Maddy Cusack e il muro di omertà nello spogliatoio
di Gabriele RomagnoliMaddy Cusack
Chi ha ucciso Maddy Cusack? Di certo c’è che la calciatrice dello Sheffield United si è suicidata a settembre. Ma perché? Aveva 27 anni, era amata in famiglia e stimata dalle colleghe e dalla società per cui aveva giocato la cifra record di oltre 100 partite. Non dall’ultimo allenatore, Jonathan Morgan. Lo aveva già avuto al Leicester e le cose non erano andate bene. Il destino li aveva fatti rincontrare facendola esclamare: «Maledizione! Ci risiamo!». Aveva perso la fascia di capitana e la titolarità. Tristezza, angoscia e, sostiene la famiglia, terminale decisione di togliersi la vita.
Un’inchiesta voluta dallo Sheffield non ha accertato responsabilità dell’allenatore, ma è stata condotta in modo discutibile e se ne invoca una seconda. Difficile abbia esito diverso. Il rapporto causa-effetto non è dimostrabile. Ci sono messaggi che provano il disagio di Maddy con Morgan, il suo crescente avvilimento, ma sembra già di sentire la difesa: «Se tutti gli atleti scartati dovessero ammazza…
Chi ha ucciso Maddy Cusack? Di certo c’è che la calciatrice dello Sheffield United si è suicidata a settembre. Ma perché? Aveva 27 anni, era amata in famiglia e stimata dalle colleghe e dalla società per cui aveva giocato la cifra record di oltre 100 partite. Non dall’ultimo allenatore, Jonathan Morgan. Lo aveva già avuto al Leicester e le cose non erano andate bene. Il destino li aveva fatti rincontrare facendola esclamare: «Maledizione! Ci risiamo!». Aveva perso la fascia di capitana e la titolarità. Tristezza, angoscia e, sostiene la famiglia, terminale decisione di togliersi la vita.
Un’inchiesta voluta dallo Sheffield non ha accertato responsabilità dell’allenatore, ma è stata condotta in modo discutibile e se ne invoca una seconda. Difficile abbia esito diverso. Il rapporto causa-effetto non è dimostrabile. Ci sono messaggi che provano il disagio di Maddy con Morgan, il suo crescente avvilimento, ma sembra già di sentire la difesa: «Se tutti gli atleti scartati dovessero ammazzarsi sarebbe una morìa». Le scelte sono legittime, le modalità meno. Il pubblico tende a stare con l’uomo forte, l’allenatore deciso che sa cosa e chi vuole: piace il “sergente di ferro”. In lui scintilla il riflesso del padre che mette a posto i figli viziati. Applausi. A Mourinho che dà del traditore a Karsdorp e di fatto lo caccia per poi ritrovarselo ancora e doverlo pure motivare. Ad Allegri che manda Bonucci sullo sgabello spostando un equilibrio che mai più si troverà. A tutti quelli che, insofferenti, spediscono un prof a giocare tra quelli che in Premier chiamano “gli artificieri”, i ragazzi della Primavera usati per “disinnescare la bomba”. È successo a un campione del mondo come Özil e a un campione d’Inghilterra come Drinkwater.
Paola Egonu centra con una pallonata involontaria Davide Mazzanti. Poi il labiale che fa discutere
Poi ognuno reagisce come sa e può: c’è il caso di un bomber che ha sbattuto il mister nell’armadietto, Paola Egonu a cui parte una pallonata involontaria e finisce proprio dove inconsciamente vorrebbe: addosso all’ex ct che l’ha esclusa. Su tutto però aleggia un atteggiamento vagamente omertoso, da “muro blu del silenzio” o “quel che accade nello spogliatoio resta nello spogliatoio”. Di Maddy e Morgan hanno parlato ai giornali il giocatore A e il B, protetti dall’anonimato. Non è stato pubblicato il nome dell’allenatore di volley che ha abusato di una giocatrice minorenne. L’indagine su un altro è finita con l’accertamento di “condotta scorretta”. Avrà tossito senza coprirsi la bocca con la mano o turbato qualche personalità in soggezione?