Ultimatum dall’Uefa: l’Italia ha nove giorni per salvare l’Europeo
di Enrico Currò , di Enrico CurròA rischio Italia-Turchia dell’11 giugno. In bilico Roma, Bilbao, Dublino e Monaco di Baviera. Il 19 aprile la decisione, la Federcalcio dovrà garantire 15 mila spettatori all’Olimpico
Roma, città non riaperta, ha soltanto 9 giorni di tempo, a 2 mesi dall’Europeo di calcio, per conservare il diritto a ospitare il battesimo, con Italia-Turchia di giovedì 11 giugno, della prima grande manifestazione sportiva per nazioni in presenza, sia pure parziale, del pubblico. L’Olimpico non è infatti tra gli 8 stadi ufficializzati ieri dall’Uefa come sedi di partite dalla formula del torneo itinerante - dei 12 previsti in altrettanti Paesi - con una percentuale di spettatori dal 25% in su, come da richiesta specifica dell’organo di governo del calcio continentale. Che ha dunque concesso alle 4 Federazioni calcistiche delle 4 città al momento escluse un breve periodo supplementare, fino al 19 aprile, per mettersi in linea con i requisiti e ottenere il semaforo verde dal Comitato esecutivo di Nyon il 20 aprile. Si tratta appunto dell’Italia (Roma), insieme a Germania (Monaco di Baviera), Spagna (Bilbao) e Irlanda (Dublino).…
Roma, città non riaperta, ha soltanto 9 giorni di tempo, a 2 mesi dall’Europeo di calcio, per conservare il diritto a ospitare il battesimo, con Italia-Turchia di giovedì 11 giugno, della prima grande manifestazione sportiva per nazioni in presenza, sia pure parziale, del pubblico. L’Olimpico non è infatti tra gli 8 stadi ufficializzati ieri dall’Uefa come sedi di partite dalla formula del torneo itinerante - dei 12 previsti in altrettanti Paesi - con una percentuale di spettatori dal 25% in su, come da richiesta specifica dell’organo di governo del calcio continentale. Che ha dunque concesso alle 4 Federazioni calcistiche delle 4 città al momento escluse un breve periodo supplementare, fino al 19 aprile, per mettersi in linea con i requisiti e ottenere il semaforo verde dal Comitato esecutivo di Nyon il 20 aprile. Si tratta appunto dell’Italia (Roma), insieme a Germania (Monaco di Baviera), Spagna (Bilbao) e Irlanda (Dublino). Per la Figc tutto dipende dal via libera del Comitato Tecnico Scientifico: si profilano giorni di fuoco, anche se il presidente federale Gravina mantiene la linea dell’ottimismo. Tra le ipotesi che filtrano dagli ambienti politici, oscillanti tra il sì e il no, ce n’è anche una sul trasloco in un altro Paese della cerimonia inaugurale: l’idea non confermata dall’Uefa sarebbe l’anticipo di 2 giorni di Inghilterra-Croazia, dalle 15 del 13 giugno allo stesso orario dell’11 giugno, per spostare il battesimo dell’Europeo a Wembley.
La questione italiana non è dissimile da quella tedesca e spagnola, mentre l’Irlanda, sostenitrice delle porte chiuse, sembra essersi chiamata fuori in anticipo, anche perché la sua Nazionale non si è qualificata: un altro stadio di Londra, quello del Tottenham, è in vantaggio sui due di Manchester per la sostituzione dell’Aviva Stadium della capitale irlandese. Italia, Germania e Spagna si trovano in una situazione analoga nella lotta alla pandemia, anche in rapporto alla campagna di vaccinazione, al territorio e alla densità di popolazione nelle grandi città. Il nodo italiano resta la pressione del Covid sulle terapie intensive degli ospedali, fenomeno che difficilmente potrà rientrare da qui al 19 aprile. Ma la Figc, per portare pubblico all’Olimpico (alle 3 partite dell’Italia l’11 giugno con la Turchia, il 16 con la Svizzera e il 20 col Galles e al quarto di finale del 3 luglio), confida sia nella linea del premier Draghi sul calendario delle riaperture a giugno, sia negli effetti della campagna di vaccinazione, sia nella mediazione politica del ministro della Salute Speranza e dell’ex campionessa olimpica Vezzali, sottosegretario allo sport. Dal Cts, che è stato modificato nella sua composizione col cambio di governo e che non ha ancora affrontato il dossier Europeo, si attende un rigoroso protocollo per la riapertura dell’Olimpico a 15 mila spettatori, magari con l’ausilio delle app per fare entrare chi si è vaccinato o ha eseguito un tampone nelle 48 ore precedenti e con le adeguate misure di distanziamento e di accesso allo stadio, dai mezzi pubblici al termoscanner. Sono quotidiani i contatti con Germania e Spagna, dove i dubbi dei