La crisi dell’Ajax, il boom del Feyenoord: in Olanda il calcio ha un nuovo centro di gravità
dal nostro inviato Emanuele GambaI giocatori del Feyenoord festeggiano un gol
ROTTERDAM – La Lazio è a Rotterdam tra scrosci di pioggia e squarci di sole: è qui che il centro di gravità del calcio olandese si è spostato già da un po’, allontanandosi da Amsterdam che pure sta appena mezzora di treno più a nord. Però Feyenoord e Ajax, gli eterni rivali del voetbal, non sono mai stati così distanti, così clamorosamente diseguali. E l’ultimo klassieker, giocato a rate un mese fa tra fumogeni invasori, è la fotografia più adatta del momento: dopo capiremo perché.
La nuova dimensione europea del Feyenoord
Il Feyenoord è oggi il punto di riferimento del calcio oranje assieme a Psv e Az, ma un po’ di più: a parte il fatto che rimane pur sempre l’ultima squadra olandese ad aver vinto una coppa internazionale (la…
ROTTERDAM – La Lazio è a Rotterdam tra scrosci di pioggia e squarci di sole: è qui che il centro di gravità del calcio olandese si è spostato già da un po’, allontanandosi da Amsterdam che pure sta appena mezzora di treno più a nord. Però Feyenoord e Ajax, gli eterni rivali del voetbal, non sono mai stati così distanti, così clamorosamente diseguali. E l’ultimo klassieker, giocato a rate un mese fa tra fumogeni invasori, è la fotografia più adatta del momento: dopo capiremo perché.
La nuova dimensione europea del Feyenoord
Il Feyenoord è oggi il punto di riferimento del calcio oranje assieme a Psv e Az, ma un po’ di più: a parte il fatto che rimane pur sempre l’ultima squadra olandese ad aver vinto una coppa internazionale (la Uefa 2001/2002), negli ultimi tre anni ha scalato posizioni su posizioni, è tornato a vincere il titolo dopo 24 stagioni (c’era stata una parentesi nel 2017, ma provvisoria: fu l’impresa estemporanea e fine a sé stessa di una squadra di ultratrentenni) e ad affacciarsi prepotentemente sul fronte internazionale: nel 2022 ha raggiunto la finale di Conference, nella primavera scorsa è uscito ai quarti di Europa League di nuovo per mano della Roma e soltanto ai supplementari (nei gironi aveva invece battuto in casa la Lazio, dopo aver perso all’Olimpico) e quest’anno è tornato in Champions, traguardo raggiunto soltanto quattro volte in questo millennio, per altro senza mai superare i gironi.
Arne Slot, tecnico del Feyenoord
L'allenatore Slot e il bomber Gimenez i punti di forza
La squadra è forte, molto forte. Ha un centravanti, il 22enne messicano Gimenez, che in campionato ha segnato 13 gol in 9 partite, vale 40 milioni, piace da matti al Real Madrid e debutterà in Champions proprio contro la Lazio, visto che nelle prime due giornate era squalificato. La guida un tecnico, Arne Slot, che si discosta leggermente dai canoni del calcio olandese tradizionale: è più aggressivo e verticale e meno portato al palleggio e all’estetica, anche se il senso del collettivo è intatto. Gioca in uno stadio infuocato (il vecchio De Kuip è logoro, ma il progetto per lo stadio nuovo è abortito per via dei costi troppo alti) e con un pubblico al limite della correttezza, anzi spesso oltre: le recenti sfide con Roma e Lazio non sono mai passate lisce, tant’è che qui i tifosi romani non hanno potuto venire e lo stesso accadrà tra due settimane a Roma a quelli olandesi.
I tifosi locali contro Sarri, Slot media
Gli ultrà locali hanno il dente avvelenato con Sarri, che dopo la sfida dell’anno scorso non fece giri di parole: “Dalla tribuna ci tiravano addosso sacche piene di piscio, non ho mai visto un pubblico peggiore di questo”. Al De Kuip avrebbero voluto accoglierlo con uno striscione – ironico, avevano assicurato – che però la Uefa ha proibito, giudicandolo provocatorio. E il Feyenoord stesso ha impedito che venisse esposto sabato scorso nella partita di campionato vinta (4-0) contro il Vitesse. Slot alla vigilia ha cercato di stemperare i toni: “In Olanda siamo pazzi per il calcio, ma solo una piccola parte tira birra addosso agli avversari, mi spiace che Sarri, per me il miglior allenatore italiano insieme a De Zerbi e Spalletti, abbia generalizzato. Comunque stavolta ci saranno le reti per evitare il lancio di oggetti, e soprattutto di urina, come l’anno scorso”.
