I segreti per vincere? Pulizia e buona educazione. "Il talento non è solo Dna"
di Massimo Calandri , di Massimo CalandriPresentarsi sempre in ordine. Pulire lo spogliatoio al termine di ogni allenamento. Rimettere a posto i pesi in palestra. Sorridere. Essere educati - salutare, stringere la mano a tecnici e compagni, ringraziare -, e concentrati durante le sessioni. Pensare all'obiettivo da raggiungere, mai a sé stessi. Il talento dei giovani sportivi si può formare. Allenare. Disciplina, coesione, etica lavorativa, niente scorciatoie o furbizie: così nascono i fuoriclasse futuri. Perché la natura, il Dna non bastano: lo dice la scienza. Uno dei più noti club di rugby britannici, i Worcester Warriors, con l'appoggio della federazione inglese (Rfu) ha finanziato per 4 anni un progetto di ricerca con la collaborazione dell'Università di Birmingham: interviste ad atleti e allenatori, raccolte di dati e numeri, tutto alla scoperta di cosa possa influenzare di più la crescita dei potenziali campioni.
I risultati, pubblicati sulle migliori rivist…
Presentarsi sempre in ordine. Pulire lo spogliatoio al termine di ogni allenamento. Rimettere a posto i pesi in palestra. Sorridere. Essere educati - salutare, stringere la mano a tecnici e compagni, ringraziare -, e concentrati durante le sessioni. Pensare all'obiettivo da raggiungere, mai a sé stessi. Il talento dei giovani sportivi si può formare. Allenare. Disciplina, coesione, etica lavorativa, niente scorciatoie o furbizie: così nascono i fuoriclasse futuri. Perché la natura, il Dna non bastano: lo dice la scienza. Uno dei più noti club di rugby britannici, i Worcester Warriors, con l'appoggio della federazione inglese (Rfu) ha finanziato per 4 anni un progetto di ricerca con la collaborazione dell'Università di Birmingham: interviste ad atleti e allenatori, raccolte di dati e numeri, tutto alla scoperta di cosa possa influenzare di più la crescita dei potenziali campioni.
I risultati, pubblicati sulle migliori riviste scientifiche mondiali, raccontano che le potenzialità delle giovani promesse possono essere esaltate e rafforzate: a patto di lavorare insieme per un obiettivo comune. E di non barare, mai. Ma suggeriscono anche altre cose interessanti. Ad esempio, è più facile che nasca un talento in condizioni socio-economiche sfavorevoli: conviene dunque investire nelle zone meno sviluppate, più 'povere' sportivamente e non solo. Ancora: la velocità nel rugby (e nello sport in generale) è sempre più importante: proprio per questo è bene che fino ai 15 i ragazzi pratichino discipline diverse, divertendosi e imparando ad affrontare - e a ribaltare, possibilmente in gruppo - situazioni sfavorevoli. La formula per i campioni di domani? Insegnare l'approccio sistematico, non quello che punta al risultato immediato.
Francesco Dimundo, l'italiano a capo della ricerca
A coordinare questi quattro anni di ricerca è stato un italiano, Francesco Dimundo, specialista nell'identificazione e crescita del talento sportivo, barese di Bitonto con studi e specializzazione all'Università di Edimburgo, dottorando alla Birmingham City University, docente universitario e preparatore fisico con esperienze in Arizona, all'Academy inglese degli Wasps e ai Worcester Warriors. "Il talento è la capacità di un giovane atleta con alte potenzialità di eccellere in un determinato sport e in un determinato momento", spiega. "Contrariamente a quanto si pensa, generalmente queste potenzialità non sono esclusivamente riferite a fattori e doti genetiche, innate e immutabili, ma a diverse caratteristiche sviluppabili e adattabili nel tempo. Per questo motivo i Worcester Warriors, sotto la spinta della Rfu e seguendo il classico approccio scientifico e imprenditoriale anglosassone, hanno finanziato il progetto: per capire quali caratteristiche potessero essere più importanti per i giovani rugbisti inglesi. Siamo riusciti a dare delle indicazioni su come poter concretamente migliorare certi aspetti. In particolare, la nostra ricerca ha rilevato che ci sono 3 macro aree d'intervento. I nostri studi hanno portato i Worcester Warriors a potenziare il proprio settore giovanile a livello territoriale e nazionale, e indirettamente, la Rfu ad adottare un metodo più innovativo, scientificamente approvato ed altamente efficace per la crescita dei propri talenti nel panorama internazionale".
