Le certezze del Diavolo oltre Ibra
di Paolo Condò , di Paolo CondòIl commento alla giornata di Serie A
Il Milan non raggiungeva la fettuccia dei 75 punti dal 2012, e l'ultimo 7-0 della sua storia era datato 1959. La seconda vittoria torinese in tre giorni - dieci gol a zero la somma, che ovviamente fa impressione - avvicina il traguardo nel modo più coerente con quella che era stata la sua stagione fino a febbraio: un gioco divertente, fresco e coraggioso, riemerso nel momento in cui il pericolo di perdere l'obiettivo della Champions poteva appesantire le gambe. Al di là delle dimensioni del successo, che segnala una squadra in pieno divertimento e un'altra nuovamente angosciata, è notevole la crescita di personalità del Milan in assenza di Ibrahimovic, che se non rientrerà prima della fine - come pare - avrà giocato 19 partite su 38, la metà esatta. Ibra è stato il totem di questa rinascita rossonera, e ha seminato evidentemente bene se i Kessié e gli Hernandez, i Rebic e i Kjaer sono riusciti a surrogarne la l…
Il Milan non raggiungeva la fettuccia dei 75 punti dal 2012, e l'ultimo 7-0 della sua storia era datato 1959. La seconda vittoria torinese in tre giorni - dieci gol a zero la somma, che ovviamente fa impressione - avvicina il traguardo nel modo più coerente con quella che era stata la sua stagione fino a febbraio: un gioco divertente, fresco e coraggioso, riemerso nel momento in cui il pericolo di perdere l'obiettivo della Champions poteva appesantire le gambe. Al di là delle dimensioni del successo, che segnala una squadra in pieno divertimento e un'altra nuovamente angosciata, è notevole la crescita di personalità del Milan in assenza di Ibrahimovic, che se non rientrerà prima della fine - come pare - avrà giocato 19 partite su 38, la metà esatta. Ibra è stato il totem di questa rinascita rossonera, e ha seminato evidentemente bene se i Kessié e gli Hernandez, i Rebic e i Kjaer sono riusciti a surrogarne la leadership, e anche il rendimento in campo, per periodi così lunghi. Logico vedere in Stefano Pioli il regista di questa crescita, ma avremo occasione di riparlarne: di certo la capacità di indicare la strada attraverso il gioco va nel senso della modernità. Il Milan è una squadra concettualmente moderna, e un'assicurazione sul futuro più solida non esiste.
Nel gioco delle motivazioni che fornisce sempre una chiave di lettura del finale di campionato, il campo centrale del turno numero 36 era Bergamo, perché la prevedibile vittoria dell'Atalanta sul Benevento avrebbe potuto definire le due situazioni più importanti rimaste aperte: la corsa ai tre posti Champions ancora da assegnare e quella a evitare l'ultima caduta in Serie B. Il risultato previsto è arrivato, anche se in misura meno esplosiva rispetto alle ultime prestazioni dell'Atalanta, e le situazioni si sono chiarite, perché sia i bergamaschi che il Milan sono in vantaggio sulla Juve negli scontri diretti, e quindi i tre punti di margine che mantengono sugli ex campioni d'Italia - protagonisti ieri di una bella vittoria sul Sassuolo, con Ronaldo e Dybala contemporaneamente a quota 100 gol juventini, e chissà quale morale trarre dalla circostanza - in realtà sono quattro. Il che depotenzia lo scontro diretto dell'ultima giornata: se l'Atalanta batte il Genoa (da ieri salvo) e il Milan supera il Cagliari (allontanatosi dal Benevento), la Champions è fatta. E per l'ultimo passaporto il Napoli, altra squadra che sta filando a tutta forza, difenderà la sua piccola dote - un punto solo - affrontando Fiorentina (da ieri salva) e Verona.
Il pareggio della Spezia in casa Samp inchioda il Benevento a una strada obbligata: sei punti nelle ultime due gare (Crotone in casa, Torino fuori). Sabato c'è lo scontro diretto fra Spezia e Toro, che è malconcio ma ha ancora una partita in dispensa, il recupero con la Lazio. In questo senso, il gol in extremis di Immobile al Parma - che teoricamente tiene ancora in corsa Champions la squadra di Inzaghi - non è stata una buona notizia.
Nel gioco delle motivazioni che fornisce sempre una chiave di lettura del finale di campionato, il campo centrale del turno numero 36 era Bergamo, perché la prevedibile vittoria dell'Atalanta sul Benevento avrebbe potuto definire le due situazioni più importanti rimaste aperte: la corsa ai tre posti Champions ancora da assegnare e quella a evitare l'ultima caduta in Serie B. Il risultato previsto è arrivato, anche se in misura meno esplosiva rispetto alle ultime prestazioni dell'Atalanta, e le situazioni si sono chiarite, perché sia i bergamaschi che il Milan sono in vantaggio sulla Juve negli scontri diretti, e quindi i tre punti di margine che mantengono sugli ex campioni d'Italia - protagonisti ieri di una bella vittoria sul Sassuolo, con Ronaldo e Dybala contemporaneamente a quota 100 gol juventini, e chissà quale morale trarre dalla circostanza - in realtà sono quattro. Il che depotenzia lo scontro diretto dell'ultima giornata: se l'Atalanta batte il Genoa (da ieri salvo) e il Milan supera il Cagliari (allontanatosi dal Benevento), la Champions è fatta. E per l'ultimo passaporto il Napoli, altra squadra che sta filando a tutta forza, difenderà la sua piccola dote - un punto solo - affrontando Fiorentina (da ieri salva) e Verona.
Il pareggio della Spezia in casa Samp inchioda il Benevento a una strada obbligata: sei punti nelle ultime due gare (Crotone in casa, Torino fuori). Sabato c'è lo scontro diretto fra Spezia e Toro, che è malconcio ma ha ancora una partita in dispensa, il recupero con la Lazio. In questo senso, il gol in extremis di Immobile al Parma - che teoricamente tiene ancora in corsa Champions la squadra di Inzaghi - non è stata una buona notizia.