Rotterdam in festa, Amsterdam nel caos
A Rotterdam se la stanno godendo nonostante i necessari sacrifici sul mercato: in estate è partito il trequartista turco Kökcü, passato al Benfica per 25 milioni. È stato il giocatore chiave per la conquista del titolo olandese ed è stato proprio Slot a trasformarlo da fantasista indolente e autoriferito in tuttocampista che si fa girare la squadra attorno. Slot, da calciatore, era esattamente così: un fantasista indolente, tecnico e lento. Da allenatore, quelli come Kökcü è in grado di capirli come nessun altro e di dirgli cosa non fare. Il De Kuip è sempre esaurito, con i suoi 47.500 posti ogni volta pieni. Ad Amsterdam, invece, tutti stanno scappando dall’Ajax e l’Ajax da sé stesso. Basta vedere la classifica: i biancorossi sono penultimi in classifica, vengono da quattro sconfitte – la più recente con l’Utrecht, ex fanalino di coda: da 3-2 a 3-4 – hanno appena cacciato l’allenatore Steijn (per la sua successione si parla di Van’t Schip), ma per assurdo non è questo il peggio. Il peggio è che la società è allo sbando, sovrastata dall’incubo della prima retrocessione in 123 anni di storia ma soprattutto da una crisi più etica che economica.
La vicenda di Overmars ha lasciato il segno
La chiave di volta è stato licenziamento di Mark Overmars – colui che assemblò lo squadrone arrivato alla semifinale di Champions nel 2019 – cacciato un anno fa dopo le accuse di molestie sessuali da parte di undici dipendenti del club: Overmars si è poi riciclato all’Anversa, dove ha costruito una squadra capace di vincere il titolo belga e accedere per la prima volta nella sua storia alla Champions, mentre l’Ajax si è svuotato, anche perché Overmars stesso, durante i suoi anni di gestione – impeccabile dal punto di vista tecnico ed economico, esecrabile sotto tutti gli altri aspetti - aveva fatto terra bruciata attorno a sé, facendo fuori tutti i vecchi ajacidi di scuola cruijffiana, a cominciare da Dennis Bergkamp, il suo ex gemello all’Arsenal.
Ajax, la tradizione cancellata dal campo e dalla sede
Dopo l’addio di Overmars, seguito a maggio da quello di Van de Sar, poco prima di aver rischiato la vita per un’emorragia cerebrale, storicamente gestito da ex giocatori formati nello storico vivaio di casa - si è ritrovato come orfano e la guida è stata affidata a un tedesco, Sven Mislintat, ex capo scout di Borussia Dortmund e Liverpool, che ha completamente stravolto la filosofia storica dell’Ajax: come i suoi predecessori ha venduto i pezzi migliori (quest’estate Kudus, Timber, Alvarez e i leader storici Tadic e Klaassen), ma al contrario di loro ha speso quasi gli stessi soldi incassati per ammonticchiare dodici acquisti, alcuni anche di un certo nome (Sutalo, Sosa, Mikautadze), e trascurando del tutto le risorse del vivaio: in pratica, oggi come oggi non c’è più Ajax né in campo né in sede. Milsintat è però caduto per un sospetto di conflitto di interessi: il croato Sosa è stato acquistato per 8 milioni dallo Stoccarda con la mediazione di una società tedesca di cui lo stesso Milsintat è azionista. In generale, gli sono state rinfacciate spese altissime per le commissioni e così oggi è fuori gioco anche anche lui.
Van Gaal e Blind chiamati a gestire l’emergenza
Si sta cercando di ricomporre i pezzi: è stato richiamato Van Gaal come consulente (lo vorrebbero in panchina, lui non ne vuole più sapere) e in società può entrare un’altra vecchia bandiera come Danny Blind. Si cerca di tornare alle origini dell’Ajax, insomma.
La vergogna dell'ultimo Ajax-Feyenoord, finito in guerriglia
Intanto la squadra è allo sbando e i tifosi in subbuglio: anche sabato a Utrecht hanno scatenato incidenti e provocato per due volte l’interruzione della gara. Ma la partita che dice tutto dello stato attuale del calcio olandese si è giocata il 24 settembre alla Cruijff Arena: dopo poco più di mezzora, il Feyenoord stava vincendo per 3-0 sull’Ajax, una mattanza interrotta solamente perché i tifosi di casa hanno annebbiato lo stadio con i fumogeni. La gara è stata sospesa, è ripresa e poi si è fermata di nuovo, in un clima di terrore, con gli ultrà che hanno cercato di invadere il campo a forza. La mezzora mancante si è giocata il mercoledì successivo a porte chiuse: il Feyenoord ha fatto in tempo a segnare anche il quarto gol. Quel giorno si è capito dove sta orbitando il calcio olandese. O magari dove è tornato a orbitare, perché qui a Rotterdam ricordano che il dogmatico 4-3-3 che caratterizza lo stile oranje lo importarono loro negli anni 70, tramite l’austriaco Ernst Happel. E che nel Mondiale dell’Olanda più bella, quello del 1974, c’erano più giocatori del Feyenoord che dell’Ajax. È come se cinquant’anni dopo ogni traccia di Cruijff si stesse cancellando.