Il talento sportivo si sviluppa nelle aree più povere
Sostiene che fondamentalmente siano tre le aree su cui intervenire: ambientale, personale e quella inerente al compito. "Per fare un esempio pratico per quella ambientale: tutti i giocatori del settore giovanile (dall'U16 all'U21) appartenevano a una classe sociale benestante, tuttavia - da un indagine interna fatta sul settore giovanile - è emerso che i ragazzi più promettenti venivano da una classe sociale meno avvantaggiata rispetto a chi era considerato dai coach 'meno promettente'. Il fattore 'sfida': sebbene sia importante avere risorse per far crescere giocatori talentuosi, alcuni livelli di 'deprivazione sociale' sono necessari per forgiare l'animo e il carattere dei futuri professionisti (in una visione più ampia, le squadre nazionali del Pacifico c'insegnano proprio questo)". Investire nella ricerca di talenti nelle aree geografiche 'meno avvantaggiate' sembra il modo migliore per avere potenzialmente più campioni.
Educazione, disciplina, lavoro: così cresce un campione
"Nell'ambito della sfera personale, per esempio, ai giocatori di mischia è fortemente raccomandato di possedere una mole più massiccia e robusta dei trequarti, ai quali invece è fortemente consigliato di sviluppare agilità. I nostri studi hanno anche aggiunto l'importanza del fattore velocità che, in concomitanza con una massa corporea più muscolare e poco grassa caratterizzano il rugbista d'élite. Per quanto riguarda invece l'aspetto psicologico-comportamentale, è emerso che la disciplina, la coesione, l'etica lavorativa, in generale il duro lavoro sono degli elementi fondamentali per crescere talenti. Questo vuol dire che sia giocatori che tecnici devono mantenere standard professionali elevati per lavorare in un'ottica 'goal-oriented' invece che 'ego-oriented'. Questo lo si può raggiungere soltanto creando un settore giovanile con tecnici di alto livello".
Pensare all'obiettivo e non a sé stessi. "I dati raccolti ci dicono di più. Ad esempio che nel rugby non esistono furbetti e scorciatoie per arrivare al successo, ma solo due tipi di lavori: quelli fatti bene o fatti male. Per esempio è importante essere sempre in ordine con i vestiti e risistemare la sala pesi dopo l'utilizzo, pulire gli spogliatoi al termine dell'allenamento. Salutare e ringraziare con una stretta di mano i membri della propria squadra (tecnici e compagni), fermandosi a fine allenamento per un'autovalutazione critica dell'andamento della sessione appena svolta è segno di resilienza, crescita continua e professionalità. Invece, una forma mentis che supporta la superficialità in allenamento, porta conseguentemente e inevitabilmente a commettere errori nel campo".
Praticare sport diversi fa bene
Cultura sportiva vuol dire praticare più discipline, soprattutto da giovanissimi. "La nostra ricerca ha evidenziato che è fondamentale praticare più sport diversi fino ai 15 anni, perché così si arricchisce il vocabolario motorio del giocatore per creare situazioni di gioco sempre più complesse ed efficaci. Inoltre, l'esposizione divertente e coinvolgente a numerose situazioni - sia di gioco che di competizione - durante la fase pre-adolescenziale di un giocatore, contribuisce significativamente a formare le caratteristiche percettive e psicologiche di rugbisti d'élite. I nostri studi hanno verificato che queste pratiche, allenate nel tempo, portano le giovani promesse a migliorare la propria capacità di affrontare situazioni di gioco sfavorevoli trasformandole in momenti di forza in cui l'intera squadra 'spinge maggiormente' per ribaltare in ogni modo l'evento negativo".
Roma, tre squadre di rugby applicano il modello inglese
L'approccio anglosassone rispetto alla crescita dei propri talenti rugbistici è sempre più strategico e sistematico: imprenditoriale. In Italia siamo in ritardo. "A Roma è partito un progetto di collaborazione, Rugby to Grow, fra club appartenenti a tre categorie diverse: Fiamme Oro Rugby, Rugby Roma e Nea Ostia Rugby. Mi occupo di coordinare l'aspetto della preparazione atletica di alcune fasce dei tre settori giovanili. L'idea di fondo è quella di riproporre un modello di crescita dei talenti simile al framework sviluppato per i Worcester Warriors, ma adattato alle necessità italiane. Siamo agli inizi, c'è molto da fare: ma la direzione è quella giusta".