Altro botta e risposta a distanza tra Andrea Abodi, ministro dello Sport, e Giovanni Malagò. Anche se questa volta il numero uno del Coni non è intervenuto in prima persona. Ad accendere lo scambio la lettera inviata al governo da alcuni presidenti di Federazione sportive, che chiedono di equiparare le norme elettorali del Coni a quelle delle Federazioni sportive. Attualmente la legge preclude a Malagò, n.1 dell'ente che governa lo sport italiano, e a sei (su 21) presidenti di comitato regionale, la possibilità di ricandidarsi perché giunti al terzo mandato. Ferma la risposta di Abodi, intervenuto questa mattina alla Camera durante la presentazione della Coppa Italia delle Regioni 2025 di ciclismo: ”Il mondo sportivo è molto più di 43 presidenti federali. Non mi è arrivato ancora nulla, ma se è una lettera per andare oltre il terzo mandato del presidente del Coni non mi sembra una novità, io invece cerco novità”.
Su 50 federazioni sportive nazionali sono stati esclusi dal coinvolgimento nel documento indirizzato al governo i tre enti pubblici (Aci, Aeroclub d'Italia e Tiro a segno), non sono stati interpellati i rappresentanti del nuoto e dei medici sportivi (i cui presidenti, Barelli e Casasco sono parlamentari), il tennis (Binaghi è contro Malagò), mentre il presidente del taekwondo, Angelo Cito, non ha voluto sottoscrivere la lettera.
Il giallo delle firme
Inizialmente si è parlato di 43 firme pervenute al governo. In realtà le firme sarebbe molte meno. Molti presidenti (da Bittner del pentathlon a Roda della Fisi) hanno smentito di averla firmata. Bittner: "La lettera? Non l'ho quasi neanche letta, non solo non l'ho firmata. Ho ricevuto una telefonata, che mi anticipava l'arrivo di questa lettera, e mi diceva che se fossi stato d'accordo l'avrei restituita firmata. Dico va bene, è arrivata questa mail, a cui però non ho mai risposto. Ho scorso la lettera velocemente, ho capito di cosa si trattava ed ho chiuso. Come sia comparso il mio nome lì non lo so, ma non c'è né una firma in calce né una conferma di approvazione di nessun genere". "Ho già espresso in varie occasioni la convinzione che il luogo dove affrontare simili argomenti è il consiglio nazionale del Coni, per il rispetto che si deve all'organo stesso e a chi ne fa parte. E sinceramente non capisco per quale motivo nell'ultimo non si è fatta alcuna menzione di tutto questo". Così Angelo Cito, presidente della federazione italiana taekwondo.
D’Antoni: “Mi prendo tutte le responsabilità”
"Alcuni presidenti federali mi hanno chiamato per dirmi che il loro consenso alla lettera che abbiamo inviato al Governo non era pieno o comunque esplicitato: diciamo così, ci deve essere stato un equivoco, non voglio polemizzare. Avrò capito male". Sergio D'Antoni, ex sindacalista e presidente del comitato regionale siciliano del Coni, tra i promotori dell'iniziativa di inviare al governo una lettera dei presidenti federali per chiedere di equiparare le norme elettorali del Coni a quelle delle federazioni sportive si assume "la responsabilità di eventuali equivoci". "Resta il fatto che nell'iniziativa non è assolutamente coinvolto Malagò. E' una battaglia che io porto avanti da tempo e sulla quale c'è consenso. Continuerò a promuoverla". D'Antoni ha spiegato che l'iniziativa è partita con i presidenti dei Coni regionali per chiedere di equiparare le norme elettorali del Coni a quelle delle federazioni sportive. "Sto facendo una battaglia che ritengo giusta e democratica - ha proseguito - Vogliamo che a noi presidenti regionali del Coni siano date le stesse condizioni che sono state date alle federazioni, essendo noi una figura di puro volontariato. Quello che vale per le federazioni deve valere anche per il Coni. Continuerò questa mia battaglia perché la reputo giusta".