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Klay Thompson, il ritorno nella Nba e quell'omaggio di 7 secondi da Draymond Green

Il ritorno in campo di Klay Thompson (reuters)
L'attimo fuggente. Comincia oggi la nuova rubrica di Paolo Condò sui momenti iconici dello sport. Green, infortunato, è entrato in campo per omaggiare il compagno di squadra, rientrato dopo due anni di assenza per problemi fisici
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Seven seconds, come la canzone dolcissima di Youssou N'Dour e Neneh Cherry. Sette secondi è durata l'altra sera la partita di Draymond Green, ala forte dei Golden State Warriors, che durante il riscaldamento della gara con Cleveland ha avvertito un fastidio a un polpaccio: meglio fermarsi una notte, la stagione Nba è troppo intensa per rischiare un infortunio più serio. Green ha parlato con Steve Kerr, l'allenatore, si è risparmiato il resto del pre-gara ma alla palla a due era regolarmente in campo: il primo a ricevere è stato Darius Garland, play dei Cavaliers, che ha atteso il lento arrivo di Draymond. Quello, sorridente, gli ha toccato platealmente il braccio nella caricatura di un tentativo di rubar palla. L'arbitro ha fischiato il fallo e Green è andato a sedere in panchina, soddisfatto.

Sette secondi è durata la scena, che Klay Thompson ha seguito dal campo impietrito dalla commozione. Poi il gioco ha preso a flu…

Seven seconds, come la canzone dolcissima di Youssou N'Dour e Neneh Cherry. Sette secondi è durata l'altra sera la partita di Draymond Green, ala forte dei Golden State Warriors, che durante il riscaldamento della gara con Cleveland ha avvertito un fastidio a un polpaccio: meglio fermarsi una notte, la stagione Nba è troppo intensa per rischiare un infortunio più serio. Green ha parlato con Steve Kerr, l'allenatore, si è risparmiato il resto del pre-gara ma alla palla a due era regolarmente in campo: il primo a ricevere è stato Darius Garland, play dei Cavaliers, che ha atteso il lento arrivo di Draymond. Quello, sorridente, gli ha toccato platealmente il braccio nella caricatura di un tentativo di rubar palla. L'arbitro ha fischiato il fallo e Green è andato a sedere in panchina, soddisfatto.

Sette secondi è durata la scena, che Klay Thompson ha seguito dal campo impietrito dalla commozione. Poi il gioco ha preso a fluire, Klay ha segnato il primo canestro dopo 941 giorni di assenza, e alla faccia del polpaccio indurito Draymond è stato il primo a scattare in piedi. Bentornato. Thompson viene da due intere stagioni di convalescenza, prima per la rottura di un legamento crociato, poi per quella di un tendine d'Achille: due infortuni gravissimi, entrambi "season ending" nel gergo Nba, che sono costati ai Warriors - tre volte campioni negli anni precedenti - la competitività.

Mentre Kevin Durant (a sua volta fuori un anno) traslocava, Steph Curry e Green, le altre star, hanno atteso con pazienza il rientro del compagno. Hanno seguito la prima convalescenza, l'hanno rincuorato nei giorni terribili del secondo infortunio, gli sono stati vicini nel faticoso percorso di recupero. Glielo dovevano: oltre che un grande giocatore, Thompson è sempre stato l'equilibratore dello spogliatoio, l'uomo che, con discrezione ma anche decisione, cambiava posto in panchina quando le eterne discussioni fra Green e Durant rischiavano di sfociare in rissa, e si sedeva fra loro sedando il principio d'incendio. Per questo Draymond non poteva mancare la sera del suo ritorno. Sette secondi soltanto, ma pieni di stima e di affetto. "Compagni di squadra" vuol dire esattamente questo.