Mbappé e Psg in un vicolo cieco. Il rinnovo con clausola a 100 milioni è l’unica via d’uscita
di Emanuele GambaKylian Mbappé
Kylian Mbappé ha ripreso puntuale gli allenamenti nel centro sportivo di Poissy, assieme agli altri indesiderati: gente come Wijnaldum, Paredes e Draxler, tutti giocatori che negli anni passati il Psg ha pervicacemente voluto e profumatamente (e spesso esageratamente) pagato, salvo poi accorgersi della loro inutilità. Il loft, come è chiamato quel manipolo di emarginati, è il simbolo lampante del disordine societario del club parigino, più che dell’inadeguatezza dei giocatori. Mbappé è ovviamente un caso a parte, ma intanto continua a stare in quel gruppo di quindici esuberi che s’allena in orari diversi rispetto alla prima squadra: se Luis Enrique fissa la seduta al pomeriggio, come nel lunedì della ripresa dopo la tournée in Giappone, gli altri vengono fatti lavorare la mattina e viceversa.
Mbappé-Psg, continua il muro contro muro
Al momento, non ci sono segnali che le cose possano cambiare. Società e giocatore continuano nel muro contro muro. Mbappé è fermo alla frase scritta su tw…
Kylian Mbappé ha ripreso puntuale gli allenamenti nel centro sportivo di Poissy, assieme agli altri indesiderati: gente come Wijnaldum, Paredes e Draxler, tutti giocatori che negli anni passati il Psg ha pervicacemente voluto e profumatamente (e spesso esageratamente) pagato, salvo poi accorgersi della loro inutilità. Il loft, come è chiamato quel manipolo di emarginati, è il simbolo lampante del disordine societario del club parigino, più che dell’inadeguatezza dei giocatori. Mbappé è ovviamente un caso a parte, ma intanto continua a stare in quel gruppo di quindici esuberi che s’allena in orari diversi rispetto alla prima squadra: se Luis Enrique fissa la seduta al pomeriggio, come nel lunedì della ripresa dopo la tournée in Giappone, gli altri vengono fatti lavorare la mattina e viceversa.
Mbappé-Psg, continua il muro contro muro
Al momento, non ci sono segnali che le cose possano cambiare. Società e giocatore continuano nel muro contro muro. Mbappé è fermo alla frase scritta su twitter il 13 giugno: “Finirò la stagione del Psg, dove sono molto felice. Il resto sono menzogne”. Il Psg non ha cambiato idea: l’ultimatum che aveva dato è scaduto (o firmi il rinnovo entro il 31 luglio o verrai ceduto) e a Mbappé ha prospettato una semplice alternativa: o trovi una squadra disposta a pagare sull’unghia 150 milioni, oppure passerai l’intera stagione in tribuna. Sarebbe, quest’ultima, una soluzione disastrosa per tutti, per Mbappé che perderebbe un anno di carriera e per il club che ci rimetterebbe una montagna di soldi e stipendierebbe un giocatore senza neanche usarlo. Beffa delle beffe: se il 1° settembre Mbappé sarà ancora al Psg, finanche da fuori rosa, incasserà una “premio fedeltà” di 80 milioni di euro.
Parigi aspetta segnali dal Real Madrid
La dirigenza qatarina è convinta che Mbappé abbia già un accordo con il Real, medita di denunciare Florentino Perez e comunque manda segnali per convincere i madrileni a uscire allo scoperto. Da Madrid negano. Mbappé idem. Altri club non si sono fatti avanti: un’operazione di una tale portata economica non può essere improvvisata a mezza estate men che meno dal Real, che il budget destinato al mercato 2023 lo ha già esaurito comprando Bellingham per 103 milioni. È vero che Florentino potrebbe industriarsi per trovare in altro modo i soldi per Mbappé, ma se potrebbe averlo gratis tra un anno, perché scervellarsi per averlo subito a peso d’oro?
