ROTTERDAM – Di palloni ne ha toccati 15 in quasi un’ora (57’ recupero compreso, per la precisione ) e 12 sono stati passaggi brevi a un compagno vicino, evento per altro raro in una squadra che gli è stata distante: sono briciole di Ciro Immobile, ma cosa rappresentano? E la squadra che lo isola o è lui a isolarsi? Ciro ha l’evidente andatura del centravanti in difficoltà e lo diventa ancor di più quando in difficoltà è la Lazio tutta, come nella tremenda notte di Rotterdam. Lui ha senz’altro delle giustificazioni (nell’ultimo mese la salute è andata a ramengo e sta faticosamente rincorrendo una forma che sfugge), ma intanto il suo scarno rendimento giustifica la domanda diretta che gli venne fatta a Glasgow, prima della gara col Celtic: Ciro, ti senti in parabola discendente? Lui rispose di no, alzò il braccio e portò la mano più in alto possibile: “No, mi sento sempre lassù, allo stesso livello di quando vinsi la Scarpa d’oro”. E allora perché non tocca palla, perché non segna più?
Sarri su Immobile: “Se non lo faccio giocare, non si riprenderà mai”
La salute è senz’altro una ragione. E quanto importante Immobile sia per la squadra, Sarri lo ha dimostrato facendolo giocare anche adesso che la condizione è quella che è, che la sua forma incerta condiziona tanto lui quanto il gioco collettivo. “Ciro non lo si può abbandonare”, diceva l’allenatore della pancia del De Kuip. “Avevamo concordato che facesse uno spezzone di una cinquantina di minuti, perché se gioca sempre Castellanos, Immobile non si riprenderà mai”. Sarri, in pratica, accetta il limite di avere un centravanti imperfetto oggi per averne uno implacabile domani, e anche dopodomani: è la condizione per ritrovare l’Immobile che fu. È una strategia che ci sta, non fosse che il ciondolamento di Ciro si sta protraendo troppo a lungo e che adesso un’alternativa c’è, perché Castellanos si sta dimostrando affidabile, ha forza e carattere, incide. A proposito: nei 42’ giocati a Rotterdam (sempre recupero incluso), l’argentino di palloni ne ha toccati 16, uno in più del compagno e in uno scorcio di partita minore. È vero che, nel primo tempo specialmente, la Lazio ha giocato a nascondersi, ma è vero anche che Castellanos ha offerto alla squadra un punto di riferimento più definito.
Il confronto Immobile-Gimenez
Ma poi il numero di palloni gestiti da un centravanti è molto relativo. Quel satanasso di Gimenez, per esempio, mercoledì sera ne ha toccati appena 23, in proporzione tanti quanti Immobile: grosso modo uno ogni tre minuti e mezzo. Però in quei 23 attimi il messicano ha segnato due gol e uno gli è stato annullato, ha tirato cinque volte verso la porta, ha conquistato un corner e si è guadagnato l’ammonizione di Casale. Ha danzato sul filo del fuorigioco, finendoci una volta soltanto (è stato il Var ad accorgersene, quando gli ha tolto il provvisorio 1-0), danzando tra i due centrali laziali, i quali hanno fatto una fatica dannata ad anticipare movimenti che invece sono stati un invito a nozze per ali e mezze ali del Feyenoord: lui dettava il passaggio, loro eseguivano. Ogni cosa sua, in pratica, ha avuto un impatto sulla partita. Per certi versi, Immobile ha caratteristiche analoghe a quelle di Gimenez, specialmente nelle capacità di tenere sulla corda le difese e di suggerire l’assist ai colleghi. Questo Immobile, però, non riesce a farlo, non adesso, anche se al De Kuip non c’è stato un solo laziale che giocasse a testa alta, e in verticale. Ciro si è e lo hanno isolato: è un concorso di colpa.
La crisi di Immobile in Champions: due tiri in tre partite
È però certo che l’annata di Immobile è cominciata in maniera complicata, come se la disgraziata stagione passata, quella dei mille infortuni e dei gol col contagocce (per le sue abitudini, certo: è andato comunque in doppia cifra) stesse facendo scontare i suoi effetti anche su questa. Finora ha segnato appena due reti in campionato (una su rigore), competizione in cui ha centrato la porta appena sei volte. Ma è in Champions specialmente che il centravanti annaspa: è fermo ai due tiri contro l’Atletico (uno parato, uno respinto), poi tra Celtic e Feyenoord non he ha fatti più. Di palloni continua a toccarne sempre troppo pochi (28 in 90’ all’Olimpico, 27 in 71’ a Glasgow), eppure nel gruppo E la Lazio è la squadra che va più spesso alla conclusione e che ha maggior possesso dopo il Feyenoord: ma è evidente come Ciro non sia uno sbocco per il gioco laziale, che per altro in Europa non sa proprio essere sarriano.
Il nervosismo di Immobile: già quattro cartellini
Qualcosa non va, è evidente, e lo dimostra il fatto che Immobile ha finora collezionato più ammonizioni (tre in campionato e una in coppa) che gol, lui che negli anni laziali ha sempre segnato quattro volte tanto rispetto ai cartellini gialli ricevuti (198/46). È nervoso? Lo tormentano la salute che va e che viene, gli anni che passano, la concorrenza pugnace di Castellanos, l’involuzione della squadra o tutte queste cose assieme? O magari nessuna? In serie A, finora Ciro si è impegnato in 30 contrasti con i difensori: ne ha vinti 3, ha perso gli altri 27. È questo il vero indice di debolezza. Ha ragione Sarri, però: Immobile non lo si può buttare via, non adesso.