Kimi, Mattia, Jannik. Gioventù Sfrontata. Sdraiati a chi? Fanno tutti parte del club dei Sinners, di quelli che si vogliono prendere il mondo senza che qualcuno gli chieda: ma papà ti manda solo? Young boys, ma anche giovani maestri. Il pilota Antonelli, 19 anni, il saltatore in lungo Furlani, 21, il tennista Sinner 24, ma già vincente a 22. Ecco, lui per la verità se l’è già preso e ha lasciato la porta aperta. Da lì sono entrati tutti gli altri e se ne trovano un’altra di porta ormai sanno che possono sfondarla. Perché l’età giusta per vincere è quella che hai tu. Jannik ha indicato una via: dedicatevi con serietà al vostro gioco preferito. E da appassionato di Formula Uno ha firmato per Kimi il primo successo maschile azzurro a Indian Wells. Un modo per dare il benvenuto a un fratellino che al posto della racchetta ha un volante. L’educazione Sinneriana lascia tracce nei nuovi allievi perché finalmente non è importante l’anagrafe, ma la voglia di crescere, di confrontarsi con il mo…
Kimi, Mattia, Jannik. Gioventù Sfrontata. Sdraiati a chi? Fanno tutti parte del club dei Sinners, di quelli che si vogliono prendere il mondo senza che qualcuno gli chieda: ma papà ti manda solo? Young boys, ma anche giovani maestri. Il pilota Antonelli, 19 anni, il saltatore in lungo Furlani, 21, il tennista Sinner 24, ma già vincente a 22. Ecco, lui per la verità se l’è già preso e ha lasciato la porta aperta. Da lì sono entrati tutti gli altri e se ne trovano un’altra di porta ormai sanno che possono sfondarla. Perché l’età giusta per vincere è quella che hai tu. Jannik ha indicato una via: dedicatevi con serietà al vostro gioco preferito. E da appassionato di Formula Uno ha firmato per Kimi il primo successo maschile azzurro a Indian Wells. Un modo per dare il benvenuto a un fratellino che al posto della racchetta ha un volante. L’educazione Sinneriana lascia tracce nei nuovi allievi perché finalmente non è importante l’anagrafe, ma la voglia di crescere, di confrontarsi con il mondo. Nella società italiana conta la tradizione, nello sport azzurro l’evoluzione. Calcio a parte, che si ritiene superiore per diritto divino. E dirigenza sportiva anche, il presidente del Coni ha 74 anni (perfino il Vaticano ha scelto un capo più giovane). Però un Oscar alla cara Billie Jean King dovrebbero darlo per averlo detto così bene: If you can see it, you can be it. Se puoi vederlo, puoi esserlo. L’importanza di essere rappresentati, di vedere che qualcuno come te ce l’ha fatta. A prescindere dal genere, dall’età, dal cap. Perché non conta (sempre) da dove vieni, ma dove hai fretta di andare. E quanto impegno ci metti per raggiungere quel traguardo. Kimi Mattia Jannik sono l’oggi e il domani. Sono gli adolescenti che lamentiamo di non conoscere abbastanza e che però ci sorprendono quando diamo loro spazio. Non più invisibili, ma ragazzi che si tengono idealmente per mano. Sinner è stato il primo numero 1 azzurro del tennis mondiale (ora è 2), dietro ha Lorenzo Musetti, 24 anni, n. 5, Flavio Cobolli, 23, n. 14, Luciano Darderi, 24, n. 18. Quattro italiani tra i primi 20 della classifica. Non sono made by Sinner, ma sicuramente il suo esempio ha contato. È stata un’orma da calpestare. Ma non esistono miracoli senza investimenti, possibilità, programmi. Antonelli già a 8 anni sui kart sceglieva traiettorie giuste, però a metterlo sotto contratto è stata la tedesca Mercedes. Tu chiamale se vuoi premonizioni. Non cresci se qualcuno non ti fa giocare, puoi anche essere Pelé, ma hai bisogno di entrare in campo.
Le storie
Sinner dall’Alto Adige per diventare grande ha lasciato casa, Antonelli da Bologna se l’è portata dietro, padre e madre erano dell’ambiente motoristico, si è aggiunta la sorellina Maggie, Furlani viene da Rieti e da una famiglia da sempre impegnata nell’atletica (è anche allenato da sua madre).Mattia a Tokyo l’anno scorso è volato sul mondo a 20 anni, 7 mesi e 10 giorni diventano il campione più giovane della storia (battuto anche Carl Lewis). 8,39 nel lungo, primato personale, un successo costruito con pazienza. Era settimo al terzo salto, quarto al quarto e primo al quinto. Non è partito in vantaggio, se lo è costruito e conquistato. Come uno Spiderman umano, senza super poteri, che deve fare i conti con le difficoltà e bisticciando un po’ con Khaty, la mamma coach. Un po’ come Sinner che a Indian Wellsha rimontato da 0-4 nel tie-break ed è diventato il più giovane di sempre a vincere tutti e sei i Masters 1000 che si giocano sul cemento. C’è un filo che tiene uniti questi nuovi ragazzi italiani anche se vengono da posti diversi: la semplicità, la normalità.
La famiglia
Non vivono di rabbie, di rivincite, non rivendicano traumi esistenziali. Anzi Kimi con dolcezza dice: «Il tempo è passato in fretta». Al centro delle loro vite resta la famiglia con i suoi legami. Ognuno di loro è andato a vivere da solo, ma la loro non è stata una rottura polemica, solo una necessità: Jannik ha il papà cuoco che quando può lo raggiunge e Montecarlo egli cucina, Kimi ha problemi a capire come funziona la lavatrice ma approfitta della madre che come premio gli ha preparato la gramigna al ragù (beato), Mattia va matto peri supplì e vive un piano sotto i suoi dove può avere uno spazio privato per stare con la fidanzata. Servono più ragazze e ragazzi italiani così, ma non solo nello sport. Anche nel mondo del lavoro. Serve valorizzarli, non offenderli, metterli in condizione di essere sé stessi. A sorpassare ci penseranno loro.