Radrizzani: “Il mio Leeds con Bielsa sfida i potenti”
di Paolo Condò , di Paolo CondòL'imprenditore milanese è l'unico proprietario italiano in Premier, solo diciottesimo su 20 per patrimonio: "Nel 1975 il Leeds arrivò alla finale di coppa Campioni: non l'avrei comprato se non avessi l'ambizione di riportarlo in Champions". Il progetto di comprare altri club in Europa per creare un network
Nell'ultimo mese il Leeds, che in Premier è pur sempre una neopromossa, ha vinto in casa del Manchester City e pareggiato contro Chelsea, Liverpool e Manchester United. In classifica è nono, con venti punti di margine sulla zona retrocessione e davanti a una delle famose Big Six (l'Arsenal). L'allenatore del Leeds è Marcelo Bielsa, il che garantisce allo storico club dello Yorkshire la simpatia di tutti noi appassionati di calcio offensivo e scrittori sudamericani, perché il Loco è pura fusion tra Garcia Marquez e Cortazar e in più gioca un 4-1-4-1 da guardare le partite in piedi, che a restare seduto fai fatica.
L'uomo che ha scelto il Leeds prima e Bielsa poi si chiama Andrea Radrizzani, ha 46 anni ed è un milanese di Rho che ha fatto fortuna nel mondo laterale alle partite, dai media (diritti e produzioni tv) al marketing sportivo, il che lo ha fornito di una buona cultura calcistica di base. Nella classifica dei vent…
L'uomo che ha scelto il Leeds prima e Bielsa poi si chiama Andrea Radrizzani, ha 46 anni ed è un milanese di Rho che ha fatto fortuna nel mondo laterale alle partite, dai media (diritti e produzioni tv) al marketing sportivo, il che lo ha fornito di una buona cultura calcistica di base. Nella classifica dei vent…
Nell'ultimo mese il Leeds, che in Premier è pur sempre una neopromossa, ha vinto in casa del Manchester City e pareggiato contro Chelsea, Liverpool e Manchester United. In classifica è nono, con venti punti di margine sulla zona retrocessione e davanti a una delle famose Big Six (l'Arsenal). L'allenatore del Leeds è Marcelo Bielsa, il che garantisce allo storico club dello Yorkshire la simpatia di tutti noi appassionati di calcio offensivo e scrittori sudamericani, perché il Loco è pura fusion tra Garcia Marquez e Cortazar e in più gioca un 4-1-4-1 da guardare le partite in piedi, che a restare seduto fai fatica.
L'uomo che ha scelto il Leeds prima e Bielsa poi si chiama Andrea Radrizzani, ha 46 anni ed è un milanese di Rho che ha fatto fortuna nel mondo laterale alle partite, dai media (diritti e produzioni tv) al marketing sportivo, il che lo ha fornito di una buona cultura calcistica di base. Nella classifica dei venti proprietari della Premier, club esclusivo vista la presenza di sceicchi arabi, oligarchi russi e company americane, è il 18esimo più ricco a quota 450 milioni (di sterline). Lo sceicco Mansour del City è in testa con 23.3 miliardi, ma Radrizzani non se ne fa un problema. L'ha appena battuto.
Come arrivò alla scelta di Bielsa?
"Attraverso un primo anno di errori, i tecnici giovani sui quali avevo puntato. La Championship è un torneo in cui le distanze tra prima e decima sono minime, dunque il classico posto in cui un allenatore di alto livello fa tutta la differenza del mondo. In realtà avevo pensato prima ad Antonio Conte, provando ad allettarlo con un premio-promozione di 20 milioni: quando sali in Premier ne guadagni 200, potevo permettermelo, ma lui aveva ambizioni immediate, e i fatti dimostrano che la scelta dell'Inter è stata felice. Ero in macchina col mio direttore sportivo, Victor Horta, quando mi ha detto che Bielsa sarebbe stato il profilo ideale. Gli dissi di chiamarlo, lì col viva voce, ma il telefono squillò a vuoto e quella sera non richiamò. Lo fece il mattino dopo, pronto a discutere nel merito della rosa: nella notte aveva visto una decina di nostre partite, comprese un paio dell'academy. S'era voluto preparare".
Partì allora per l'Argentina con il contratto...
"Un giorno intero di trattative a Buenos Aires, e al primo punto c'era la riorganizzazione del centro sportivo. S'era procurato le planimetrie. Sapevo che aveva fatto lo stesso anni addietro quando era stato contattato dalla Roma, ma restai comunque a bocca aperta. Poi è anche molto bravo a farsi pagare, eh! Il suo ingaggio è il terzo o il quarto della Premier, ma quei soldi li merita tutti per come trasforma la cultura di un club aumentandone il valore".
Ha già firmato il nuovo contratto?
"Gli annunci a fine stagione, ma la volontà di continuare assieme c'è da entrambe le parti".
