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E Caressa stufo manda Runjaic a quel paese

(ansa)

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La rubrica “Schermaglie”
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E alla fine, di fronte a un Kosta Runjaic reduce dal 5-1, che non rispondeva alle domande, Fabio Caressa su Sky ha chiuso il collegamento e lo ha mandato a quel paese.

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Runjaic era un po’ sbalestrato. Alla prima domanda ha risposto «Sono d’accordo» in italiano. Poi ha proseguito in inglese e ha chiuso con: «Peccato». Alla domanda su Zaniolo ha risposto che non dava dettagli. Caressa: «Se non aveva voglia, poteva non venire». E insomma, doveva finire così.

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C’è dibattito, ma adesso secondo una corrente di pensiero fiorita sul web, il portiere più forte del mondo è Oblak: gioca nell’Atletico Madrid e ieri a Girona si è esibito in quella che è, più o meno, la parata del secolo.

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È iniziata in Marocco la Coppa d’Africa, interamente visibile in chiaro su Sportitalia. Prima gara senza storia tra i padroni di casa e le sorprendenti Isole Comore. Si dice che per ovvi motivi non ci sia grande rispetto per le tradizioni nostre, coincidendo il tutto con il periodo natalizio. Ma non è de…

E alla fine, di fronte a un Kosta Runjaic reduce dal 5-1, che non rispondeva alle domande, Fabio Caressa su Sky ha chiuso il collegamento e lo ha mandato a quel paese.

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Runjaic era un po’ sbalestrato. Alla prima domanda ha risposto «Sono d’accordo» in italiano. Poi ha proseguito in inglese e ha chiuso con: «Peccato». Alla domanda su Zaniolo ha risposto che non dava dettagli. Caressa: «Se non aveva voglia, poteva non venire». E insomma, doveva finire così.

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C’è dibattito, ma adesso secondo una corrente di pensiero fiorita sul web, il portiere più forte del mondo è Oblak: gioca nell’Atletico Madrid e ieri a Girona si è esibito in quella che è, più o meno, la parata del secolo.

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È iniziata in Marocco la Coppa d’Africa, interamente visibile in chiaro su Sportitalia. Prima gara senza storia tra i padroni di casa e le sorprendenti Isole Comore. Si dice che per ovvi motivi non ci sia grande rispetto per le tradizioni nostre, coincidendo il tutto con il periodo natalizio. Ma non è del tutto vero: il portiere delle Comore si chiama Pandor.

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Contorni esilaranti, più una mandibola rotta, per la sfida tutta Netflix tra Anthony Joshua — uno degli ultimi pugili veri — e lo sfidante Jake Paul, di professione youtuber, qui prestato alle sfide demenziali, ma che procurano soldi a palate. Paul, interamente tatuato. Joshua, un paio di tatuaggetti quasi invisibili. A ogni mazzata analogica di Joshua all’avversario digitale, un brivido di soddisfazione. Inutile, ma assai appagante.

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Eurolega di basket. Milano-Real Madrid, per esigenze di Milano-Cortina si gioca al vecchio, per quanto ammodernato, Palalido. Flavio Tranquillo di Sky rievoca un precedente da leggenda. L’allora Billy Milano giocava al palazzone di San Siro, ma la sfida di coppa con il Real Madrid si giocò anch’essa al Palalido. Al palazzone si svolgeva il congresso del Pci: Enrico Berlinguer tenne una relazione d’apertura di tre ore. Era il marzo del 1983.

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«Questo è il tipico schieramento ad albero di Natale del Pisa. E non lo dico perché siamo in questi giorni, mi è venuto così» (Diego Carmignani, Radiouno)

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Paolo Paganini: «Ad Allegri hanno dato una multa di diecimila euro. È poco? È vero che siamo in un giro di ingaggi molto alti, ma a un ligure diecimila euro fanno comunque effetto». Angelo Di Livio: «Scusa, Allegri non è ligure». Paganini: «Ma io sì».

(Dribbling, Raidue)

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Alessandro Florenzi: «Non è come una volta, adesso tutti gli attaccanti devono tornare a difendere». Fabio Capello: «Guarda, ti dico un nome. Un giocatore di tre lettere». Florenzi: «Tre lettere?». Capello: «Leao». Florenzi: «Mister, sono 4».

(Sky Sport)

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