I dubbi sulla convivenza Mbappé-Vinicius
Il Real avrebbe fatto carte false per comprare Mbappé nel 2021, ma il Psg non cedette e alla fine incassò il rinnovo del contratto del centravanti, per quanto di due anni appena. Ma la situazione di oggi non è la stessa di allora: all’epoca Florentino aveva stanziato 160 milioni per formare la coppia Benzema-Mbappé, oggi invece Benzema non c’è più (né un’altra punta centrale) e nel ruolo di Mbappé è esploso Vicinius, uno dei pochi talenti avvicinabili a quello del francese. Uno dei due dovrebbe cambiare posizione, ma Vicinius non si è mai mosso dall’ala sinistra e Mbappé ha più volte esternato il suo disagio a giocare da centravanti. Quello, nello specifico, è uno dei motivi della rottura con il Psg: aveva chiesto che gli mettessero al fianco un 9 con caratteristiche da gregario, sul modello di Giroud o Kolo Muani nella nazionale francese, ma non gliel’hanno mai preso. Il tridente con Neymar e Messi ha vissuto sempre sul filo dell’improvvisazione. È vero che se ci sono due fuoriclasse in squadra il modo per giocare assieme lo trovano, ma avrebbe senso spendere una montagna di soldi e poi forzare tatticamente un fenomeno anziché metterlo perfettamente a proprio agio?
Bayern e Chelsea, gli ultimi che cercano una punta da cento milioni
In Europa, oggi, ci sono due soli club che avrebbero un potenziale di spesa di oltre cento milioni. Sono i due che hanno stanziato i soldi per l’acquisto di un centravanti ma ancora non l’hanno preso: il Bayern, che ha fallito l’assalto a Harry Kane, e il Chelsea, che sta muovendosi senza troppa convinzione su Vlahovic (piano B del Bayern, tra l’altro). Curiosamente, entrambi sono guidati da due ex allenatori di Mbappé, Tuchel e Pochettino. Non risulta però che né i tedeschi né gli inglesi abbiano fatto delle mosse, L’unico club con il quale Mbappé ha avuto un timido abboccamento è stato il Livepool, che è anche la sola squadra, oltre al Real Madrid, che Kylian aveva preso in considerazione in passato: stima molto Klopp e ha sempre ritenuto quel calcio, quello spirito e quegli schemi i più adatti al suo gioco. Ma quest’anno il Liverpool non farà la Champions e non ha la capacità di sostenere un investimento finanziario così abnorme. È anche quello un vicolo cieco, insomma.
La via d’uscita: rinnovo con clausola sotto i 100 milioni
Rimarrebbe dunque una soluzione, difatti da qualche giorno le parti stanno lavorando in silenzio all’unico accordo possibile, per quanto complicatissimo: un rinnovo di contratto con l’introduzione di una clausola rescissoria bassa (relativamente bassa: si parla pur sempre del doratissimo mondo a tre cifre di Mbappé), decisamente inferiore ai 250 milioni che rappresentano, oggi come oggi, il valore di mercato del fuoriclasse francese calcolato per difetto. Con una via d’uscita sotto i 100 milioni, o giù di lì, Mbappé potrebbe sostanzialmente decidere di lasciare il Psg quando e per quale destinazione preferirebbe, perché sarebbe una quota accessibile a tutti i club più importanti, che invece adesso esitano a impegnarsi pesantemente (la richiesta dei parigini è di 150 milioni) per un giocatore che tra un anno verrebbe via gratis. È una soluzione complicata, perché comunque esporrebbe il Psg alla svalutazione del suo capitale più pregiato e lo renderebbe esposto ai venti di mercato, che non potrebbe in alcun modo controllare, ma è pur sempre meglio che perdere il giocatore a costo zero dopo averlo stipendiato per un anno tenendolo in tribuna. I parigini, difatti, hanno già presentato la proposta di una “clausola di vendita garantita”, cioè un’opzione che consenta a Mbappé (anzi, lo obblighi) di liberarsi l’estate prossima a una cifra prestabilita, probabilmente proprio i 150 milioni di cui sopra. Lo staff di Kylian ha rifiutato: punta evidentemente a una clausola più bassa e non vuole obblighi.
