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Franco Zuccalà, morto il giornalista sportivo volto storico di 90° Minuto e Domenica Sportiva

Aveva 83 anni. Oltre che alla televisione nazionale, il cronista aveva lavorato alla Gazzetta dello Sport, Tuttosport e Italpress
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Nel 1994 - ai tempi del Mondiale americano - la Columbia University gli aveva conferito una laurea honoris causa, ma Franco Zuccalà con rara autoironia raccontò che l’avevano incluso nella lista dei laureandi - dovevano esserci anche Sacchi e Matarrese ma diedero buca - solo in cambio di un servizio sull’evento. E così fu, “tra il frusciare di toghe nere in quel luogo solenne”, come scrisse nella sua autobiografia, “Il re di Broccolino”, così era - re, per davvero - per i tantissimi paisà emigrati in America che a quel tempo si abbeveravano alla sua fonte, tutti in religioso silenzio quando la Rai Corporation di New York mandava in onda i “Temi del calcio”, il programma sulla Serie A per l’estero che egli stesso curava.

Chi è Franco Zuccalà

Franco Zuccalà se n’è andato nella notte, aveva 83 anni, era nato a Catania in tempo di guerra, nel 1940 e con i catanesi dell’epoca - da Giampiero Mughini di cui era stato compagno al liceo, fino a Pippo Baudo che l’aveva definito “un giornalista …

Nel 1994 - ai tempi del Mondiale americano - la Columbia University gli aveva conferito una laurea honoris causa, ma Franco Zuccalà con rara autoironia raccontò che l’avevano incluso nella lista dei laureandi - dovevano esserci anche Sacchi e Matarrese ma diedero buca - solo in cambio di un servizio sull’evento. E così fu, “tra il frusciare di toghe nere in quel luogo solenne”, come scrisse nella sua autobiografia, “Il re di Broccolino”, così era - re, per davvero - per i tantissimi paisà emigrati in America che a quel tempo si abbeveravano alla sua fonte, tutti in religioso silenzio quando la Rai Corporation di New York mandava in onda i “Temi del calcio”, il programma sulla Serie A per l’estero che egli stesso curava.

Chi è Franco Zuccalà

Franco Zuccalà se n’è andato nella notte, aveva 83 anni, era nato a Catania in tempo di guerra, nel 1940 e con i catanesi dell’epoca - da Giampiero Mughini di cui era stato compagno al liceo, fino a Pippo Baudo che l’aveva definito “un giornalista di razza e di tartufo” - aveva condiviso le prime esperienze professionali. La gavetta al Corriere di Sicilia, quindi la Gazzetta dello Sport, infine - ma non alla fine - la Rai dove arrivò all’alba degli Anni 80 a quarantadue anni, già formato professionalmente e già capace di offrire una cifra stilistica diversa dalla variegata pattuglia dei colleghi che frequentava “90° minuto” e “La Domenica Sportiva”.

Zuccalà con Prandelli e Buffon

 

Zuccalà e il racconto del calcio

Nel porgersi ai telespettatori - così raffinato, così misurato, così lunare - Franco Zuccalà riassumeva lo spirito di un’intera epoca che stava cercando nuove ipotesi di racconto, dove l’ironia applicata al calcio sapeva essere garbata e il do di gomito dato a chi stava seduto in divano riusciva a essere carezzevole, senza risultare sbracato. Nei sui servizi - quasi sempre da San Siro, quasi sempre riguardanti l’Inter o il Milan - non ci si sbellicava, non era quella l’intenzione, si alzava però il sopracciglio per la felice intuizione di un giro di frase ben riuscito, di un’iperbole appena accennata, di una similitudine, di “Zoff e Trapattoni patrioti della difesa all’italiana” o del “simpatico Lecce consapevole che solo nel regno dei cieli gli ultimi saranno i primi ma nel nostro campionato no”. Era istrionico e anticonvenzionale, capace di (re)inventare ogni volta la narrazione del pallone.

Le interviste di Franco Zuccalà

Spirito curioso, giornalista con le scarpe consumate e la valigia sempre pronta (da Maradona a Pelé, da Mandela a Kissinger aveva intervistato mezzo mondo), Zuccalà nell’ultimo ventennio dribblando la pensione aveva saputo reinventarsi, scrivendo libri che ruotavano intorno alla sua vita professionale - per l’appunto “Il re di Broccolino”, ma anche “Champions forever” e “80 anni, mille avventure, le tre vite di un inviato speciale” - e trovando ragione della propria passione nel lavoro per l’agenzia di stampa Italpress, la tivù svizzera, Montecarlo Sat. Si muoveva con insospettabile agilità - nemmeno tanto insospettabile, se avete intuito la ricchezza che custodiva - anche in quel territorio che per molti suoi coetanei risultava ostico: i social. Se n’è andato nella notte, aveva 83 anni. Fino all’ultimo si era dedicato al suo lavoro. Solo due giorni fa aveva pubblicato una foto del 2013, dove posava con il ct della Nazionale Cesare Prandelli e con Gigi Buffon, e una maglia celebrativa con il numero 50, come gli anni spesi al seguito della Nazionale.

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