Mbappé, così il Psg prepara l’addio: titolare solo nei big match per abituarsi alla sua assenza
di Emanuele GambaIn questa Champions di stile barcellonista, con quattro allenatori che hanno imparato il mestiere al Camp Nou (Guardiola, Luis Enrique e Xavi là, Arteta alla scuola di Pep), l’uomo che spariglia l’anno prossimo giocherà nel Real Madrid: in questi due mesi parigini che gli restano, Kylian Mbappé è una scheggia impazzita perché è al tempo stesso dentro e fuori dal Psg, è alleato e isolato, è un’ assenza già percepita e un’aggiunta fondamentale. Ed è l’unico ad avere il privilegio di non dover pensare ad altro se alle cinque tappe che portan alla coppa dalle grandi orecchie, che è poi l’ossessione che lo porterà là dove i trionfi in Champions sono la normalità. Ma c’è ancora quest’ultima annata anormale, la più anormale: il calciatore più forte del mondo e il trofeo più prestigioso finiranno per incontrarsi prima del previsto?
Mbappé, la strategia del Psg
Stranezze, tante. Da quando ha annunciato che lascerà il Psg, era metà febbraio, Mbappé è diventato un giocatore anomalo: in campionat…
In questa Champions di stile barcellonista, con quattro allenatori che hanno imparato il mestiere al Camp Nou (Guardiola, Luis Enrique e Xavi là, Arteta alla scuola di Pep), l’uomo che spariglia l’anno prossimo giocherà nel Real Madrid: in questi due mesi parigini che gli restano, Kylian Mbappé è una scheggia impazzita perché è al tempo stesso dentro e fuori dal Psg, è alleato e isolato, è un’ assenza già percepita e un’aggiunta fondamentale. Ed è l’unico ad avere il privilegio di non dover pensare ad altro se alle cinque tappe che portan alla coppa dalle grandi orecchie, che è poi l’ossessione che lo porterà là dove i trionfi in Champions sono la normalità. Ma c’è ancora quest’ultima annata anormale, la più anormale: il calciatore più forte del mondo e il trofeo più prestigioso finiranno per incontrarsi prima del previsto?
Mbappé, la strategia del Psg
Stranezze, tante. Da quando ha annunciato che lascerà il Psg, era metà febbraio, Mbappé è diventato un giocatore anomalo: in campionato ha giocato una sola gara intera su sette (e ne ha approfittato per segnare una tripletta al Montpellier, vabbè), mentre tre volte ha fatto la riserva e le altre tre è uscito entro il 65’, lui che un tempo non veniva sostituito mai. Quando però le partite erano senza appello (il ritorno degli ottavi di Champions, due sfide secche di Coppa di Francia) non ha saltato un minuto, ha indossato la fascia di capitano e segnato ogni volta: come se niente fosse.
Luis Enrique contro Xavi: “Non lo conosco”
In principio molti pensarono che tenendolo in panchina, o riportandocelo prima del tempo, Luis Enrique intendesse punire Mbappé per il suo “tradimento”, o in qualche modo sminuirlo. «Dobbiamo abituarci a giocare senza di lui», spiegò. E ieri, alla vigilia dell’ordalia con il Barcellona del suo ex compagno, ex giocatore ma non molto amico Xavi («Come allenatore non lo conosco, però senza dubbio sono io che rappresento meglio di tutti lo spirito del Barcellona: non è un’opinione, lo dicono il possesso palla, i gol, il pressing alto, i trofei»), ha precisato che «la politica del club è cambiata, lo avete visto con la partenza delle stelle». La stella adesso è lui, l’hombre vertical chiamato a raddrizzare una squadra eternamente sghemba, ma restano due mesi da condividere con la superstar Mbappé: perché non provare a sfruttarli?, si sono chiesti.
Gonçalo Ramos e Barcola: il dopo Mbappé
È così è nata la gestione condivisa del fenomeno: in campionato non c’è bisogno di lui perché il Psg lo vincerebbe anche in pantofole, per cui Lucho ne approfitta per fare esperimenti (sabato ha reso titolari due diciassettenni, Zague e Mayulu) e nel frattempo protegge dagli acciacchi e dalla fatica il suo giocatore più prezioso, che di fatto deve pensare ormai solamente alla Champions e alla finale di Coppa di Francia. Mbappé dapprincipio l’aveva presa così così, però poi s’è convinto che da questo tipo di gestione aveva solo da guadagnarci. Ha brontolato un poco soltanto quando nel Classique di Marsiglia lo hanno tolto al 20’ st, ma quando ha giocato sul serio ha sempre giocato benissimo (con 39 gol in 40 partite, questa è la sua stagione migliore) e al Barcellona ci arriva tirato a lucido, sereno, forse persino felice, mentre i compagni stanno uscendo dal suo cono d’ombra: nelle ultime sei giornate Gonçalo Ramos ha segnato gli stessi gol, quattro, delle prime 22, e il giovane Barcola, che erediterà la fascia sinistra dell’attacco da zio Kylian, sta dimostrando che il futuro è in buone mani, anche se non è ancora qui.