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Prezzi calmierati per il Mondiale 2026: al botteghino la crociata Mamdani

(reuters)

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La rubrica “È sempre domenica”
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Zohran Mamdani, il candidato (social)democratico alla carica di sindaco di New York è ovunque (nella vita e sui social) e ha una proposta per tutto. Mancava solo il calcio. Ha colmato la lacuna. Nato in Uganda, tifoso dell’Arsenal perché aveva giocatori di origine africana, è apparso in un video in camicia, cravatta e scarpe eleganti, ha palleggiato e tirato con abilità e ha lanciato una petizione. Vuole calmierare il costo dei biglietti per accedere alle partite dei Mondiali 2026, che si giocheranno negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. È materia per un sindaco di New York? No, ma le sue proposte vanno quasi sempre oltre le eventuali competenze. È demagogia? Probabilmente, ma il suo mantra è “rendiamo la vita accessibile”. E allora il punto diventa: andare allo stadio lo è?

La risposta della Fifa

La risposta della Fifa è stata: un biglietto in prevendita costa 60 dollari. Vero, ma falso. Quello è il costo base, del posto peggiore nella partita peggiore (in finale si parte da olt…

Zohran Mamdani, il candidato (social)democratico alla carica di sindaco di New York è ovunque (nella vita e sui social) e ha una proposta per tutto. Mancava solo il calcio. Ha colmato la lacuna. Nato in Uganda, tifoso dell’Arsenal perché aveva giocatori di origine africana, è apparso in un video in camicia, cravatta e scarpe eleganti, ha palleggiato e tirato con abilità e ha lanciato una petizione. Vuole calmierare il costo dei biglietti per accedere alle partite dei Mondiali 2026, che si giocheranno negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. È materia per un sindaco di New York? No, ma le sue proposte vanno quasi sempre oltre le eventuali competenze. È demagogia? Probabilmente, ma il suo mantra è “rendiamo la vita accessibile”. E allora il punto diventa: andare allo stadio lo è?

La risposta della Fifa

La risposta della Fifa è stata: un biglietto in prevendita costa 60 dollari. Vero, ma falso. Quello è il costo base, del posto peggiore nella partita peggiore (in finale si parte da oltre 6mila). E quel prezzo salirà in base alla domanda: più saranno le richieste e più diventerà alto. Non solo: molti di quelli che se l’aggiudicheranno lo rivenderanno in canali secondari a cifre più che triplicate. Morale: assistere alla partita sarà un lusso. Come lo è ogni spettacolo, a New York, in America. Ho tentato di acquistare un biglietto per il debutto di Tom Hanks a Broadway: nelle retrovie, 350 dollari. Bye, Tom. Può bastare al cinema: 22 dollari. Ma restiamo al calcio. Non dovrebbe essere, per definizione, popolare? Non dovrebbe essere sottratto dalle ferree leggi del mercato per cui più sono quelli che desiderano una cosa e meno quelli che possono averla? A 60 dollari sarebbe per papà e figli, a 6mila per figli di papà. La conseguenza evidente è che il calcio viene fruito in televisione, dove (a differenza di altri sport) è molto visibile e molto meno comprensibile (non vedi lo schieramento, i movimenti senza palla). Dopodiché, per le stesse leggi, i costi degli abbonamenti alle piattaforme sono saliti. Chi volesse veramente vedere tutto dovrebbe averne (almeno) due. Limitarsi agli highlight non è soltanto una scelta generazionale o dovuta alle troppe partite e al troppo poco tempo, è una necessità economica: li trovi gratuitamente nella rete poco dopo il triplice fischio. Però tutti parlano di calcio, anche se ne vedono meno e peggio. È l’opposto di quel che accade per la politica: te la propongono sempre più spesso (dove bastava una tribuna e qualche comizio, piovono talk) e gratis. Se vale la legge del mercato tutto si spiega. E ha ragione Mamdani.

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