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Antonio Conte, 51 anni (ansa)

Conte, elogio del bell'Antonio: l'allenatore che da solo vale 10 punti in più

Lui aprì il ciclo della Juve, lui stesso lo ha interrotto. "È una delle vittorie più importanti"
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"Gli perdono di essere andato all'Inter, proprio all'Inter, solo perché gli voglio bene". Così disse Giorgio Chiellini, capitano della Juventus, di Antonio Conte, simbolo dei bianconeri. Un sentimento che non poteva essere ovviamente condiviso da milioni di tifosi orfani, da un giorno all'altro, di questo personaggio unico, immediatamente convinti che lui avrebbe riportato lo scudetto all'Inter, proprio all'Inter. Così è stato. Antonio Conte è l'uomo che ridiede il tricolore alla Juve dopo Calciopoli, e poi altri due. Più i cinque da giocatore, nella squadra di cui fu capitano. È stato lui a riaprire il ciclo bianconero ed è lui a chiuderlo. Un delitto perfetto, un delitto passionale. "Uno dei miei successi più importanti".

Inter, lo speciale scudetto n. 19

Sabato a Crotone aveva controllato le zolle una per una, poi nello spogliatoio dopo la vittoria ha saltato come mai nella …
"Gli perdono di essere andato all'Inter, proprio all'Inter, solo perché gli voglio bene". Così disse Giorgio Chiellini, capitano della Juventus, di Antonio Conte, simbolo dei bianconeri. Un sentimento che non poteva essere ovviamente condiviso da milioni di tifosi orfani, da un giorno all'altro, di questo personaggio unico, immediatamente convinti che lui avrebbe riportato lo scudetto all'Inter, proprio all'Inter. Così è stato. Antonio Conte è l'uomo che ridiede il tricolore alla Juve dopo Calciopoli, e poi altri due. Più i cinque da giocatore, nella squadra di cui fu capitano. È stato lui a riaprire il ciclo bianconero ed è lui a chiuderlo. Un delitto perfetto, un delitto passionale. "Uno dei miei successi più importanti".

Inter, lo speciale scudetto n. 19

Sabato a Crotone aveva controllato le zolle una per una, poi nello spogliatoio dopo la vittoria ha saltato come mai nella sua nuova vita interista. Infine ha postato il video dell'inserviente che lucida i simboli degli scudetti. Metamorfosi compiuta. "Antonio vale dieci punti in più a campionato". Questo il pensiero della vecchia guardia juventina. Il vantaggio aritmetico conferma, grosso modo, il calcolo empirico. Ma per arrivarci, Conte ha dovuto imporsi adattamenti e silenzi, e qualche compromesso. La scorsa estate stava per andarsene: ricordate quel lungo pomeriggio di trattative? Invece è rimasto, ed è stata la prima pennellata di bianco, rosso e verde su un triangolo di tessuto al centro del petto. 

L'atto di vero realismo è stato comprendere e accettare che il gioco più "europeo", quello che beffardamente ha lasciato l'Inter fuori dall'Europa, non potesse essere proposto sempre. Non che l'Inter sia diventata brutta, ma più italianista e pragmatica sì. Lo erano, del resto, non poche Juventus in cui Conte ha giocato, fuorché quella che lui galvanizzò da allenatore nel 2011/12 e poi a seguire, fino all'addio improvviso a luglio 2014. L'adattamento anche caratteriale di Antonio (in questa seconda stagione nerazzurra è apparso da subito meno agitato, meno focoso), allenatore che non ha mai accettato la schiavitù dei dogmi, neppure dei propri (il primo modulo lo cambiò proprio alla Juve per dare più respiro a Pirlo), è la chiave per capire la svolta del 2021. Insieme alla scelta di una squadra titolare al 90 per cento, anche questa un'eredità che arriva da lontano, quando la spina dorsale di una formazione era quella e mutava poco, anche se poco - rispetto a oggi - si giocava. 

Ironizzando su esteti ed estetisti, Conte ha finito col dar ragione ad Allegri: conta vincere, di corto o lungo muso non importa, senza dimenticare che il calcio è un mistero semplice: due squadre, un pallone da infilare in porta, i giocatori migliori per farlo e un allenatore che sappia interpretare e adattare le loro caratteristiche, facendone un blocco. Prima i giocatori, poi il gioco e la squadra, che ne sono naturale emanazione. Non è l'unica strada per vincere, ma è quella che nella storia della Serie A ha reso di più. 

Che poi Antonio Conte allenatore non abbia mai vinto coppe internazionali conferma che nessuna legge è assoluta. Anche Massimiliano Allegri, tornando all'accostamento meno remoto tra i tecnici più bravi d'Italia, non ne ha vinte. Ma nessuno sa far rendere una squadra meglio di lui, meglio di loro, nel lungo giro d'Italia del campionato. La Champions e l'Europa League, quelle semmai sono la Sanremo o la Roubaix, si vincono e si perdono per tante ragioni. Ma in una gara a tappe, il più forte arriva primo. 

Se resterà ancora all'Inter, Conte raggiungerà se stesso: tre anni in panchina a Milano, tre anni alla Juve. Dipenderà dai programmi. La sua ambizione adesso è portare avanti l'Inter anche in Champions. A Torino ancora lo amano senza ammetterlo e alcuni lo considerano un traditore, anche se ovviamente non è vero. A Milano, forse, adesso lo giudicheranno un po' meno juventino. Non che sia un insulto. Anzi, di solito se si vuol vincere è un complimento.