Farioli all’Ajax: il viaggio senza confini dell’allenatore filosofo nel tempio del calcio totale e sulla panchina di Cruyff
di Emanuele GambaFrancesco Farioli sarà il primo allenatore italiano (e il primo straniero 27 anni dopo il danese Morten Olsen) a guidare l’Ajax, ma d’altronde è stato primo in tante cose, a cominciare da quella carriera da portiere dilettante abbandonata a diciott’anni perché aveva da studiare. E ha studiato: filosofia e calcio assieme, laureandosi all’Università di Firenze con una tesi dal titolo Filosofia del gioco: l'estetica del calcio e il ruolo del portiere.
Farioli alla Cruyff Arena: “Il mio calcio viene da qui”
Quello studio può avere qualcosa a che fare, se vogliamo, con il senso del bello del calcio olandese, dove disprezzano chi vince giocando male, preferendogli chi perde giocando bene. Farioli, da parte sua, vorrebbe stare a metà strada e da un po’ di tempo ha imparato a rinunciare a qualche sfumatura estetica a favore del senso pratico. In ogni caso, andrà a sedersi sulla panchina che è stata di Cruiyff, che all’Ajax è stato tutto (è anche il nome dello stadio): non potrà esagerare con …
Francesco Farioli sarà il primo allenatore italiano (e il primo straniero 27 anni dopo il danese Morten Olsen) a guidare l’Ajax, ma d’altronde è stato primo in tante cose, a cominciare da quella carriera da portiere dilettante abbandonata a diciott’anni perché aveva da studiare. E ha studiato: filosofia e calcio assieme, laureandosi all’Università di Firenze con una tesi dal titolo Filosofia del gioco: l'estetica del calcio e il ruolo del portiere.
Farioli alla Cruyff Arena: “Il mio calcio viene da qui”
Quello studio può avere qualcosa a che fare, se vogliamo, con il senso del bello del calcio olandese, dove disprezzano chi vince giocando male, preferendogli chi perde giocando bene. Farioli, da parte sua, vorrebbe stare a metà strada e da un po’ di tempo ha imparato a rinunciare a qualche sfumatura estetica a favore del senso pratico. In ogni caso, andrà a sedersi sulla panchina che è stata di Cruiyff, che all’Ajax è stato tutto (è anche il nome dello stadio): non potrà esagerare con il risultato purchessia, dovrà anche intrattenere una delle tifoserie con il palato più fino al mondo. "Il calcio che amo e che voglio trasmettere in campo viene da qui. Questo è uno dei pochi club al mondo con un dna così chiaro in termini di stile di gioco”, sono le prime cose che ha detto.
L’Ajax ha scelto Farioli per uscire dalla crisi
Ha un vantaggio, Farioli: l’Ajax viene da una crisi terribile, societaria prima ancora che tecnica, perché l’addio di Van der Saar e il siluramento di Overmars, accusato di molestie da alcune dipendenti, hanno squassato il club, che i due grandi ex avevano portato alla semifinale di Champions del 2019. Nell’ultimo campionato ha acciuffato un quinto posto che gli è valso la qualificazione ai preliminari di Europa League, ma oggi il meglio del calcio olandese è rappresentato da Psv e Feyenoord. Insomma, le cose che non possono che andare meglio.
Una carriera da allenatore precoce, dalla Turchia al Nizza
Farioli è un precursore, nonché un ragazzo che ha sempre avuto il coraggio di rischiare. A 21anni era vice-allenatore in serie D, a 25 ha lavorato in Qatar, nell’Aspire Academy, tra i 27 e i 30 è stato nello staff di De Zerbi come preparatore dei portieri di Benevento e Sassuolo, a 30 è partito per la Turchia per fare il vice allenatore dell’Alanyasport, a 31 ha esordito come allenatore capo nel Fatih Karagümrük, a 32 è tornato da titolare all'Alanyaspor realizzando il record di punti del club, a 33 ha finalmente messo piede in un campionato top trasferendosi al Nizza, dove vivrà una stagione in altalena, con un avvio bruciante (il primo posto in classifica e la vittoria al Parc des Princes contro il Psg), una pesante crisi di mezzo inverno (ma aveva un sacco di giocatori impegnati in Coppa d’Africa) e una risalita finale con cui ha centrato la qualificazione all’Europa League e sfiorato quella alla Champions. Ha pagato il rapporto poco sereno con qualche giocatore ma anche le turbolenze societarie: il Nizza è di proprietà dell’Ineos che, da quando ha acquisito la maggioranza del Manchester United, ha abbandonato un poco a sé stesso il club della Costa Azzurra, difatti se ne sono andati anche il direttore sportivo Ghisolfi, passato alla Roma, oltre ad altri dirigenti di secondo piano.
