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(agf)

La paralisi psicologica del Diavolo e l'utilità del Var su chiamata

Il commento sulla giornata di Serie A
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In un tie-break i match point si sprecano anche sul proprio servizio, com'è successo al Milan, incapace di sfruttare la grande occasione contro il Cagliari. Nel prossimo turno, l'ultimo, ne avrà un altro, ma sul servizio dell'avversario se possiamo dire così, perché per non rischiare il sorpasso della Juve - impegnata a Bologna - dovrà battere l'Atalanta, e quella sarebbe un'impresa. Può darsi che la sua difficoltà liberi i rossoneri dal braccino che ieri li ha letteralmente strangolati: nessuna traccia della bella squadra che aveva segnato dieci gol in quattro giorni alle due torinesi, ma una paralisi psicologica come raramente ne abbiamo viste. Facile dire che se c'è una sera nella quale sarebbe servito il carisma di Ibrahimovic, era questa. I suoi rimpiazzi hanno fallito la prova, camminando quando non avevano il pallone e cercando sempre un altro cui affidare la responsabilità del tiro, scelta r…
In un tie-break i match point si sprecano anche sul proprio servizio, com'è successo al Milan, incapace di sfruttare la grande occasione contro il Cagliari. Nel prossimo turno, l'ultimo, ne avrà un altro, ma sul servizio dell'avversario se possiamo dire così, perché per non rischiare il sorpasso della Juve - impegnata a Bologna - dovrà battere l'Atalanta, e quella sarebbe un'impresa. Può darsi che la sua difficoltà liberi i rossoneri dal braccino che ieri li ha letteralmente strangolati: nessuna traccia della bella squadra che aveva segnato dieci gol in quattro giorni alle due torinesi, ma una paralisi psicologica come raramente ne abbiamo viste. Facile dire che se c'è una sera nella quale sarebbe servito il carisma di Ibrahimovic, era questa. I suoi rimpiazzi hanno fallito la prova, camminando quando non avevano il pallone e cercando sempre un altro cui affidare la responsabilità del tiro, scelta rovinosa negli spazi più che intasati davanti a Cragno. Il Milan non si è costruito una sola palla-gol.

Il suo disagio si è visto soprattutto nella quantità di passaggi sbagliati, con palla diretta verso compagni circondati da avversari senza mai cercare quelli che, di conseguenza, erano liberi. Nel primo tempo la squadra di Pioli non sapeva cosa fare: un po' per l'emozione dell'ultimo miglio, un po' per la sorpresa di trovarsi davanti un Cagliari determinato a farsi rispettare. Come spesso succede in queste circostanze, infatti, la notizia del brindisi in albergo dopo la salvezza portata dal gol del Crotone è stata stracapita; com'è giusto che sia, Semplici ha trasformato il sollievo in leggerezza anziché in demotivazione, e il Cagliari ha giocato un'ottima partita. Con un portiere meno reattivo di Donnarumma, avrebbe vinto.

Dei due posti Champions ancora da assegnare - l'Atalanta ha timbrato la pratica sabato - uno è stato prenotato dal Napoli, cui resta da battere il Verona nell'ultima giornata. Ieri ha vinto a Firenze con la pazienza dei forti, sopportando la pressione caricatale addosso dai complottisti in servizio permanente effettivo dopo l'infelice arbitraggio di Calvarese. La coincidenza del calendario col finale di tre anni fa era un'insidia psicologica - anche se quello valeva per lo scudetto - ma evidentemente è bastato cambiare albergo per risolverla. Il Napoli è stato inesorabile come gli capita ormai da tre mesi, scegliendo di controllare gli slanci di una Fiorentina molto accesa - Ribery ci ha ricordato chi è stato, Vlahovic chi sta diventando - per guadagnare poi gradatamente spazio accampandosi infine al limiti dell'area viola, e lì cercando la combinazione giusta senza scadere in alcuna frenesia. Il rigore di cui ha goduto è un parente stretto di quelli del sabato torinese, e sul quale a fine campionato ci aspettiamo chiarezza da parte di Rizzoli: il fallo di Milenkovic c'era ma, con l'arbitro Abisso veramente a due passi, il richiamo al Var si iscrive alla categoria della "moviola in campo" e non del "chiaro ed evidente errore" che è il parametro battezzato nel protocollo. Non esprimiamo preferenze fra i due metodi, ma un semplice bisogno di coerenza: se la scelta è per rivedere tutto, lo si scriva nel regolamento. La concessione di una chiamata per tempo ai due allenatori risolverebbe buona parte della questione.

Una volta in vantaggio, il Napoli si trova nella posizione di poter sfruttare appieno l'arma totale di cui è dotata quest'anno: Victor Osimhen si divide con Achraf Hakimi il titolo di miglior giocatore arrivato in Serie A la scorsa estate, e se l'esterno marocchino è stato uno dei pilastri dello scudetto di Conte, la punta nigeriana può valere in prospettiva - una prospettiva stretta: la prossima stagione - lo stesso traguardo. Alla capacità di correre in campo aperto e di non tremare davanti alla porta ha aggiunto ormai una lettura delle situazioni, vedi lo splendido lancio per Insigne che ha innescato il secondo gol, che ne fa un attaccante completo. Si è già detto altre volte della capacità di Rino Gattuso di oltrepassare il suo cliché di antico (ringhiante) mediano per costruire meccanismi tattici da orologiaio. Il Napoli di Firenze, esondante nel gioco della catena Fabian-Zielinski-Insigne, e abile nel restare ben protetto malgrado un finale con quattro attaccanti in campo, ne è stato un ottimo esempio.