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La clausola Othani che avrebbe salvato Balotelli e Gascoigne

Shohei Ohtani presentato dai Los Angeles Dodgers

 

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La storia di un giocatore di baseball passato ai Dodgers: 2 milioni a stagione finché gioca, poi 68 all’anno nei dieci anni successivi
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Chiamiamola la “clausola Ohtani”. E diciamo che potrebbe migliorare o addirittura salvare la vita di molti atleti, quelli più pagati del mondo. Anche chi non ha mai seguito il baseball ha sentito parlare di Shohei Ohtani, perché a 29 anni ha appena firmato il contratto sportivo più ricco del mondo. Ormai poco si sa delle imprese e tutto dei soldi. Ohtani è un campione di umiltà e di tenacia: come un bambino al campo tra l’autostrada e il fiume dove è cresciuto in Giappone, si è ostinato a giocare sia lanciatore che battitore e ci è riuscito. Ma basta, parliamo di denaro. Venerdì è stato presentato dai Los Angeles Dodgers con cui ha firmato un contratto di 10 anni per 700 milioni di dollari. Uelà.

Ma la cosa bella è come verrà pagato: due milioni l’anno mentre gioca in California e 68 per i 10 successivi in cui, presumibilmente, si sarà ritirato. Ovvero: mentre tira e smazza guadagnerà certo più di un metalmeccanico o di un insegnante, ma meno di Matteo Renzi. Briciole, le fette di to…

Chiamiamola la “clausola Ohtani”. E diciamo che potrebbe migliorare o addirittura salvare la vita di molti atleti, quelli più pagati del mondo. Anche chi non ha mai seguito il baseball ha sentito parlare di Shohei Ohtani, perché a 29 anni ha appena firmato il contratto sportivo più ricco del mondo. Ormai poco si sa delle imprese e tutto dei soldi. Ohtani è un campione di umiltà e di tenacia: come un bambino al campo tra l’autostrada e il fiume dove è cresciuto in Giappone, si è ostinato a giocare sia lanciatore che battitore e ci è riuscito. Ma basta, parliamo di denaro. Venerdì è stato presentato dai Los Angeles Dodgers con cui ha firmato un contratto di 10 anni per 700 milioni di dollari. Uelà.

Ma la cosa bella è come verrà pagato: due milioni l’anno mentre gioca in California e 68 per i 10 successivi in cui, presumibilmente, si sarà ritirato. Ovvero: mentre tira e smazza guadagnerà certo più di un metalmeccanico o di un insegnante, ma meno di Matteo Renzi. Briciole, le fette di torta arriveranno dopo, una specie di felicità differita, come quella dei tifosi che vedono il gol ma aspettano il Var per esultare. Ora, proviamo a immaginare che la “clausola Ohtani” (usata per aggirare i limiti salariali) venisse applicata a tutti gli atleti da ingaggi milionari.

Ecco una breve lista degli effetti positivi: non si comprerebbero auto da Grand Prix evitando di andare a sbattere di notte; non avrebbero fidanzate interessate al reddito in diretta e non a quello in differita e i loro amori durerebbero (almeno) dieci anni; non dovrebbero preoccuparsi del fatidico “dopo” ed eviterebbero così investimenti disastrosi in attività che non sanno gestire e forse perfino scommesse; non ci sarebbero improbabili inizi di carriere da allenatore per cui non sono tagliati e ancor meno da commentatore che esercitano come uno svogliato ripiego o come una tonante promozione. Da ultimo, si ritirerebbero in momenti più opportuni, senza trascinare la propria gloria nella sabbia di un deserto o in quella (mobile) del tempo (scaduto).

A pensarci bene la “clausola Ohtani” all’apparenza così materialistica, ha un fondamento d’altro genere, religioso perfino. Promette una “vita oltre la vita”. Dice all’uomo che ha avuto in dono i talenti che sarà più lieto quando li avrà spesi, quando non esisterà più. Allora sì, avrà la ricompensa per i meriti accumulati, senza più nulla dover dimostrare. Se il proposito della religione è la salvezza, la clausola avrebbe salvato i Gascoigne e i Balotelli da sé stessi e dalle curve del presente. Forse.

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