Jacobs è un bolide: 100 metri da record, con 9"95 più veloce di Tortu
di Emanuela Audisio , di Emanuela AudisioNuovo primato italiano: Marcell vola a Savona. Padre texano, mamma bresciana, ha 26 anni, tre figli e la finale olimpica nel mirino
Oh yes. Il bolide è un all italian boy nato in Texas. Marcell, l'amico americano, molto tatuato, il poliziotto di 26 anni che non parla inglese, figlio di un marine, porta l'Italia in cima al mondo nei cento metri. È un razzo che fila alla velocità di 36,2 chilometri orari. Il muro dei 10 secondi non c'è più. È il primo papà (tre figli) recordman dello sprint azzurro: 9"95 in solitudine, in batteria, senza grandi avversari e stimoli, sulla pista di Savona, e con +1,5 di vento a favore.
È la cronaca di un primato italiano annunciato (supera il 9"99 di Tortu del 2018) dopo l'oro di Jacobs agli europei indoor di Torun sui 60 in 6"47 con un successo dalla sconfinata potenza muscolare. È un 9"95 al primo 100 della stagione, senza una grande partenza (che invece è stato l'elemento novità), ma con una bella cavalcata fluida nel tratto finale. Poi preferisce non rischiar…
È la cronaca di un primato italiano annunciato (supera il 9"99 di Tortu del 2018) dopo l'oro di Jacobs agli europei indoor di Torun sui 60 in 6"47 con un successo dalla sconfinata potenza muscolare. È un 9"95 al primo 100 della stagione, senza una grande partenza (che invece è stato l'elemento novità), ma con una bella cavalcata fluida nel tratto finale. Poi preferisce non rischiar…
Oh yes. Il bolide è un all italian boy nato in Texas. Marcell, l'amico americano, molto tatuato, il poliziotto di 26 anni che non parla inglese, figlio di un marine, porta l'Italia in cima al mondo nei cento metri. È un razzo che fila alla velocità di 36,2 chilometri orari. Il muro dei 10 secondi non c'è più. È il primo papà (tre figli) recordman dello sprint azzurro: 9"95 in solitudine, in batteria, senza grandi avversari e stimoli, sulla pista di Savona, e con +1,5 di vento a favore.
È la cronaca di un primato italiano annunciato (supera il 9"99 di Tortu del 2018) dopo l'oro di Jacobs agli europei indoor di Torun sui 60 in 6"47 con un successo dalla sconfinata potenza muscolare. È un 9"95 al primo 100 della stagione, senza una grande partenza (che invece è stato l'elemento novità), ma con una bella cavalcata fluida nel tratto finale. Poi preferisce non rischiare e salta la finale per via di un crampo. A due mesi da Tokyo è il quinto tempo mondiale stagionale e il più veloce in Europa. "Sapevo di essere in forma, dovevo solo stare attento a non sbagliare in partenza, ma ci ho lavorato tanto, anche se ai blocchi ero teso, perché ero il primo ad avere grandi aspettative. Con lo stimolo di un avversario a fianco credo di potermi ripetere o migliorare ancora, soprattutto nella prima parte di gara. Ancora non realizzo, lo farò stasera, quando sarò a letto e so già che non prenderò sonno. La mia compagna e i miei figli saranno orgogliosi di me. L'America ce l'ho dentro, geneticamente, da qualche parte, ma sono e mi sento italiano".
È anche il simbolo di un'Italia che si mischia, che si sposta, che ci prova, che si affida ad una squadra, che cambia specialità, dal lungo allo sprint, che attraversa delusioni, ammette fragilità, prima di trovarsi. Un'Italia azzurra e anche nera, Marcell è nato a El Paso nel '94, ma a 18 mesi è tornato in Italia, a Desenzano, dove è cresciuto, allenandosi tra i filari dei vigneti delle colline del Garda. Suo nonno lo chiamava "motoretta" perché non stava mai fermo, sua madre Viviana lo ha avuto giovane, 19 anni, e alla stessa età Marcell ha avuto il primo figlio, Jeremy, mentre gli altri due Anthony e Megan vengono dal rapporto con Nicole Daza, 27 anni, originaria dell'Ecuador. La coppia non è sposata, ma c'è una promessa: "Se arrivo in finale a Tokyo la sposo". Jacobs nel 2018 si è trasferito a Roma dove è allenato da Paolo Camossi, ex triplista, che ora dice: "Già da due anni Marcell valeva un tempo sotto i 10" ma mancava sempre qualcosa. Cambiare la partenza è stato fondamentale, siamo andati contro i canoni stilistici italiani, non per voglia di trasgressione, ma perché ma appunto certe cose cambiano. Anche di Bolt dicevano che era troppo giraffa per lo sprint e invece ha fatto correre il mondo. Marcell parte più dritto e così ha più forza di quando stava più inclinato. Va molto più rapido, è più scorrevole. Il problema è che lui vorrebbe sempre andare al massimo e se devo farlo rallentare sono problemi. È esuberante, ma il talento si allena maniera diversa, e oggi da solo non vai da nessuna parte. Per questo c'è un team multidisciplinare attorno a lui, dal chiropratico Dejean al fisioterapista Marcellini, in più gli è stato molto utile il lavoro con la mental coach Nicoletta Romanazzi che l'ha convinto che se vuole può".
