Vlahovic come Dybala, segna e non sorride: ecco cosa Dusan ha voluto dire dopo il gol al Real Madrid
di Emanuele GambaDusan Vlahovic
TORINO – Se quando segni non urli, non ti sbracci e nemmeno accenni a un sorriso, vuol dire che c’è qualcosa che non va: quelli che fanno la faccia dura dopo una rete, e che per prima cosa si preoccupano di mandare un messaggio visuale tramite l’esultanza, hanno evidentemente un nodo allo stomaco ma non le parole per scioglierlo (nel mondo del calcio, la libertà di parola ai giocatori è stata tolta da anni).
Quando Dybala rifiutò lo United e impedì l’arrivo di Lukaku
Cosa voleva dunque dire Dusan Vlahovic mentre celebrava il gol del 3-1 al Real Madrid senza neanche una smorfia di felicità? È molto probabile che si tratti dello stesso messaggio – o di un messaggio molto simile – che volle mandare Paulo Dybala quattro anni fa in una situazione per …
TORINO – Se quando segni non urli, non ti sbracci e nemmeno accenni a un sorriso, vuol dire che c’è qualcosa che non va: quelli che fanno la faccia dura dopo una rete, e che per prima cosa si preoccupano di mandare un messaggio visuale tramite l’esultanza, hanno evidentemente un nodo allo stomaco ma non le parole per scioglierlo (nel mondo del calcio, la libertà di parola ai giocatori è stata tolta da anni).
Quando Dybala rifiutò lo United e impedì l’arrivo di Lukaku
Cosa voleva dunque dire Dusan Vlahovic mentre celebrava il gol del 3-1 al Real Madrid senza neanche una smorfia di felicità? È molto probabile che si tratti dello stesso messaggio – o di un messaggio molto simile – che volle mandare Paulo Dybala quattro anni fa in una situazione per diversi aspetti analoga a questa: all’epoca la Joya era sul mercato, l’operazione in piedi era guarda caso uno scambio con Lukaku, allora al Manchester United, lui non voleva andarsene anche se il club l’aveva scaricato (non l’allenatore Sarri che lo adorava, però) e dopo una deliziosa rete in precampionato alla Triestina (stop di tacco a eludere il difensore e delicatissimo pallonetto mancino) invece di sorridere pizzicò la maglia dalle spalle, indicandola al pubblico, mostrando nome e numero. Voleva dire: fate quello che volete, ma io sono della Juve e voglio restare qui. Riuscì a imporre la sua volontà, lo scambio con Lukaku saltò, il belga andò all’Inter, Sarri ebbe finalmente la possibilità di reintegrare l’argentino in squadra e grazie a lui, miglior giocatore del campionato 2019/2020, la Juventus vinse il suo ultimo scudetto (e Lukaku fece perdere ai nerazzurri la finale di Europa League).
Le differenze con Dybala, che volle restare a ogni costo
Confrontando quella vicenda con questa, ci sono delle differenze. Tanto per cominciare, la società non ha scaricato Vlahovic come grossolanamente fece quattro anni fa con Dybala (e con Higuain): il serbo è chiaramente in vendita ma non in svendita e se Allegri preferisce Lukaku a lui, in un mondo ideale li terrebbe volentieri entrambi. Al tempo stesso, però, Vlahovic non ha la stessa ferrea volontà di Dybala di rimanere. Non è legato alla Juve alla medesima maniera, non ha la velleità di diventarne capitano e poi bandiera ma a inizio mercato ha anzi chiesto ai suoi agenti di partire per un giro d’orizzonte che sondasse l’interesse dei principali club europei. Il rapporto con Allegri non è dei più intimi, anche se i due in America hanno fatto comunella scherzando anche in una sfida di tiri in porta dalla linea di fondo (ha vinto Allegri). E allora? Allora con quel gesto, il serbo voleva dire che non è lui a volersene andare dalla Juve, che quella maglia se la terrebbe volentieri addosso e che se dovrà cambiarla sarà per volere della società, perché fosse per lui rinvierebbe ancora il trasloco in un campionato più competitivo e dove si guadagna di più.
Vlahovic non ha chiesto la cessione. Come Chiesa
Pare infatti che Vlahovic non abbia gradito che gli sia stata attribuita la volontà di mollare il bianconero. È lo stesso sentimento che sta animando Federico Chiesa, pure lui in rapporti non idilliaci con Allegri, che per il momento lo sta facendo giocare da seconda punta nel 3-5-2: è anche da lui che la Juventus sarebbe ben felice di ricavare i soldi necessari per placare i morsi del bilancio e le necessità più urgenti di Allegri, che oltre a Lukaku ha bisogno di un esterno destro e di una mezzala, anche se le buonissime prove americane di McKennie stanno offrendo una soluzione tecnica a costo zero. La differenza è che se Vlahovic qualche attenzione l’ha sollevata (a lui, oltre al Chelsea, hanno pensato anche Bayern e Psg e potrebbe pensarci il Tottenham se vendesse Kane), per Chiesa lo stesso interesse non c'è stato.
La battaglia di Vlahovic contro la pubalgia
Al di là di messaggi e trattative, ha comunque una certa importanza il fatto che Vlahovic abbia finalmente debuttato e subito fatto gol. A Orlando è entrato a 13’ dalla fine al posto di Chiesa, segno che la sua autonomia è ancora molto limitata, e ha segnato il 3-1 al Real Madrid al quinto e ultimo minuto di recupero, raccogliendo di piatto sinistro, a due metri dalla porta, un assist da destra di Soulé. La sua condizione atletica è ancora molto approssimativa perché Dusan ha impiegato l’estate per debellare una volta per tutte la pubalgia che lo tormentava da un anno e mezzo: il malanno dovrebbe essere finalmente alle spalle ma gli ci vorrà ancora un po’ per recuperare la forma migliore. Quella rete, in ogni caso, è un messaggio anche a chi vuole comprarlo e senz’altro un bell’aiuto a chi sta negoziando la sua cessione. Tra Juve e Chelsea ballano ancora venti milioni di differenza, ma le reti segnate valgono almeno quanto una sostanziosa mancia.