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Virtus, la notte dei grandi ritorni: Scariolo e il suo Real Madrid per la prima al PalaDozza

La squadra di Ivanovic inizia l’Eurolega e ritorna provvisoriamente al Madison
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Riaccogliendo in un PalaDozza stracolmo Sergio Scariolo, l’hidalgo che si separò da Bologna per risposare ora l’agognata Madrid, la Virtus apre stasera alle 20.45 la sua stagione europea. Non sarà protagonista della massima coppa, ma già giocarla resta un onore. Minacciata ai confini dalla Nba, il pesce grande che prima o poi si mangerà quelli piccoli, l’Eurolega riespone da oggi la locandina del basket che tanti reputano il più bello del mondo. Qualità tecnica, ricerca tattica e agonismo strenuo ne alimentano la sana spietatezza della selezione naturale, regolata in gare senza pausa e senza appello. Le squadre sono salite a 20 (finchè Israele resisterà a bordo…), le partite a 38, costringendo a 10 doppi turni settimanali, prima delle 5-10 sfide destinate alle elette per litigarsi il trofeo. Basterebbe questo a uccidere anche i cavalli, non fosse che ogni settimana europea è pure contenuta entro due turni di probanti tornei nazionali. Le rose s’allargano, servono più giocatori a evita…

Riaccogliendo in un PalaDozza stracolmo Sergio Scariolo, l’hidalgo che si separò da Bologna per risposare ora l’agognata Madrid, la Virtus apre stasera alle 20.45 la sua stagione europea. Non sarà protagonista della massima coppa, ma già giocarla resta un onore. Minacciata ai confini dalla Nba, il pesce grande che prima o poi si mangerà quelli piccoli, l’Eurolega riespone da oggi la locandina del basket che tanti reputano il più bello del mondo. Qualità tecnica, ricerca tattica e agonismo strenuo ne alimentano la sana spietatezza della selezione naturale, regolata in gare senza pausa e senza appello. Le squadre sono salite a 20 (finchè Israele resisterà a bordo…), le partite a 38, costringendo a 10 doppi turni settimanali, prima delle 5-10 sfide destinate alle elette per litigarsi il trofeo. Basterebbe questo a uccidere anche i cavalli, non fosse che ogni settimana europea è pure contenuta entro due turni di probanti tornei nazionali. Le rose s’allargano, servono più giocatori a evitare traumi ed usure, ma è una pia illusione che i tanti si spartiscano equamente le fatiche. Vacilla la salute dei migliori, in campo sempre o quasi, soprattutto laddove le sconfitte sono vissute come onte. Si corre fra le trappole per due, tre, quattro traguardi, perchè questa è l’Europa, e non la magna Nba. Avvincente e cinica fino al sadismo, la mattanza ha compattato i giocatori nella vertenza sui calendari. Giusto, non si baratta la salute, salvo poi negoziarla con ingaggi prossimi alla follia.

In questo paese dei balocchi e delle torture la Virtus abita per il quarto anno di fila. Partecipa, non compete. Trionfi ora proibiti restano incisi negli anni migliori. L’Eurolega alzata dalla Kinder nel 2001 si defila remota, ma questa assenza chiama alla sbarra tutto l’Italbasket, peraltro allineato alle miserie di una Nazionale che non tocca medaglia dal 2004. Nessun club ha più alzato quel trofeo, nè altri, visto che la Virtus issò l’ultimo tricolore anche in Eurocup (’22), in Champions (‘19) e perfino nell’ultima Eurolega targata Fiba (‘98). Di tutte le grandi coppe, l’ultima firma italiana sui libri d’oro è la sua. Milano, tanto per inciampare sulla solita pietra di paragone, è ferma a una Coppa Campioni dell‘88 (o a una Korac del ‘93).

Ora però va scritto il presente e la Virtus allinea ai blocchi le sue voglie, i suoi limiti e una divisa senza sponsor sul petto, sognandone uno da due milioni e tirando una linea del Piave a 1,5, chissà quanto più realistica. Ha ringiovanito il gruppo appena finito penultimo, etichetta che ne appanna valore e fama, anche se poi coperta con lo scudetto. Ha avviato un ciclo che, di quindici uomini in forza, ne conta solo tre sopra i trent’anni, ricambio preteso sia dall’anagrafe che dalle casse. Guidata da coach Ivanovic, una costruzione avveduta s’è districata tra superpotenze ormai a ridosso dei 50 milioni di budget: qui, sotto i 20, chiarendo subito la disparità della contesa. Evitare il vagone di coda e regalarsi serate di bei ricordi è l’obiettivo, per un team più munito a centrocampo che in area, sfidante su aggressività e velocità più che su stazza e mestiere. La quotidiana scoperta lungo il percorso sarà l’attrattiva del viaggio che scatta contro i primi mostri sacri: il Real Madrid, fresco di delusione per la Supercoppa lasciata al Valencia, che a sua volta venerdì ospiterà i nostri eroi. S’attacca al PalaDozza, nel tempio dove scorre il fiume della storia, e chissà quanto vi resterà fra anni della cronacaccia del weekend degli sciali gemelli. Già, Ellis e Camarda, chi erano costoro?

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