Pio & Cooper. Il primo ha segnato un gol, uno solo, in una partita di livello, se lo era. Il secondo al grande livello non ha ancora fatto mezzo canestro. Eppure in loro si crede ciecamente, alla lettera. Pio Esposito è il nuovo Toni. Cooper Flagg il nuovo Pippen. Vi ricordate quando Martin Satriano era il nuovo Ibra o Andrew Wiggins il nuovo LeBron? Ma soprattutto, vi ricordate Satriano e Wiggins? Basta un soffio e i prossimi campioni diventano i prossimi bidoni: di predestinati sono pieni i campetti e vuote le memorie. Pio & Cooper hanno tutto per farcela, ma tutto non è mai abbastanza. Sono storie perfette, arrivate al momento giusto e ci piace raccontarcele. Pio è la promessa italiana quando non se ne fanno più. Risolverà i problemi dell’Inter per 10 anni (Thuram- Esposito-Lautaro, la Tesla) e quelli dell’Italia l’anno che verrà. Cooper è la stella nascente americana, in un firmamento dove ha appena brillato un canadese (Shai Gilgeous- Alexander) e incombe un francese (Vic…
Pio & Cooper. Il primo ha segnato un gol, uno solo, in una partita di livello, se lo era. Il secondo al grande livello non ha ancora fatto mezzo canestro. Eppure in loro si crede ciecamente, alla lettera. Pio Esposito è il nuovo Toni. Cooper Flagg il nuovo Pippen. Vi ricordate quando Martin Satriano era il nuovo Ibra o Andrew Wiggins il nuovo LeBron? Ma soprattutto, vi ricordate Satriano e Wiggins? Basta un soffio e i prossimi campioni diventano i prossimi bidoni: di predestinati sono pieni i campetti e vuote le memorie. Pio & Cooper hanno tutto per farcela, ma tutto non è mai abbastanza. Sono storie perfette, arrivate al momento giusto e ci piace raccontarcele. Pio è la promessa italiana quando non se ne fanno più. Risolverà i problemi dell’Inter per 10 anni (Thuram- Esposito-Lautaro, la Tesla) e quelli dell’Italia l’anno che verrà. Cooper è la stella nascente americana, in un firmamento dove ha appena brillato un canadese (Shai Gilgeous- Alexander) e incombe un francese (Victor Wembanyama). In più, qualità molto attuale, è bianco (il nuovo Larry Bird). Ci sono aneddoti su cui sbizzarrirsi. La dinastia Esposito che sforna 3 calciatori (e ognuno potrà dire, come si usa: «Quello bravo davvero era mio fratello», sì ma quale?). Le tre marche più importanti di scarpe sportive che si sfidano a triello nella sala riunioni di un hotel, con valigette di dollari e video strappalacrime per diventare sponsor di Cooper (noi credevamo che Air fosse un film un po’ esagerato) e lui che sceglie quella in cui la scarpa personalizzata è cucita a mano dal padre di un amico d’infanzia che lavora in quella fabbrica. Sono sempre affari, ma di famiglia.
Predestinati
Date una maglia da titolare ai ragazzi, ma non scriveteci un numero della lotteria che non è ancora uscito. Più Pio e meno Pedro, più Cooper e meno LeBron, d’accordo, ma sappiamo come potrebbe andare: incensati al primo gol e demoliti al primo libero sul ferro. La tristezza produce fenomeni, altrimenti Mamdani, il 33enne musulmano candidato sindaco di New York, non sarebbe il nuovo Obama. Da ragazzino, preparando la cresima, il parroco assegnò un tema sulle virtù teologali. Colpito dal mio scritto, lo portò in curia, poi convocò mia madre. Disse: «Guardi che se suo figlio prendesse i voti, non dico papa, ma cardinale di sicuro…». Lei arretrò, incredula. Ora, quando i cardinali fanno il papa, mi limito a raccontarlo. Idem quando vengono acclamati nuovi dèi dello sport. Più che fede, si manifesta una volonterosa, incontenibile speranza. Per carità.