E che forse ha anche sanato i buchi neri di Marcell con il padre, Lomont, con cui non c'è mai molto feeling, anche perché la madre ha cresciuto il figlio da sola. Jacobs si è allenato un po' come un cavallo allo stadio dei Marmi dietro ad uno scudo aerodinamico, correndo dietro a una macchina che protegge dal vento e riduce la resistenza. Ora il suo programma è di fare molte gare perché come dice Camossi "a fare troppo riposo ci si spegne". A Rieti il 22 Jacobs ci sarà, speriamo ci sia anche Tortu che deve recuperare da un infortunio. La luna è ancora lontana, ma i razzi azzurri si stanno scaldando.
È la cronaca di un primato italiano annunciato (supera il 9"99 di Tortu del 2018) dopo l'oro di Jacobs agli europei indoor di Torun sui 60 in 6"47 con un successo dalla sconfinata potenza muscolare. È un 9"95 al primo 100 della stagione, senza una grande partenza (che invece è stato l'elemento novità), ma con una bella cavalcata fluida nel tratto finale. Poi preferisce non rischiare e salta la finale per via di un crampo. A due mesi da Tokyo è il quinto tempo mondiale stagionale e il più veloce in Europa. "Sapevo di essere in forma, dovevo solo stare attento a non sbagliare in partenza, ma ci ho lavorato tanto, anche se ai blocchi ero teso, perché ero il primo ad avere grandi aspettative. Con lo stimolo di un avversario a fianco credo di potermi ripetere o migliorare ancora, soprattutto nella prima parte di gara. Ancora non realizzo, lo farò stasera, quando sarò a letto e so già che non prenderò sonno. La mia compagna e i miei figli saranno orgogliosi di me. L'America ce l'ho dentro, geneticamente, da qualche parte, ma sono e mi sento italiano".
È anche il simbolo di un'Italia che si mischia, che si sposta, che ci prova, che si affida ad una squadra, che cambia specialità, dal lungo allo sprint, che attraversa delusioni, ammette fragilità, prima di trovarsi. Un'Italia azzurra e anche nera, Marcell è nato a El Paso nel '94, ma a 18 mesi è tornato in Italia, a Desenzano, dove è cresciuto, allenandosi tra i filari dei vigneti delle colline del Garda. Suo nonno lo chiamava "motoretta" perché non stava mai fermo, sua madre Viviana lo ha avuto giovane, 19 anni, e alla stessa età Marcell ha avuto il primo figlio, Jeremy, mentre gli altri due Anthony e Megan vengono dal rapporto con Nicole Daza, 27 anni, originaria dell'Ecuador. La coppia non è sposata, ma c'è una promessa: "Se arrivo in finale a Tokyo la sposo". Jacobs nel 2018 si è trasferito a Roma dove è allenato da Paolo Camossi, ex triplista, che ora dice: "Già da due anni Marcell valeva un tempo sotto i 10" ma mancava sempre qualcosa. Cambiare la partenza è stato fondamentale, siamo andati contro i canoni stilistici italiani, non per voglia di trasgressione, ma perché ma appunto certe cose cambiano. Anche di Bolt dicevano che era troppo giraffa per lo sprint e invece ha fatto correre il mondo. Marcell parte più dritto e così ha più forza di quando stava più inclinato. Va molto più rapido, è più scorrevole. Il problema è che lui vorrebbe sempre andare al massimo e se devo farlo rallentare sono problemi. È esuberante, ma il talento si allena maniera diversa, e oggi da solo non vai da nessuna parte. Per questo c'è un team multidisciplinare attorno a lui, dal chiropratico Dejean al fisioterapista Marcellini, in più gli è stato molto utile il lavoro con la mental coach Nicoletta Romanazzi che l'ha convinto che se vuole può".
E che forse ha anche sanato i buchi neri di Marcell con il padre, Lomont, con cui non c'è mai molto feeling, anche perché la madre ha cresciuto il figlio da sola. Jacobs si è allenato un po' come un cavallo allo stadio dei Marmi dietro ad uno scudo aerodinamico, correndo dietro a una macchina che protegge dal vento e riduce la resistenza. Ora il suo programma è di fare molte gare perché come dice Camossi "a fare troppo riposo ci si spegne". A Rieti il 22 Jacobs ci sarà, speriamo ci sia anche Tortu che deve recuperare da un infortunio. La luna è ancora lontana, ma i razzi azzurri si stanno scaldando.