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I Davide dello sport piacciono solo al cinema

(ansa)
È sempre domenica – Se si ritiene che le storie più interessanti sono quelle degli ultimi che fanno l’impresa, perché si organizza il calendario del futuro per renderle impossibili?
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È quasi impossibile vedere un buon film sul calcio o sullo sport in generale. L’ultima delusione s’intitola Chi segna vince, uscirà in Italia a metà gennaio. Ispirato a una storia vera, certo. Senonché le vicende scelte come “ispirazione” sono sempre le stesse, il meccanismo si ripete. Fateci caso: c’è un allenatore finito, precipitato all’inferno per uno o più errori professionali o personali, dalla vita privata distrutta. Ricomincia dal fondo, da una squadra di disperati che non ha mai vinto e non si crede possa mai farlo. Mette insieme insoliti sospetti, raccattati ai margini del destino, li guida prima con fermezza poi con inattesa dolcezza. Mescolate bene et voilà: la squadra più sgangherata del calcio, baseball, football americano vincerà. Questa è la versione collettiva. La variante individuale è Rocky e i suoi fratelli. Chi segna vince non fa eccezione: Michael Fassbender è l’ex ct di una nazionale americana sconfitta, l’ex marito separato di una donna che ora sta con il suo d…

È quasi impossibile vedere un buon film sul calcio o sullo sport in generale. L’ultima delusione s’intitola Chi segna vince, uscirà in Italia a metà gennaio. Ispirato a una storia vera, certo. Senonché le vicende scelte come “ispirazione” sono sempre le stesse, il meccanismo si ripete. Fateci caso: c’è un allenatore finito, precipitato all’inferno per uno o più errori professionali o personali, dalla vita privata distrutta. Ricomincia dal fondo, da una squadra di disperati che non ha mai vinto e non si crede possa mai farlo. Mette insieme insoliti sospetti, raccattati ai margini del destino, li guida prima con fermezza poi con inattesa dolcezza. Mescolate bene et voilà: la squadra più sgangherata del calcio, baseball, football americano vincerà. Questa è la versione collettiva. La variante individuale è Rocky e i suoi fratelli. Chi segna vince non fa eccezione: Michael Fassbender è l’ex ct di una nazionale americana sconfitta, l’ex marito separato di una donna che ora sta con il suo dirigente. Viene mandato a Samoa, reduce dalla più vergognosa disfatta (trenta gol subiti dall’Australia), e fa il miracolo.

Questi film non funzionano perché la storia su cui si basano è bella in diretta, quando non sai se gli sfavoriti ce la faranno davvero, quando i bookmakers li quotano 500 a 1, poi 50 a 1, poi li assale il dubbio. Se facessero un film sul Leicester di Ranieri (con Jim Broadbent nei panni di Sir Claudio) la fine sarebbe nota, che cosa ci sarebbe da vedere palpitando? Il punto però è un altro. E sta in questa domanda: se si ritiene che le storie più interessanti, quelle su cui vale la pena di fare film, di tramandarle come leggende, sono quelle degli ultimi che fanno l’impresa, dei destini capovolti, delle risalite (non delle costruzioni) dal basso, perché si organizza con tanta ostinazione il calendario del futuro per renderle impossibili? Perché si vogliono creare competizioni precluse a squadre minori dove quelle più forti (in teoria) si affrontino fino a conoscersi a memoria diventando scacchisti annoiati che dichiarano la patta alla terza mossa sapendo già come finirà? Perché si studiano formule di coppe nazionali a tutto favore della televisione in cui Davide deve morire a casa di Golia per consentirgli di affrontare due volte un duello fratricida in prima serata? È un controsenso, ma ci salva la realtà, quella sì ispirata, mandando il Frosinone a vincere 4 a 0 sul campo dei campioni d’Italia (molto) uscenti. Se arrivasse a sollevare il trofeo fra qualche anno magari ci farebbero un film. Perché paga quanto vuoi: chi segna vince.

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