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Venti anni senza Sandro Ciotti, la Voce icona che ha raccontato mezzo secolo di Italia

Venti anni senza Sandro Ciotti, la Voce icona che ha raccontato mezzo secolo di Italia
Protagonista insieme ad Enrico Ameri di una stagione irripetibili di Tutto il calcio minuto per minuto, ma anche inviato a 40 edizione del Festival di Sanremo e anche autore di canzoni
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La sua voce arrivava inconfondibile nell’etere, gorgogliando come il caffè nella moca. Quando il calcio era un suono che arrivava in modulazione di frequenza, Sandro Ciotti era la Voce - con la maiuscola - che quel suono ce lo rendeva familiare, caricandolo di enfasi, suggestioni letterarie e digressioni lì dove ci si scusava per dover interrompere un collega- Scusa Ameri, sono Ciotti da San Siro - la ventilazione era inapprezzabile, la giornata calda e languida come gli occhi di Ornella Muti e l’arbitro era quasi sempre il signor Barbaresco di Cormons, coadiuvato dai guardalinee Ramicone e Celestini.

Scusa Ameri, il romanzo di ‘Tutto il calcio minuto per minuto’

Venti anni fa, 18 luglio 2003, moriva Sandro Ciotti. Aveva 74 anni, l’ultima radiocronaca per la Rai l’aveva fatta nel 1996, un Cagliari-Parma chiuso con la voce più strozzata del solito, ritta sì, ma dalla commozione: “Un grazie affettuoso a tutti gli ascoltatori, mi mancheranno”. Se il calcio è un romanzo popolare, Ciotti - a quella messa laica che era “Tutto il calcio minuto per minuto” - è stato il cantore più arguto, ironico, colto eppure popolare in tempi in cui la cultura era conquista dopo il sacrificio, pane da condividere, non un vezzo o un orpello ritenuto inutile.

Non solo sport, ma anche 40 festival di Sanremo

Oltre 2.400 partite di calcio nel suo curriculum, 40 Festival di Sanremo - c’era quando il suo amico Luigi Tenco decise di farla finita - 14 Olimpiadi tra estive e invernali - i primi Giochi quelli del 1960 a Roma, era entrato in RAI due anni prima - 15 Giri d’Italia, Tour de France, 8 Mondiali di calcio, la conduzione della storica Domenica Sportiva (otto edizioni, prima con Maria Teresa Ruta e poi con Simona Ventura), le canzoni scritte per Jannacci - memorabile “Veronica/amavi sol la musica sinfonica/Ma la suonavi con la fisarmonica/Veronica, perché?” - il docu-film - in quel caso fu un pioniere - dedicato a Johan Cruijff e intitolato “Il Profeta del gol”. Di famiglia borghese, ottime letture, buoni studi, la passione sempre coltivata per gli abiti di buon taglio, la pochette infilata nel taschino della giacca, le camicie con i colletti ad “alabarda spaziale” (ma all’epoca erano di moda), un certo modo vintage di porgersi, i pacchetti di Chesterfield fumati ossessivamente, le partite a carte con il suo alter ego Enrico Ameri (c’era tanta competizione, una volta litigarono in diretta radiofonica), il buon bicchiere di whisky che mai disdegnava.

Trilussa padrino al battesimo

A cinque anni suonava il violino, al Conservatorio prese il “diplomino” dopo sette anni di studi, il suo padrino di battesimo era stato l’amico di famiglia, il poeta Trilussa. A tredici anni entrò nelle giovanili della Lazio dopo aver provato nuoto equitazione e canottaggio - tutte discipline della Roma bene - da calciatore ebbe un discreto percorso da professionista, arrivando fino alla Serie C con le maglie di Bari, Frosinone, Anconitana, Romulea. Lasciò il calcio per un infortunio alla mano. La voce - quella voce così unica, così riconoscibile - gli era venuta per una telecronaca durata otto, dieci, dodici, ventidue ore, a seconda delle leggende che con il passare del tempo alzavano l’asticella. Stava ai Giochi di Città del Messico del 1968, quel giorno pioveva anche per dispetto, il collega che avrebbe dovuto sostituirlo era bloccato nel traffico e Ciotti - lì, in tribuna, sotto la pioggia - impugnò il microfono e - per nostra fortuna - non lo mollò più.

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