Ci racconta com'è una riunione di Lega in Premier? Considerato dove sono localizzate le varie proprietà, trovare un orario che vada bene a tutti dev'essere impossibile.
"In linea concettuale sì, in realtà mandano tutti i loro manager inglesi. Siccome immagino dove voglia arrivare, le dico una cosa che mi ha infastidito: i super potenti non parlano mai. Assistono alle varie discussioni, votano se c'è da votare, ma sui disegni futuri non dicono mezza parola. Era successo col progetto Big Picture, si è ripetuto con la Superlega. La strategia del fatto compiuto. Non va bene".
L'annuncio dei 12 club è uscito nella notte di domenica 18, la sera di martedì 20 è arrivata la retromarcia. In mezzo c'è stato un lunedì sera nel quale il Leeds ha affrontato il Liverpool, primo match fra una squadra esclusa e una inclusa. C'è stata tensione?
"La mattina di quel lunedì ho chiamato il nostro ufficio media, 'inventatevi qualcosa, per esempio delle magliette". Quello che non sapevo è che le avrebbero messe anche nello spogliatoio del Liverpool: Klopp si è un po' offeso, e in effetti non è certo a lui e ai suoi giocatori che si può dire di guadagnare la Champions sul campo. L'hanno sempre fatto. Ho chiarito subito l'equivoco con Klopp, scusandomi".
Soddisfatto di come l'Uefa ha affrontato la situazione?
"Era fondamentale far emergere subito gli anticorpi del sistema. Nel 1975 il Leeds arrivò alla finale di coppa Campioni: non l'avrei comprato se non avessi l'ambizione di riportarlo in Champions. Nel pranzo in cui sentii parlare per la prima volta di quest'opportunità c'era Ken Dalglish, che definì il Leeds uno sleeping giant. Ora che l'ho risvegliato, sono consapevole che la prossima sarà la stagione più difficile, perché la Premier andrà consolidata: ma nel giro di due o tre anni l'obiettivo diventerà prima l'Europa League e poi la Champions".
Ma il sistema tradizionale del calcio contraddice la possibilità di nuovi ricavi?
"Questo è l'aspetto che mi fa impazzire: assolutamente no, anzi. Le faccio un esempio. Se fosse possibile giocare quarti, semifinali e finale di Champions nel week-end, l'Uefa aumenterebbe i diritti tv di un miliardo. Giocando alle 16 e alle 18 del sabato e della domenica guadagnerebbe tutta l'Asia, che alle 21 del martedì e del mercoledì dorme sonni profondi. So bene che spostare le partite è difficile: ma un miliardo è un miliardo".
La proprietà dei San Francisco 49ers è entrata col 37 per cento nell'azionariato del Leeds. Soci o alleati per investimenti futuri?
"Io sono un esperto di media e marketing, loro di gestione di arene e merchandising. Assieme costituiamo un'impresa forte e competente. L'espansione è nelle cose".
Si dice che stiate cercando una squadra in Italia.
"Oppure in un altro Paese europeo, sì. E stavolta mi piacerebbe un grande club".
A Milano ce ne sono due: uno è aperto almeno a nuovi soci stante la situazione cinese, l'altro è di proprietà di un fondo, e quindi prima o poi venderà.
"Non c'è stato niente, se è questo che vuol sapere. Ma un interesse esiste, vediamo come si evolvono i piani di Suning. Sull'altra sponda, Elliott ha migliorato la gestione del Milan, ma come dice lei prima o poi venderà. In Europa ci sono tre club che hanno grandi possibilità di sviluppo: i due milanesi e l'Atletico Madrid. Per ora, restiamo alla finestra e ci godiamo il Leeds. Ma lo sa che in tre anni i ragazzi dell'Academy convocati nelle varie nazionali sono passati da due a sedici?".
L'uomo che ha scelto il Leeds prima e Bielsa poi si chiama Andrea Radrizzani, ha 46 anni ed è un milanese di Rho che ha fatto fortuna nel mondo laterale alle partite, dai media (diritti e produzioni tv) al marketing sportivo, il che lo ha fornito di una buona cultura calcistica di base. Nella classifica dei venti proprietari della Premier, club esclusivo vista la presenza di sceicchi arabi, oligarchi russi e company americane, è il 18esimo più ricco a quota 450 milioni (di sterline). Lo sceicco Mansour del City è in testa con 23.3 miliardi, ma Radrizzani non se ne fa un problema. L'ha appena battuto.
Come arrivò alla scelta di Bielsa?
"Attraverso un primo anno di errori, i tecnici giovani sui quali avevo puntato. La Championship è un torneo in cui le distanze tra prima e decima sono minime, dunque il classico posto in cui un allenatore di alto livello fa tutta la differenza del mondo. In realtà avevo pensato prima ad Antonio Conte, provando ad allettarlo con un premio-promozione di 20 milioni: quando sali in Premier ne guadagni 200, potevo permettermelo, ma lui aveva ambizioni immediate, e i fatti dimostrano che la scelta dell'Inter è stata felice. Ero in macchina col mio direttore sportivo, Victor Horta, quando mi ha detto che Bielsa sarebbe stato il profilo ideale. Gli dissi di chiamarlo, lì col viva voce, ma il telefono squillò a vuoto e quella sera non richiamò. Lo fece il mattino dopo, pronto a discutere nel merito della rosa: nella notte aveva visto una decina di nostre partite, comprese un paio dell'academy. S'era voluto preparare".
