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L’Italia ha il cuore altrove: Gattuso con la Norvegia cerca risposte per i play-off

Gennaro Gattuso 

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La rivincita dello 0-3 di giugno a Oslo, fatale a Spalletti, non è semplice
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Milano – La notte prima dell’esame a San Siro pieno contro la Norvegia, l’unico da qui agli spareggi di marzo per il Mondiale, Gattuso l’ha passata a Milanello, come centinaia di volte nella sua vita. Solo che da ct si dormono sonni più agitati. Adesso rappresenta un movimento calcistico senza Mondiale dal 2014 e un Paese che critica la Nazionale con le istituzioni stesse. Al presidente del Senato La Russa, che lo aveva invitato ad accettare i fischi di Chisinau, il ct ha spiegato perché lo hanno ferito i cori degli ultrà italiani: «Rispetto La Russa e i fischi li accetto. Ma mi sa che lui non abbia visto la partita: non erano fischi, ma cori, che in tv si sentivano benissimo. C’era gente che augurava la morte, che diceva veniamo a Coverciano, andate a lavorare. Inaccettabile».

Sulle minacce al presidente della Figc Gravina sta peraltro emergendo un retroscena: dalla curva dei 300 ultrà di Chisinau, ricollegabili all’estrema destra, i cori violenti sarebbero nati dalla difficoltà di c…

Milano – La notte prima dell’esame a San Siro pieno contro la Norvegia, l’unico da qui agli spareggi di marzo per il Mondiale, Gattuso l’ha passata a Milanello, come centinaia di volte nella sua vita. Solo che da ct si dormono sonni più agitati. Adesso rappresenta un movimento calcistico senza Mondiale dal 2014 e un Paese che critica la Nazionale con le istituzioni stesse. Al presidente del Senato La Russa, che lo aveva invitato ad accettare i fischi di Chisinau, il ct ha spiegato perché lo hanno ferito i cori degli ultrà italiani: «Rispetto La Russa e i fischi li accetto. Ma mi sa che lui non abbia visto la partita: non erano fischi, ma cori, che in tv si sentivano benissimo. C’era gente che augurava la morte, che diceva veniamo a Coverciano, andate a lavorare. Inaccettabile».

Sulle minacce al presidente della Figc Gravina sta peraltro emergendo un retroscena: dalla curva dei 300 ultrà di Chisinau, ricollegabili all’estrema destra, i cori violenti sarebbero nati dalla difficoltà di consegnare i biglietti ad alcune persone, soggette a Daspo in Italia (non all’estero), le cui generalità risultavano alterate. Chiarissimi erano gli striscioni preparati ad hoc (sconcertante la giustificazione dell’agguato mortale di Rieti al pullman dei tifosi di Pistoia dopo l’incontro di basket) e nel finale il bersaglio è diventato la Nazionale.

L’Italia il 20 novembre a Zurigo conoscerà il suo minigirone degli spareggi: semifinale il 26 marzo a Bergamo contro una tra Svezia, Romania, Irlanda del Nord (già sicure) e Galles (o Macedonia del Nord, se perderà a Cardiff martedì). Gattuso spera in uno o due stage a febbraio. Stasera proverà a battere la Norvegia, seguita a Milano da 6mila tifosi. Il 9-0 per superarla al primo posto con la differenza reti è utopia. I 3 punti dell’aggancio a quota 21 alimenterebbero le recriminazioni per il regolamento, che porta al Mondiale squadre modeste del Centro America e 6 o forse 7 sudamericane su 10: «Ma non fatemi più parlare, se no non posso andare più in giro da nessuna parte al mondo», scherza Gattuso.

La rivincita dello 0-3 di giugno a Oslo, fatale a Spalletti, non è semplice. La inseguono i titolari (fuori Kean squalificato, Tonali diffidato e Calafiori dolorante a un’anca) nel 3-5-2 con Mancini in forse per una botta (l’alternativa è Buongiorno), Frattesi a centrocampo sotto esame malgrado sia a rischio schialifica e con Retegui affiancato in attacco daI giovane interista Esposito: «A Pio non diamo pressioni: deve essere se stesso». Cioè rifare gol, dopo i due in sole 4 presenze.

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