regalando a Belotti un rigore che qualsiasi Var avrebbe tolto. Ebbene, anche se stavolta ci è convenuto non deflettiamo: il medioevo del pallone è finito, e nessuno ne sente la mancanza.