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Jannik Sinner (afp)

Sinner, l'educazione di un campione

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Chiacchiere da salotto, questa settimana, come se giocassimo una partita a scopa e la giocassimo in coppia. Voce sola.
 
Visto in televisione il match di Miami tra Jannik Sinner e Aleksandr Bublik, dispettoso kazako di 24 anni dalla follia non inferiore al talento. Una piccola pietra miliare. L'italiano poteva perdere e invece ha rimontato due volte il punteggio passando a pieni voti uno degli esami più complicati del suo percorso tennistico: la mosca cieca. Cioè non sapere mai che colpo ti si tira dalla parte avversa del campo. Back di rovescio con effetto a uscire, diritto in chop lungolinea, servizio da sotto, palla corta, smash smorzato (!), discesa a rete da suicidio annunciato. Un repertorio circense che avrebbe disorientato più di un giocatore maturo. Sinner ha invece rivelato doti di ammaestratore e freddezza da veterano, ha ridotto la tigre a gattino, tanto da essere alla fine apostrofato scherzosamente dallo stesso Bublik: "Non hai nulla di…
Chiacchiere da salotto, questa settimana, come se giocassimo una partita a scopa e la giocassimo in coppia. Voce sola.
 
Visto in televisione il match di Miami tra Jannik Sinner e Aleksandr Bublik, dispettoso kazako di 24 anni dalla follia non inferiore al talento. Una piccola pietra miliare. L'italiano poteva perdere e invece ha rimontato due volte il punteggio passando a pieni voti uno degli esami più complicati del suo percorso tennistico: la mosca cieca. Cioè non sapere mai che colpo ti si tira dalla parte avversa del campo. Back di rovescio con effetto a uscire, diritto in chop lungolinea, servizio da sotto, palla corta, smash smorzato (!), discesa a rete da suicidio annunciato. Un repertorio circense che avrebbe disorientato più di un giocatore maturo. Sinner ha invece rivelato doti di ammaestratore e freddezza da veterano, ha ridotto la tigre a gattino, tanto da essere alla fine apostrofato scherzosamente dallo stesso Bublik: "Non hai nulla di umano, sei un robot".
 
Se di microchip davvero si tratta li sta registrando Riccardo Piatti, il suo mentore che sa di avere in custodia il galletto dalle uova d'oro. Riccardo è sempre stato uno che si sveglia presto e lavora fino a notte, capace di trasformare negli anni Novanta tre "scarti" dell'allora centro federale di Riano in "quasi campioni", Furlan, Mordegan e Caratti. Piatti è diverso da tutti gli altri, dai Moya, Ivanisevic, Mouratoglou, Bruguera, Ljubicic, per andare fino a Lendl e addirittura ai vecchi Gilbert e Bollettieri. E' un coach all'avanguardia sul piano tecnico, che lascia alla moglie l'incarico di curare l'immagine pubblica del team, ma con l'istinto del padre. Si può dire che prima di insegnare tennis insegna ai suoi protetti come si sta al mondo, a soffiarsi il naso. E' un educatore. Forse Sinner non diventerà Borg, come si augura il presidente della Fit Binaghi, che paragona Musetti addirittura a McEnroe, ma sicuramente Riccardo, figlio di una famiglia borghese che fece la sua fortuna in campo tessile, sa dove portarlo perché, ha ancora molto da insegnargli: tattica, resistenza, gioco di volo.
 
Altro allenatore paterno è Gipo Arbino, diploma di geometra, il maestro ruspante che ha forgiato Lorenzo Sonego, strappandolo forse a una carriera pallonara cominciata nelle giovanili del Torino. Il ragazzo, che ha preso in mano la prima racchetta solo verso i dieci anni e mezzo, non gode di buonissima stampa eppure zitto zitto avanza a piccoli passi non soltanto nella classifica Atp. Arbino parla di crescita programmata, resa più complicata dalla "bolla" a cui i tennisti sono obbligati per le misure anti-Covid. Reclusione in albergo, tamponi frequentissimi, tempi limitati per gli allenamenti, rapporti sociali praticamente azzerati. La gioventù e l'ambizione aiutano a sopportare simili sacrifici, mentre fa riflettere i più anziani, prendiamo per esempio Andy Murray che già pensa al golf o a una prossima carriera sportiva come allenatore di calcio.
 
