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Pochettino festeggia con Neymar la qualificazione del Psg (reuters)

Pochettino, rivoluzione soft. E il Psg sogna la Champions

Lavoro, diplomazia e poche parole: così l'ex del Tottenham in meno di 4 mesi ha cambiato i parigini. Il suo calcio rapido e duro ha convinto anche le star, ha eliminato il Bayern e ora è favorito
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PARIGI. Il Psg è materia da maneggiare con cura, può scottare come acqua bollente o sgusciare come materia viscida e difatti finora nessuno ne è venuto veramente a capo: nemmeno Ancelotti e nemmeno Tuchel, licenziato dopo il traguardo storico della finale di Champions per via dei suoi contrasti con Leonardo. Che sia un ottimo allenatore lo sta confermando al Chelsea, e immaginate che assurdità se la coppa se la giocassero due che nella stessa stagione hanno allenato la stessa squadra. Pochettino sta a Parigi da neanche quattro mesi e si è subito posto in maniera diversa rispetto al tedesco, alla fin fine fregato dalla sua stessa intransigenza. "Ma anch'io lo ero a inizio carriera, poi ho imparato a mediare più che si può". Perciò ha smesso da tempo di essere un bielsista, per quanto il loco Bielsa resti il suo modello. "Però non sono neanche pochettinista", il che vuol dire che non esiste un solo Po…
PARIGI. Il Psg è materia da maneggiare con cura, può scottare come acqua bollente o sgusciare come materia viscida e difatti finora nessuno ne è venuto veramente a capo: nemmeno Ancelotti e nemmeno Tuchel, licenziato dopo il traguardo storico della finale di Champions per via dei suoi contrasti con Leonardo. Che sia un ottimo allenatore lo sta confermando al Chelsea, e immaginate che assurdità se la coppa se la giocassero due che nella stessa stagione hanno allenato la stessa squadra. Pochettino sta a Parigi da neanche quattro mesi e si è subito posto in maniera diversa rispetto al tedesco, alla fin fine fregato dalla sua stessa intransigenza. "Ma anch'io lo ero a inizio carriera, poi ho imparato a mediare più che si può". Perciò ha smesso da tempo di essere un bielsista, per quanto il loco Bielsa resti il suo modello. "Però non sono neanche pochettinista", il che vuol dire che non esiste un solo Pochettino che vada bene per tutti e dappertutto, ma che bisogna adattarne una versione a ogni circostanza. 

Il Pochettino delle origini, quello che ha cominciato allenando la squadra femminile dell'Espanyol, ha pochi riscontri con questo, benché rimanga la fedeltà al modulo di riferimento (è sempre il 4-2-3-1, ma assai più malleabile) e alla base delle sue richieste ci sia sempre una severo impegno fisico: il suo Southampton (2012/2013) stabilì il record di chilometri coperti in Premier, ma il Psg è la squadra che corre (correva) meno di tutta la Champions, per cui il primo intervento l'ha fatto lì: se con Tuchel gli allenamenti duravano un'ora, adesso possono anche essere di due. In particolare, il preparatore atletico, che è suo figlio Sebastiano, ha introdotto una fase di riscaldamento ad alta intensità che introduce una seduta a ritmi più sostenuti. Tra gennaio e febbraio la squadra ha lavorato molto e se in Ligue 1 si è impallata (quattro sconfitte in tre mesi sono un bilancio disastroso), in Europa ha preso a volare, giocando in definitiva un calcio rapido e duro, di difesa e contropiede. D'altronde i Pochettino vengono da Virle, Piemonte, Italia: il timbro culturale è quello. A livello tattico ha comunque corretto poco: in assenza di Neymar, ha avanzato Verratti vicino a Mbappé (poi è tornato Neymar e si è assentato Verratti), ha riportato Marquinhos in difesa e sta cercando di dare una stabilità al sistema di gioco, mentre Tuchel lo cambiava di volta in volta.

Pochettino si sta muovendo con diplomazia, quasi da pacificatore (c'è sempre qualche dissidio da sanare, al Psg). Con i giocatori parla molto ("altrimenti come capirei i loro bisogni?"), ma in pubblico cerca di evitare qualunque tipo di asperità, proprio per distanziarsi dai toni polemici che alla fine hanno bruciato Tuchel. Al Tottenham era spesso brillante, spiritoso, con la battuta pronta e anche passionale nel suo intercalare, mentre a Parigi, dove tutto possono sopportare meno che una cattiva pubblicità, si sta moderando molto, anche per una questione linguistica: il francese lo conosce a sufficienza (nel Psg giocò per tre anni e mezzo, fu anche capitano) ma preferisce esprimersi in spagnolo, perché sa che le parole hanno il loro peso e non si sente ancora in grado di maneggiarle come vorrebbe. Per ora ha colpito solo quando ha detto che alla squadra serve sia l'attitude sia l'aptitude, cioè l'attitudine mentale al gioco collettivo e la capacità, anche solo banalmente tecnica, di svilupparla. Per il resto, sta vivendo questa fase come transitoria: "Chiedo di essere giudicato sulla prossima stagione e, non su questa, perché non l'ho impostata io". In vita sua non ha mai vinto nulla fino alla Supercoppa di Francia, conquistata a gennaio contro il Marsiglia. E il secondo titolo potrebbe essere la Coppa dei Campioni, di cui però se ne attribuirebbe solo una fettina: "La Supercoppa è merito di Tuchel, non mio. E se anche vincessimo la Champions, la mia influenza sarà stata minima". Certe volte, per non bruciarsi bisogna saper prendere le distanze.