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Quell’orologio che vale come un trilocale

Sebastian Korda (fotogramma)
La rubrica “È sempre domenica”. Il furto dell’orologio di Korda, quello di Guardiola da oltre un milione di euro: legittimo ingaggio o eccessivo sfoggio?
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C’è un uomo che morde il cane nella notizia “il tennista Korda è stato rapinato a Montecarlo, i ladri gli hanno strappato l’orologio del valore di 300 mila euro”? Lo si cerca nelle modalità violente del gesto, nella notorietà della vittima, nello shock che può avergli provocato, magari a scoppio ritardato, paralizzandolo nella partita mal perduta con Sinner. In realtà il segno del morso umano dovrebbe apparire sul polso, al quale l’atleta americano portava un monolocale a Parigi o un appartamento capace di ospitare una famiglia numerosa nella provincia italica. Il campione lo fa per vanità o per rispettare un contratto di sponsorizzazione (con cui guadagnare abbastanza da comprare finalmente uno o più di quegli oggetti). Noi guardiamo e non ci stupisce o imbarazza l’enormità della cosa. Il mondo (di Arpino) aveva un occhio solo, guardava dietro i vetri pretendendo di entrare al cenone, ridere e “pagare il conto alla fine, con una mano sul cuore”.

Ora ne ha due e sfoglia senza sussulti…

C’è un uomo che morde il cane nella notizia “il tennista Korda è stato rapinato a Montecarlo, i ladri gli hanno strappato l’orologio del valore di 300 mila euro”? Lo si cerca nelle modalità violente del gesto, nella notorietà della vittima, nello shock che può avergli provocato, magari a scoppio ritardato, paralizzandolo nella partita mal perduta con Sinner. In realtà il segno del morso umano dovrebbe apparire sul polso, al quale l’atleta americano portava un monolocale a Parigi o un appartamento capace di ospitare una famiglia numerosa nella provincia italica. Il campione lo fa per vanità o per rispettare un contratto di sponsorizzazione (con cui guadagnare abbastanza da comprare finalmente uno o più di quegli oggetti). Noi guardiamo e non ci stupisce o imbarazza l’enormità della cosa. Il mondo (di Arpino) aveva un occhio solo, guardava dietro i vetri pretendendo di entrare al cenone, ridere e “pagare il conto alla fine, con una mano sul cuore”.

Ora ne ha due e sfoglia senza sussulti gallerie fotografiche da cui si apprende che Guardiola martedì scorso al Bernabeu indossava un orologio (progettato per Nadal, in tiratura limitata a 50 esemplari, introvabile) che vale oltre un milione di euro. “Lezione di stile”, “E con quale nonchalance”, si legge nei titoli. E che Cristiano Ronaldo era arrivato a esibirne in conferenza stampa (tanto per passare inosservato) uno da due milioni e mezzo, “umiliando Messi” e il suo talismano con lancette da 280 mila euro mostrato in Qatar. Status symbol, dicono. Ma dimmi, come stanno?

Esiste una differenza tra legittimo ingaggio ed eccessivo sfoggio e non lo si nota per invidia o moralismo. È che quando andiamo al cinema e vediamo un film su una rapina al casinò, pensata con intelligenza e attuata con destrezza, tifiamo per i ladri, che di solito hanno pure i volti di attori più affascinanti. Il nostro undici ideale è Ocean’s Eleven (ma non ruba le partite). Bisognerà pur confessare l’istintiva simpatia per i quattro mariuoli che a Viareggio, con la scusa di un selfie, sfilarono agilmente l’orologio-attico con terrazza a Leclerc, prendendosi poi una condanna esemplare. O per il portiere di notte che, mentre Nadal riposava dalle gloriose fatiche del Roland Garros gli entrò in stanza e ne uscì con un loft nella tasca dell’uniforme, per seppellirlo poi vicino a casa, facendosi scoprire. Giustizia è fatta, d’accordo. Campione-lusso portatile appare un binomio inscindibile. Finché morte sportiva non li separi. Poi, sai, magari arriva il divorzio dalla signora e vedi come finiscono gli orologi.

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