Gli inizi con De Zerbi e poi la rottura
Farioli si è portato addosso, finora, due marchi che non possono piacergli troppo: quello di filosofo (ha studiato filosofia per conoscere e capire l’animo umano, non per filosofeggiare) e quello di alter ego di De Zerbi, con il quale ha condiviso l’avventura tecnica più significativa e anche molti principi calcistici. In realtà il rapporto tra i due si è bruscamente interrotto quando Farioli ha deciso di buttarsi nella carriera da solista (anzi, da frontman), lasciando le retrovie di un gruppo di lavoro nel quale in ogni caso ha imparato moltissimo, assimilando concetti che ha poi applicato alle nuove mansioni, anche se con gli anni ci ha man mano messo qualcosa di suo diventando meno guardioliano di quanto fosse all’inizio e mediando il guardiolismo con tratti di italianismo. Dicono che quando ha lasciato Sassuolo per la Turchia, De Zerbi, offeso, abbia troncato i rapporti. Farioli, col tempo, se n’è fatta una ragione.
Una carriera in progressione: per la serie A c’è tempo
La sua carriera sta procedendo esattamente come l’aveva immaginata, cioè a piccoli passi, un gradino alla volta, ma salendone sempre uno in più: d’altronde di tempo davanti ne ha un’infinità, dal momento che ha da poco compiuto 35 anni. Ha il lusso di non avere fretta. Quando stava a Nizza, in certi momenti, si è parlato dell’interesse di qualche club italiano importante, il Napoli prima di tutto ma anche Fiorentina e Bologna, però non rimpiange che siano rimaste soltanto voci, o avances appena accennate: ha preferito compiere ancora un passaggio intermedio e l’Ajax, in questo senso, è il meglio che gli sia potuto capitare perché, al di là dell’enorme fascino che reca con sé la squadra di Amsterdam, troverà (anzi, dovrebbe trovare: dipende da come si è riassestata la dirigenza) un ambiente fertile, che stimola e assorbe idee, che insegna, che si lascia imparare.
A Nizza quanti problemi, anche un aspirante suicida
A Nizza il suo lavoro è stato buono ma avrebbe potuto essere eccellente, senza gli intoppi che ha avuto: si è incagliato nelle difficoltà (tutta esperienza) e anche in un paio di incredibili vicende extracalcistiche che ha dovuto gestire, il tentativo di suicidio del difensore Beka Beka, recuperato mentre stava per gettarsi da un viadotto, e la condanna a otto mesi di reclusione dell’algerino Atal, che aveva condiviso un video contro Israele, per incitamento all’odio per motivi religiosi. Tutta esperienza, davvero. Dal punto di vista tecnico, nella prima fase ha proposto un calcio spumeggiante, verticale, velocissimo che poi ha dovuto correggere in una versione più prudente quando la rosa gli si è ristretta e gli attaccanti sono entrati in crisi: ha rimediato chiudendo con la difesa meno battuta della Ligue 1. In pratica è stato un lavoro lasciato a metà (come il contratto biennale rescisso dopo una stagione) mentre ad Amsterdam, in teoria, dovrebbero lasciargli il tempo di modellare una squadra che gli somigli, pur dovendosi calare nel dogma del calcio dell’Ajax, che non prevede altro che il 4-3-3, al massimo con la variante del 4-2-3-1. La difesa a 3 se l’è potuta permettere solamente Van Gaal, che difatti Cruyff non ha mai sopportato.
Farioli: “Il 4-3-3 dell’Ajax per dominare il gioco”
“Giocheremo principalmente con il 4-3-3", ha confermato Farioli. “Ma più che di numeri è una questione di principi e di comportamenti. L'obiettivo è dominare il gioco e prendere in mano il nostro destino". Prima di Farioli, che ha firmato per tre anni, l’unico italiano a militare nell’Ajax è stato il centravanti Lorenzo Lucca, oggi all’Udinese, rimasto ad Amsterdam per un appena e senza lasciare traccia. Farioli in provincia di Lucca (a Barga) ci è nato e da lì ha cominciato a esplorare il suo mondo senza confini.