La mental coach di Jacobs e Donnarumma: “Alleno la loro mente a vincere”
di Giuseppe Antonio PerrelliLa calma di Donnarumma, il sogno di Jacobs, i segreti della Roma di De Rossi. I muscoli, certo. Ma molto più i cervelli. Li allena Nicoletta Romanazzi, la mental coach che il portiere della Nazionale ha ringraziato pubblicamente: «Con lei mi concentro su me stesso, senza pensare agli elementi esterni. Chiedere aiuto è segno di forza, non di debolezza». Come un’eco lontana delle parole di Jacobs, pochi minuti dopo il trionfo olimpico di Tokyo nei 100 metri.
Con Donnarumma avete preparato Milan-Paris Saint Germain di Champions League dello scorso 7 novembre. Tutto lo stadio da una parte, un uomo solo dall’altra.
“Gigio sapeva già tutto. Le banconote false che gli avrebbero tirato, i fischi continui. Era preoccupato e dispiaciuto: il Milan per lui è casa, una parte importante della sua vita. E poi, altra pressione, la Champions, il torneo stregato per il Psg. Abbiamo cercato e raggiunto un equilibrio profondo, non di facciata”.
Donnarumma bersagliato da cori e lanci di fi…
La calma di Donnarumma, il sogno di Jacobs, i segreti della Roma di De Rossi. I muscoli, certo. Ma molto più i cervelli. Li allena Nicoletta Romanazzi, la mental coach che il portiere della Nazionale ha ringraziato pubblicamente: «Con lei mi concentro su me stesso, senza pensare agli elementi esterni. Chiedere aiuto è segno di forza, non di debolezza». Come un’eco lontana delle parole di Jacobs, pochi minuti dopo il trionfo olimpico di Tokyo nei 100 metri.
Con Donnarumma avete preparato Milan-Paris Saint Germain di Champions League dello scorso 7 novembre. Tutto lo stadio da una parte, un uomo solo dall’altra.
“Gigio sapeva già tutto. Le banconote false che gli avrebbero tirato, i fischi continui. Era preoccupato e dispiaciuto: il Milan per lui è casa, una parte importante della sua vita. E poi, altra pressione, la Champions, il torneo stregato per il Psg. Abbiamo cercato e raggiunto un equilibrio profondo, non di facciata”.
Donnarumma bersagliato da cori e lanci di finte banconote prima di Milan-Psg, a San Siro
Tra i calciatori che lei segue ce n’è uno della Roma, la squadra del momento, che però non l’ha autorizzata a fare il suo nome.
“Credo siano sbagliati i paragoni con Mourinho ma De Rossi sta facendo un grandissimo lavoro. Segue ogni giocatore, ha riportato fiducia, piacere e divertimento nel gruppo. Gli allenamenti sono sempre stimolanti. In così poco tempo i miglioramenti non possono essere atletici o tecnici, è tutta una questione mentale”.
De Rossi fa parte di una generazione che conosce l’importanza del lavoro sulla testa.
“Ma si fa ancora troppo poco. Se ne parla di più, c’è maggiore apertura. Si comincia a capire che l’allenamento mentale è importante quanto quello fisico. Non bisogna curare i problemi, ma prevenirli con l’aiuto di un professionista. Decine di campioni sono andati in difficoltà per le pressioni e l’ansia da prestazione: Simone Biles, Michael Phelps, Naomi Osaka . Anche Federica Pellegrini si è rivolta a un mental coach”.
Con lei Jacobs ha conquistato due ori olimpici. Come sta adesso?
"Benissimo. Centrato e consapevole. Lavoriamo come ai vecchi tempi”.
La data della finale dei 100 metri è lì sul calendario: 4 agosto 2024.
“Il nostro obiettivo è arrivare ai Giochi di Parigi ‘in stato’. Ci confrontiamo regolarmente”.
Anche se Jacobs si allena negli Stati Uniti, patria del padre Lamont.
"Una scelta per l’eccellenza, che abbiamo elaborato insieme. Marcell ha ritrovato una parte del suo Dna che aveva escluso per tutta la vita. In una piccola città della Florida, con una vita molto serena, strutture perfette e un nuovo allenatore, Rana Reider, con cui si trova molto bene”.
Dopo le Olimpiadi, tanti infortuni e le illazioni di chi parlava di una vittoria poco pulita.
“Sospetti così lontani che non lo hanno nemmeno sfiorato. ‘Stupidaggini’, mi ha detto. Poi, certo, con gli atleti bisogna gestire anche gli attacchi dall’esterno, imparare a non farsi agganciare. Ma non ce n’è stato bisogno».
Quale altra sfida l’attende?
“Lavoro con Alice Betto, l’atleta del triathlon che ho seguito anche a Tokyo, dove arrivò settima. Qualificarsi e gareggiare ai Giochi dopo soli tre anni dall’edizione precedente e dopo aver avuto un figlio sarebbe un risultato eccezionale. Adoro le missioni impossibili, come quella di Viviana Bottaro, bronzo nel karate in Giappone un anno dopo la frattura esposta di una gamba: nessuno pensava che ce l’avrebbe fatta. Nessuno”.
È più facile essere la mental coach di un atleta uomo o di una donna?
“All’inizio le donne sono più serene, aperte, molto disponibili a lavorare su se stesse. Ma nel percorso a volte l’emotività può diventare un ostacolo. Gli uomini partono più scettici, ti guardano come a dire ‘vediamo che si inventa questa qui’, te li devi conquistare. Ma quando capiscono il vantaggio, diventano macchine da guerra. Solo tendenze, eh, faccio sempre fatica a catalogare”.
È attuale il modello “volere è potere, sempre e comunque”?
“Puntare tutto sulla forza di volontà è la modalità dei vecchi coach, che trovo superata. Come ho spiegato nel mio libro La sfida delle emozioni, a volte se non riusciamo a raggiungere un obiettivo è perché ci sono parti di noi che ci stanno sabotando. Se provi a metterle via affidandoti solo alla ragione, fai danni. Devi invece accoglierle, ascoltarle e farle diventare il propellente per l’azione. Le paure e i limiti possono essere ostacoli, ma anche diventare grandissimi alleati per trovare l’equilibrio”.
Più stimolante lavorare con un atleta o con un grande manager?
“Sento gli atleti, ora ne ho 14, molto vicini alle mie corde. Ci sono i risultati da portare a casa, un metro di misura molto concreto, visibile. Con i manager è più complesso. Ma io ho una grande fortuna: da me vengono persone che sono al top della performance, cantanti, attori, sportivi, uomini d’affari. È sempre stimolante, mi aiuta a diventare nel mio campo una top performer”.
Con loro può misurare il peso del successo.
“Credo che sarà l’argomento del mio nuovo libro. Il successo va gestito, per evitare che ti distrugga: se pensi che sia tutto bello, tutto meraviglioso, prendi gli schiaffi. Gli atleti poi sono ragazzi giovani, un po’ ti danno retta e un po’ no. A tutti, quando arriva la fama, dico: ‘Ora arriva la parte complicata. Rimani coi piedi piantati per terra. Altrimenti saranno guai’ ”.