La doppia vita del lupo-mascotte dei Kansas City Chiefs
di Gabriele Romagnoli , di Gabriele RomagnoliXavier Babudar è un fan di Patrick Mahomes, partecipa ai match e alle feste del team Nfl. Ma è stato anche protagonista di una rapina a mano armata in una banca in Oklahoma. Ora è in fuga
Mezza America lo insegue, l’altra mezza fa il tifo per lui. È un lupo, un supertifoso, un rapinatore, ma soprattutto un archetipo. È l’uomo in fuga verso la vittoria, la meta, la libertà. Xavier Babudar ha 28 anni e si è inventato una vita di sana pianta. Si è messo in testa una maschera da lupo, addosso una maglia dei Kansas City Chiefs. È apparso a tutte le partite della squadra di football, in casa o in trasferta. Nome di battaglia: ChiefsAholic, maniaco dei Chiefs. Ha partecipato alle feste del leggendario capitano Patrick Mahomes, scattato selfie con lui. Ha raccontato di essere un manager. Ha postato fotografie con le ricevute di decine di scommesse vincenti, sempre sulla squadra del cuore. È diventato un piccolo mito americano, uno dei tanti fondati sulla diversità, l’insistenza e quella dose di impalpabilità che li prepara all’inafferrabilità. Finché, a dicembre 2022, ha mancat…
Mezza America lo insegue, l’altra mezza fa il tifo per lui. È un lupo, un supertifoso, un rapinatore, ma soprattutto un archetipo. È l’uomo in fuga verso la vittoria, la meta, la libertà. Xavier Babudar ha 28 anni e si è inventato una vita di sana pianta. Si è messo in testa una maschera da lupo, addosso una maglia dei Kansas City Chiefs. È apparso a tutte le partite della squadra di football, in casa o in trasferta. Nome di battaglia: ChiefsAholic, maniaco dei Chiefs. Ha partecipato alle feste del leggendario capitano Patrick Mahomes, scattato selfie con lui. Ha raccontato di essere un manager. Ha postato fotografie con le ricevute di decine di scommesse vincenti, sempre sulla squadra del cuore. È diventato un piccolo mito americano, uno dei tanti fondati sulla diversità, l’insistenza e quella dose di impalpabilità che li prepara all’inafferrabilità. Finché, a dicembre 2022, ha mancato una partita.
È successo che, sulla strada, pare si sia fermato giusto il tempo per rapinare una banca in Oklahoma, a mano armata. Lo hanno bloccato mentre si allontanava in bicicletta. Nello zaino aveva maschera, guanti e bottino. Si è dichiarato innocente. Lo hanno messo in prigione, liberato su cauzione alla vigilia del Super Bowl di febbraio. Un altro tifoso ha pagato per lui 80 mila dollari. I Chiefs hanno vinto. Il lupo aveva una puntata da 100 mila dollari, ma non poteva riscuoterla, dovendo farlo in Kansas. Lo attendevano all’udienza in tribunale domani. Un allarme è scattato giovedì: il suo braccialetto elettronico era stato manomesso. Hanno seguito il segnale e l’hanno trovato in un bosco, slacciato. Del lupo, nessuna traccia. Ora su di lui c’è una taglia da un milione. Le ricevitorie del Kansas sono sotto sorveglianza. Si aspettano che vada a ritirare la vincita e poi, chissà: via verso i boschi del Canada o una destinazione esotica, purché ci sia un bar con la tv che trasmette il football. Gli avvistamenti fioccano, inevitabili: false piste dei suoi tifosi. Dicono l’abbia fatto per vendere la storia a Hollywood. Babudar si è preparato da una vita: non ha fatto che guardare un uomo cercare la via di fuga nella cruna di un ago, nella luce lasciata da una massa che gli sta per saltare addosso. In fondo, tutto lo sport si riduce a questo, uno che cerca di superare gli altri e lasciarseli alle spalle: Maradona che dribbla gli inglesi, Coppi che se ne va sulle salite, Michael Jordan che, negli ultimi 42 secondi della sua vera vita, semina i mormoni Jazz. Babudar al largo. Siamo tutti pazzi per l’evaso. Peccato quella mano armata.