✕

Amo Manu, oro mondiale nei 100 ai mondiali paralimpici di atletica: “Non mi sono mai arreso, ora vorrei incontrare Jacobs”

Maxcel Amo Manu, 31 anni (credits Augusto Bizzi/Fispes)

 
Il 31enne azzurro, originario del Ghana, è il nuovo campione del mondo nella specialità per amputati: l’incidente nel 2017 e la rinascita grazie allo sport. E ora i 200
2 minuti di lettura

Maxcel condivide con Marcell la pista di atletica, i 100 metri e da mercoledì una medaglia d’oro. Olimpica quella di Jacobs, Mondiale quella di Maxcel Amo Manu, l’uomo più veloce nella specialità più breve e spettacolare dell’atletica paralimpica. Ai Mondiali di Parigi, la prima manifestazione globale a cui partecipa con la maglia azzurra, Amo Manu, 31 anni, origini ghanesi, in Italia dal 2003, ha sbaragliato il campo nella gara dei 100 T64 (amputati): 10”71 ed esultanza di rito, avvolto nel tricolore. “Che serata nervosa, ho beccato anche un giallo in partenza, ma il moncone era sudato e la protesi non aderiva alla perfezione. Poco male, dopo lo sparo ho preso a morsi la pista”.

E ha vinto, come Marcell a Tokyo.
“Non l’ho ancora mai incontrato, ma mi piacerebbe molto. In un certo senso lui, ma anche Filippo Tortu, li conosco alla perfezione, tante volte li ho visti gareggiare in tv. Conosco le movenze, i riti prima della partenza, la falcata. Ora sono veloce anch’io, però”.

Com’è nato…

Maxcel condivide con Marcell la pista di atletica, i 100 metri e da mercoledì una medaglia d’oro. Olimpica quella di Jacobs, Mondiale quella di Maxcel Amo Manu, l’uomo più veloce nella specialità più breve e spettacolare dell’atletica paralimpica. Ai Mondiali di Parigi, la prima manifestazione globale a cui partecipa con la maglia azzurra, Amo Manu, 31 anni, origini ghanesi, in Italia dal 2003, ha sbaragliato il campo nella gara dei 100 T64 (amputati): 10”71 ed esultanza di rito, avvolto nel tricolore. “Che serata nervosa, ho beccato anche un giallo in partenza, ma il moncone era sudato e la protesi non aderiva alla perfezione. Poco male, dopo lo sparo ho preso a morsi la pista”.

E ha vinto, come Marcell a Tokyo.
“Non l’ho ancora mai incontrato, ma mi piacerebbe molto. In un certo senso lui, ma anche Filippo Tortu, li conosco alla perfezione, tante volte li ho visti gareggiare in tv. Conosco le movenze, i riti prima della partenza, la falcata. Ora sono veloce anch’io, però”.

Com’è nato questo successo?
“Col lavoro, ma anche naturalmente dalla disgrazia che mi è capitata nel 2017: ero in moto nei dintorni di Bologna, dove vivo, quando un camion mi tagliò la strada. Per evitarlo allungai la gamba, ma incontrai il guardrail che me la tranciò di netto, come una lama. Mi ha salvato un medico dell’Esercito, che passava di là per caso e aveva un laccio emostatico. L’ambulanza arrivò dopo un sacco di tempo. Sarei morto. Hanno anche provato a riattaccarmela all'ospedale Maggiore, ma la gamba era massacrata”.

L’atletica quando è arrivata?
“Solo qualche tempo dopo: a Budrio, al centro protesi, un anno più tardi, mi proposero di fare uno sport per recuperare, mi consigliarono l’atletica. Mai avuta la passione, mai praticata da ragazzo: amavo il basket, il parkour, il calcio. Ora mi alleno 5-6 volte a settimana al Campo Arcoveggio o al Campo Baumann, a Bologna, col mio tecnico Marco Simoni. Ho il sostegno della nostra federazione, la Fispes. E sono entrato nel gruppo militare della Fiamme Azzurre. Una fortuna che ora anche i paralimpici possano fare carriera nei gruppi militari. Dobbiamo ringraziare il grande lavoro di Giusy Versace”.

Com’è andata sul fronte dell'ottenimento della cittadinanza italiana?
“Male. Avrei dovuto averla a 18 anni, mia madre è in Italia da oltre 20, ma a un certo punto i miei documenti sono andati perduti. L’ho avuta grazie alla tigna del mio avvocato, a 26 anni. Nel frattempo, mi sono trasferito da Milano a Bologna per amore, io e la mia compagna ora abbiamo due bambini. L’Italia è il mio paese, sono felice di aver vinto con la maglia azzurra”.

Tornerà a Parigi per le Paralimpiadi: è già qualificato.
“Sì e sarà una grande rivincita sulla sorte. Ma ora ho i 200, anche se preferisco non pensarci, sennò divento matto”.

Come si rilassa?
“Provo a vedere la tv, ma non capisco il francese e la guardo muta. Ascolto musica, tutta, da Beethoven agli Ac/Dc. Devo provare a ripetere i gesti che ho fatto prima della gara dei 100, anche quelli sbagliati. Non è scaramanzia. Però, che bello dormire con la medaglia d’oro sul cuscino”.

Leggi i commenti