Partì allora per l'Argentina con il contratto...
"Un giorno intero di trattative a Buenos Aires, e al primo punto c'era la riorganizzazione del centro sportivo. S'era procurato le planimetrie. Sapevo che aveva fatto lo stesso anni addietro quando era stato contattato dalla Roma, ma restai comunque a bocca aperta. Poi è anche molto bravo a farsi pagare, eh! Il suo ingaggio è il terzo o il quarto della Premier, ma quei soldi li merita tutti per come trasforma la cultura di un club aumentandone il valore".
Ha già firmato il nuovo contratto?
"Gli annunci a fine stagione, ma la volontà di continuare assieme c'è da entrambe le parti".
Ci racconta com'è una riunione di Lega in Premier? Considerato dove sono localizzate le varie proprietà, trovare un orario che vada bene a tutti dev'essere impossibile.
"In linea concettuale sì, in realtà mandano tutti i loro manager inglesi. Siccome immagino dove voglia arrivare, le dico una cosa che mi ha infastidito: i super potenti non parlano mai. Assistono alle varie discussioni, votano se c'è da votare, ma sui disegni futuri non dicono mezza parola. Era successo col progetto Big Picture, si è ripetuto con la Superlega. La strategia del fatto compiuto. Non va bene".
L'annuncio dei 12 club è uscito nella notte di domenica 18, la sera di martedì 20 è arrivata la retromarcia. In mezzo c'è stato un lunedì sera nel quale il Leeds ha affrontato il Liverpool, primo match fra una squadra esclusa e una inclusa. C'è stata tensione?
"La mattina di quel lunedì ho chiamato il nostro ufficio media, 'inventatevi qualcosa, per esempio delle magliette". Quello che non sapevo è che le avrebbero messe anche nello spogliatoio del Liverpool: Klopp si è un po' offeso, e in effetti non è certo a lui e ai suoi giocatori che si può dire di guadagnare la Champions sul campo. L'hanno sempre fatto. Ho chiarito subito l'equivoco con Klopp, scusandomi".
Soddisfatto di come l'Uefa ha affrontato la situazione?
"Era fondamentale far emergere subito gli anticorpi del sistema. Nel 1975 il Leeds arrivò alla finale di coppa Campioni: non l'avrei comprato se non avessi l'ambizione di riportarlo in Champions. Nel pranzo in cui sentii parlare per la prima volta di quest'opportunità c'era Ken Dalglish, che definì il Leeds uno sleeping giant. Ora che l'ho risvegliato, sono consapevole che la prossima sarà la stagione più difficile, perché la Premier andrà consolidata: ma nel giro di due o tre anni l'obiettivo diventerà prima l'Europa League e poi la Champions".
Ma il sistema tradizionale del calcio contraddice la possibilità di nuovi ricavi?
"Questo è l'aspetto che mi fa impazzire: assolutamente no, anzi. Le faccio un esempio. Se fosse possibile giocare quarti, semifinali e finale di Champions nel week-end, l'Uefa aumenterebbe i diritti tv di un miliardo. Giocando alle 16 e alle 18 del sabato e della domenica guadagnerebbe tutta l'Asia, che alle 21 del martedì e del mercoledì dorme sonni profondi. So bene che spostare le partite è difficile: ma un miliardo è un miliardo".
La proprietà dei San Francisco 49ers è entrata col 37 per cento nell'azionariato del Leeds. Soci o alleati per investimenti futuri?
"Io sono un esperto di media e marketing, loro di gestione di arene e merchandising. Assieme costituiamo un'impresa forte e competente. L'espansione è nelle cose".
Si dice che stiate cercando una squadra in Italia.
"Oppure in un altro Paese europeo, sì. E stavolta mi piacerebbe un grande club".
A Milano ce ne sono due: uno è aperto almeno a nuovi soci stante la situazione cinese, l'altro è di proprietà di un fondo, e quindi prima o poi venderà.
"Non c'è stato niente, se è questo che vuol sapere. Ma un interesse esiste, vediamo come si evolvono i piani di Suning. Sull'altra sponda, Elliott ha migliorato la gestione del Milan, ma come dice lei prima o poi venderà. In Europa ci sono tre club che hanno grandi possibilità di sviluppo: i due milanesi e l'Atletico Madrid. Per ora, restiamo alla finestra e ci godiamo il Leeds. Ma lo sa che in tre anni i ragazzi dell'Academy convocati nelle varie nazionali sono passati da due a sedici?".