Mbappé spinto ad andarsene dalla frustrazione
C’è un elemento di fondo, in questa vicenda, che viene clamorosamente sottostimato: Mbappé non vuole lasciare Parigi per ambizione o per disamore, ma per frustrazione. E non è certamente un fatto di soldi visto che, tra stipendio bonus e una tantum, al Psg ha preso circa 100 milioni l’anno. È la frustrazione che lo ha spinto prima a chiedere di essere ceduto al Real Madrid, due anni fa, e adesso a rinunciare al rinnovo automatico del contratto fino al 2025, anticipando di fatto la sua fuga con un anno di anticipo. La sua vera ambizione, infatti, era di vincere la Champions League con la squadra della sua città, essendo perfettamente consapevole che riuscendoci avrebbe fatto la storia: l’unica squadra francese ad aver conquistato la Coppa dei Campioni è il Marsiglia (1993) e Mbappé aveva promesso a sé stesso che avrebbe guidato il Psg a essere la seconda e che soltanto allora avrebbe assecondato l’ambizione più banale, cioè quello di trasferirsi in una squadra per la quale alzare il celebre portaombrelli è un’abitudine, non una secolare eccezione.
Tutti gli errori che Mbappé rinfaccia al Psg
Questo piano è però naufragato nella frustrazione. Il Psg ha speso in proporzione di quanto ha sbagliato. La società ripete da anni gli stessi errori, è ridicolizzata dai media francesi che raccontano storie tutte uguali di scelte di mercato schizofreniche, allenatori lasciati in balia di loro stessi, calciatori che sguazzano nell’anarchia, totale mancanza di ordine, disciplina e progettualità, un’assoluta confusione che si è regolarmente rovesciata sulla squadra, incapace di affrontare a livello prima di tutto caratteriale gli snodi chiave della stagione. Non esiste una mentalità da grande club. L’estrema facilità con cui domina il campionato francese, anche se negli anni dello strapotere economico qatarino si è fatto soffiare il titolo da squadre (Montpellier, Monaco, Lille) dalle potenzialità esponenzialmente inferiori, non aiuta certo la maturazione societaria del Psg, forte con i deboli e debole con i forti.
Le promesse disattese del 2021 all’origine del voltafaccia di Mbappé
Quando firmò il rinnovo nel 2021, Mbappé pretese precise garanzie: chiese alla società coerenza nelle scelte, logica nella programmazione, disciplina in campo e fuori. In cambio, ottenne poco o nulla, a cominciare da quel centravanti-gregario mai arrivato, al contrario di una pletora di centrocampisti e fantasisti inutilmente strapagati e affidati ad allenatori sicuramente bravi (Tuchel, Galtier, Pochettino, Emery hanno tutti dimostrato il loro valore altrove, mentre a Parigi hanno fallito) ma sempre mandati allo sbaraglio dalla dirigenza. C’è tutto questo all’origine della frustrazione di Mbappé, che all’ennesimo fallimento in Champions, e dopo l’ennesima Ligue 1 vinta senza divertimento ma soltanto con la soverchiante forza della superiorità (e con il Lens distaccato di un punto appena), ha deciso di averne avuto abbastanza. Della storia non gli interessa più. Vuole una squadra, e soprattutto una società, all’altezza di sé.
Arrivano Dembélé e Gonçalo Ramos, i compagni perfetti per Mbappé
Il paradosso è che quest’anno sul mercato il Psg si sta muovendo come se stesse finalmente dando retta a Mbappé. Ha assunto un allenatore, Luis Enrique, che per natura non asseconda i capricci delle stelle (anzi) e sta per ingaggiare i due giocatori perfetti per tridente con Mbappé: Dembélé, compagno di nazionale e uno dei migliori amici di Kylian, e Gonçalo Ramos, centravanti umile e utile, l’ideale per esaltare la fantasia di chi gli sta attorno, come s’è visto nel Benfica. Con loro c’è un jolly d’attacco come Asensio mentre Neymar, che non ha mai legato davvero con Mbappé, è ai margini e non soltanto perché sta ancora cercando la forma dopo l’ennesimo infortunio alla caviglia. Con un innesto finalmente solido in difesa (Skriniar), un centrocampo fresco e razionale (le scommesse sono il portoghese Ugarte e il 17enne Zaïre-Emery, formidabile prodotto del vivaio già lanciato da Galtier) e un tridente senza squilibri, si sta formando una squadra seria e non l’ennesimo album delle figurine. A saperlo prima, forse in primavera Mbappé non si sarebbe tirato fuori, ma ormai la frittata è fatta. E un uovo rotto non può tornare intatto. Si cerca una via d’uscita, ma si stanno tutti imbattendo in un vicolo cieco dopo l’altro.