Diventiamo tutti vecchie case, come scriveva il bardo milanese Delio Tessa: oggi il merlo sui tetti del numero 15 ha cantato distesamente fra lusco e brusco: "El merlo el ciama l'acqua" ha sentenziato el scior Pinin...poi i gatti si lavavano colle zampe...difatti alle tre...che diluvio! La vecchia casa piangeva a dirotto da tutte le sue gronde slabbrate.
 
La partita a scopa l'abbiamo persa.
 
 
DALL'ARCHIVIO: 2015
Si può insegnare a Federer? Dal genio Tiriac a Ljubicic lo strano mestiere di coach
GIUNGE notizia che Roger Federer ha ufficialmente ringraziato Stefan Edberg per avergli tenuto compagnia per due anni, nei quali lo svedese andava a rete per interposto Roger, o così dicono gli esperti. Ha anche dichiarato che, al posto di Edberg, verrà ad allenarlo Ljubicic. Era passata una settimana dacché avevo letto che lo stesso Ljubo avrebbe lasciato Raonic, che allenava, sin qui, insieme al suo ex-allenatore, Piatti. Piatti, che rimaneva con Raonic. Leggi l'articolo su Repubblica
 

NUMERI
di Paolo Rossi
I coach dei nove tennisti italiani nella top 100
VINCENZO SANTOPADRE (MATTEO BERRETTINI, n. 10) 
Romano, 49 anni. Campione d'Italia under 16 e under 18 in doppio, Santopadre diventato tennista professionista nel '91: la sua miglior classifica, n. 100 del mondo. Allena Matteo Berrettini da quando aveva 14 anni. 
 
ALBERTO MANCINI (FABIO FOGNINI, n. 17) 
Argentino, 51 anni. È stato n. 8 del mondo da tennista, ha vinto anche gli Internazionali di Roma nel '91. Con Fognini è al primo anno: il ligure lo ha scelto in sostituzione di Corrado Barazzutti alla fine del 2020 
 
RICCARDO PIATTI (JANNIK SINNER, n. 24) 
Il più famoso dei coach italiani. Comasco, 62 anni: ha allenato un giovane Djokovic ma, soprattutto Ivan Ljubicic. E poi Milos Raonic, Borna Coric e anche Maria Sharapova. La sua ultima sfida è con Jannik Sinner 
 
GIPO ARBINO (LORENZO SONEGO, n. 34) 
Torinese doc, 66 anni. Come il suo assistito: segue Sonego da quando aveva 11 anni. Ha lasciato il mondo aziendale per il tennis, per insegnare ai giovani 
 
SIMONE VAGNOZZI (STEFANO TRAVAGLIA, n. 68)  
Marchigiano di Ascoli Piceno, 37 anni. Ex tennista pro, il 161° posto il suo miglior ranking. Inizia ad allenare con Max Sartori, poi nel 2016 segue Cecchinato e gestisce la sua esplosione. Dal 2019 ha iniziato il rapporto con Stefano Travaglia 
 
PAOLO CANNOVA (SALVATORE CARUSO, n. 87) 
Palermitano doc, classe 1974. La sua storia da allenatore inizia nel 1999, con un progetto di coaching itinerante. Poi il ritorno in Sicilia, con Giannessi. Ora la sfida Caruso 
 
SIMONE TARTARINI (LORENZO MUSETTI, n. 90) 
Spezzino, 52 anni. Da giovane B3 di livello, poi la paternità gli ha precluso qualsiasi tentativo professionistico ed è passato alla panchina. Da 11 anni allena Musetti, l'altra grande gemma azzurra 
 
MASSIMO SARTORI (MARCO CECCHINATO, n. 92 e ANDREAS SEPPI, n. 95) 
Vicentino, 54 anni. Figlio d'arte (anche il papà insegnava), allena sin da quando era bambino Andreas Seppi, ha seguito Karin Knapp e ora sta cercando di rilanciare Cecchinato. E' lui lo scopritore di Sinner