✕

Interviste, autobiografie, spot, litigate vere o fasulle: è dura la vita per gli ex campioni

Ascolta l'audio

La rubrica “È sempre domenica”
1 minuti di lettura

Aveva ragione Szczesny quando disse che sperava di guadagnare abbastanza giocando a calcio da non dover fare, dopo, il commentatore. Dura, la seconda vita dello sportivo. Una volta quelli che non allenavano si reinventavano davvero: imprenditori, assicuratori, bagnini, piloti Alitalia, qualche politico perfino. Ora il secondo tempo si gioca prevalentemente in tv e si vede di tutto, in ogni parte del mondo. Ci sono ex campioni che hanno girato per lo studio in mutande avendo sottovalutato le capacità di Ranieri. Poi hanno chiuso anzitempo avendo sottovalutato la contraerea israeliana. Chi va in telecronaca è criticato perché troppo partigiano quando giocano Inter o Juventus o troppo poco quando gioca Sinner. Avendo capito che la serietà non lascia tracce, ma la bizzarria sì, c’è chi la butta sull’arte, paragonando la scena sul prato al Déjeuner sur l'herbe di Manet. Se poi la tv non chiama, se ne fanno una, ma non avendo un allenatore con cui litigare finiscono per farlo tra loro e la …

Aveva ragione Szczesny quando disse che sperava di guadagnare abbastanza giocando a calcio da non dover fare, dopo, il commentatore. Dura, la seconda vita dello sportivo. Una volta quelli che non allenavano si reinventavano davvero: imprenditori, assicuratori, bagnini, piloti Alitalia, qualche politico perfino. Ora il secondo tempo si gioca prevalentemente in tv e si vede di tutto, in ogni parte del mondo. Ci sono ex campioni che hanno girato per lo studio in mutande avendo sottovalutato le capacità di Ranieri. Poi hanno chiuso anzitempo avendo sottovalutato la contraerea israeliana. Chi va in telecronaca è criticato perché troppo partigiano quando giocano Inter o Juventus o troppo poco quando gioca Sinner. Avendo capito che la serietà non lascia tracce, ma la bizzarria sì, c’è chi la butta sull’arte, paragonando la scena sul prato al Déjeuner sur l'herbe di Manet. Se poi la tv non chiama, se ne fanno una, ma non avendo un allenatore con cui litigare finiscono per farlo tra loro e la spengono. Qualcuno ritrova un vecchio compagno di doppio e forma un duo da commedia all’italiana: la prima recita è un trionfo, poi troppe battute finiscono in rete, meglio farsi uno spritz col ministro tenendo separate le carriere.

Il dopo-carriera

C’è pure chi appare in una pubblicità e si rischia che per le nuove generazioni una trinità di fenomeni si riduca a un tizio che si rade a fondo, con un uccellino sulla spalla, prima di centrare l’oblò della lavatrice. Prima o poi per fortuna chiama un editore, proponendo un’autobiografia co-firmata, anche a chi è stato un ruvido terzino in serie B o un talento sprecato sulla terra rossa, anzi, proprio per quello: è materiale più narrativo. Le condizioni indispensabili sono due. La prima è: svelare i propri demoni. Il pubblico adora scoprire che i suoi idoli, mentre guadagnavano milioni giocando, erano disperati, detestavano pallone e pallina, l’avversario, il coach, il padre, sé stessi. La seconda è che rivelino particolari inediti del famoso accoppiamento con la pornostar o della relazione sulle montagne russe con la cantante, personaggio tanto amato da comparire in diverse biografie. Per chi non ha da raccontare ghiotti aneddoti di spogliatoio, confidenze dell’Avvocato o del Cavaliere, non resta che la vigilia dell’incontro fra due squadre in cui abbia giocato: tranquillo che arriva la fatidica intervista al doppio ex, ma guai a sbilanciarsi da una parte che fu, l’odio sui social è anche retroattivo. E poi uno si chiede perché, a quarant’anni, Modric sia ancora lì che pesta la zolla. Un’ombra ben presto non sarai.

Leggi i commenti