politici sono gli stessi. Il governo di Madrid ha bocciato l’apertura del San Mamès di Bilbao a 25 mila spettatori: si parla di altre città in corsa. Il sindaco di Monaco di Baviera è stato chiaro: «Non posso fare promesse, oggi nessuno può prevedere il futuro». Qualcuno ha provato a farlo. Delle 8 città sdoganate (Londra, San Pietroburgo, Budapest, Amsterdam, Copenaghen, Bucarest, Baku e Glasgow) l’Uefa ha elogiato «la campagna di vaccinazione nazionale, le misure pianificate per la riapertura dell’economia e il previsto rallentamento del virus in estate». La Russia ha confermato una capienza del 50%, con possibilità di aumentarla entro il 28 aprile, l’Ungheria punta addirittura allo stadio pieno, l’Azerbaigian al 50% con test d’ingresso per i tifosi stranieri, Olanda, Romania, Danimarca e Scozia oscillano tra il 25 e il 33%. Londra parte da un minimo del 25% (22.500 persone) per le 3 partite della fase a gironi e per quella degli ottavi di finale, ma aspira a quota 45 mila per le semifinali e per la finale dell’11 luglio a Wembley. Resta il nodo dei biglietti: chi li ha già acquistati (con gli stadi pieni sarebbero stati 2 milioni e mezzo, molti hanno rinunciato e l’eccedenza fisiologica porterà al sorteggio per entrare) può chiedere il rimborso entro le 18 del 22 aprile. Un paio di giorni dopo aver saputo il destino di Roma.
La questione italiana non è dissimile da quella tedesca e spagnola, mentre l’Irlanda, sostenitrice delle porte chiuse, sembra essersi chiamata fuori in anticipo, anche perché la sua Nazionale non si è qualificata: un altro stadio di Londra, quello del Tottenham, è in vantaggio sui due di Manchester per la sostituzione dell’Aviva Stadium della capitale irlandese. Italia, Germania e Spagna si trovano in una situazione analoga nella lotta alla pandemia, anche in rapporto alla campagna di vaccinazione, al territorio e alla densità di popolazione nelle grandi città. Il nodo italiano resta la pressione del Covid sulle terapie intensive degli ospedali, fenomeno che difficilmente potrà rientrare da qui al 19 aprile. Ma la Figc, per portare pubblico all’Olimpico (alle 3 partite dell’Italia l’11 giugno con la Turchia, il 16 con la Svizzera e il 20 col Galles e al quarto di finale del 3 luglio), confida sia nella linea del premier Draghi sul calendario delle riaperture a giugno, sia negli effetti della campagna di vaccinazione, sia nella mediazione politica del ministro della Salute Speranza e dell’ex campionessa olimpica Vezzali, sottosegretario allo sport. Dal Cts, che è stato modificato nella sua composizione col cambio di governo e che non ha ancora affrontato il dossier Europeo, si attende un rigoroso protocollo per la riapertura dell’Olimpico a 15 mila spettatori, magari con l’ausilio delle app per fare entrare chi si è vaccinato o ha eseguito un tampone nelle 48 ore precedenti e con le adeguate misure di distanziamento e di accesso allo stadio, dai mezzi pubblici al termoscanner. Sono quotidiani i contatti con Germania e Spagna, dove i dubbi dei politici sono gli stessi. Il governo di Madrid ha bocciato l’apertura del San Mamès di Bilbao a 25 mila spettatori: si parla di altre città in corsa. Il sindaco di Monaco di Baviera è stato chiaro: «Non posso fare promesse, oggi nessuno può prevedere il futuro». Qualcuno ha provato a farlo. Delle 8 città sdoganate (Londra, San Pietroburgo, Budapest, Amsterdam, Copenaghen, Bucarest, Baku e Glasgow) l’Uefa ha elogiato «la campagna di vaccinazione nazionale, le misure pianificate per la riapertura dell’economia e il previsto rallentamento del virus in estate». La Russia ha confermato una capienza del 50%, con possibilità di aumentarla entro il 28 aprile, l’Ungheria punta addirittura allo stadio pieno, l’Azerbaigian al 50% con test d’ingresso per i tifosi stranieri, Olanda, Romania, Danimarca e Scozia oscillano tra il 25 e il 33%. Londra parte da un minimo del 25% (22.500 persone) per le 3 partite della fase a gironi e per quella degli ottavi di finale, ma aspira a quota 45 mila per le semifinali e per la finale dell’11 luglio a Wembley. Resta il nodo dei biglietti: chi li ha già acquistati (con gli stadi pieni sarebbero stati 2 milioni e mezzo, molti hanno rinunciato e l’eccedenza fisiologica porterà al sorteggio per entrare) può chiedere il rimborso entro le 18 del 22 aprile. Un paio di giorni dopo aver saputo il destino di Roma.