Galles o Bosnia, i segreti della (eventuale) avversaria dell’Italia nella finale play-off
di Emanuele GambaGalles-Bosnia si giocherà alla stessa ora di Italia-Irlanda del Nord e probabilmente l'unico italiano a guardarla sarà qualcuno dello staff di Gattuso. Per chi farà il tifo? La logica e l’opportunismo dicono Bosnia, per due ragioni: perché è di livello inferiore ai britannici (lo dice il ranking Fifa: il Galles è 35°, i balcanici 71esimi) e perché giocare nel Cardiff Stadium, più piccolo del Millennium ma preferito per l’effetto bolgia, non è come farlo in mezzo ai 15 mila del Bilino Polje di Zenica, che non ha la medesima atmosfera ribollente. Il calcio non è lo sport nazionale né in Galles né in Bosnia, ma la passione popolare dei gallesi, che cantano l'inno nella loro lingua, il Cymraeg, ha pochi uguali al mondo. Pure per questo ci converrebbe sfidare in finale i bosniaci, anche se dobbiamo avere in testa un'idea fissa: nessuna delle due nazionali è dello stesso livello della nostra e i due ct sono infinitamente meno esperti e preparati di Gattuso.
Galles-Bosnia si giocherà alla stessa ora di Italia-Irlanda del Nord e probabilmente l'unico italiano a guardarla sarà qualcuno dello staff di Gattuso. Per chi farà il tifo? La logica e l’opportunismo dicono Bosnia, per due ragioni: perché è di livello inferiore ai britannici (lo dice il ranking Fifa: il Galles è 35°, i balcanici 71esimi) e perché giocare nel Cardiff Stadium, più piccolo del Millennium ma preferito per l’effetto bolgia, non è come farlo in mezzo ai 15 mila del Bilino Polje di Zenica, che non ha la medesima atmosfera ribollente. Il calcio non è lo sport nazionale né in Galles né in Bosnia, ma la passione popolare dei gallesi, che cantano l'inno nella loro lingua, il Cymraeg, ha pochi uguali al mondo. Pure per questo ci converrebbe sfidare in finale i bosniaci, anche se dobbiamo avere in testa un'idea fissa: nessuna delle due nazionali è dello stesso livello della nostra e i due ct sono infinitamente meno esperti e preparati di Gattuso.
Il Galles, molta tecnica e pochi muscoli
Galles e Bosnia hanno entrambi come modulo di riferimento il 4-2-3-1, il sistema di gioco di maggior respiro internazionale e invece pochissimo diffuso da noi, dove impazza il 3-5-2 (o il 5-3-2, come più correttamente lo definiscono all'estero). Il Galles non ha le caratteristiche di una squadra tipicamente britannica ed è molto diverso, per dire, dall'Irlanda del Nord: è una formazione tecnica e veloce ma fisicamente non possente e ha più corsa che potenza. La mentalità è piuttosto offensiva e anche per questo difensivamente è più vulnerabile: viaggia a folate e talora si scopre.
Bosnia: molto equilibrio e poco ritmo
La Bosnia è in genere più equilibrata e muscolarmente più attrezzata, ma a livello di ritmo è meno forsennata. Anche nel suo caso, difensivamente non è ermetica, benché senz’altro più compatta: dietro ci sono ogni caso buone individualità. Il centrocampo non ha molta qualità e il discorso vale anche per il Galles.
Brennan Johnson la stella del Galles
Nel Galles spiccano i giocatori che militano in Premier, anche se non ci sono più campioni del calibro di Bale o Ramsey. Però adesso il livello medio è più uniforme e quindi i pericoli sono più diffusi, anche se i principali di solito li fomenta Brennan Johnson, ala destra passata a gennaio dal Tottenham al Crystal Palace. Sta vivendo un'annata in chiaroscuro, ma nel 2023 gli Spurs lo presero dal Nottingham pagandolo 55 milioni. Attorno a lui si muovono altri giocatori piuttosto tecnici come Wilson (Fulham), Brooks (Bournemouth) o James (Leeds), mentre a centrocampo c'è meno qualità e più sostanza. Il perno è Ampadu (anche lui Leeds), ex Venezia, dove spesso faceva il difensore. È piuttosto forte anche Neco Williams, terzino sinistro del Nottingham.
Dzeko-Demirovic coppia pericolosa
La Bosnia gravita tutta attorno a Dzeko, che a 40 anni non ha mai saltato una convocazione, arrivando a 146 presenze e 72 gol con la nazionale. Il peso offensivo della squadra è aumentato con il rientro di Demirovic (Stoccarda), reduce da una lunga assenza per un infortunio al piede: è uno che ha il gol facile e quell'esperienza internazionale che a molti bosniaci manca, se si esclude l'atalantino Kolasinac, che ha lo spirito del trascinatore. Gli altri sono per lo più giocatori di medio livello (tipo Tahirovic del Brondby, ex Roma) che si esibiscono in campionati o in squadre di secondo piano, anche se in questa stagione si sono rivelati Muharemovic nel Sassuolo e Dedic nel Benfica, uno difensore centrale e l'altro terzino destro. Il possibile crack è il 18enne Alajbegović, tedesco di nascita ma lanciato dal Salisburgo, che lo ha preso l'anno scorso dal Leverkusen: è un'ala sinistra di quelle forti.
La conversione di Bellamy
Alla guida del Galles c'è una vecchia gloria nazionale, Craig Bellamy, che da giocatore (Liverpool, City) era genio e sregolatezza (molta sregolatezza) mentre da ct ha recuperato razionalità e profondità: il Galles, sulla cui panchina siede da meno di due anni, è la sua prima esperienza da allenatore capo. Ha dato alla squadra un'impronta offensiva e dice che degli avversari non si limita a studiare la tattica, ma vuole conoscerne carattere, storia, cultura, inclinazione. Per capire meglio la Bosnia, per dire, ha approfondito le tematiche della guerra nei Balcani e ha visto anche un film che la racconta.
Barbarez ct dopo 15 anni di attesa
Anche Sergej Barbarez è di fatto un debuttante, perché pure lui, ex attaccante famoso per essere diventato lo straniero con più presenze (330) in Bundesliga, la Bosnia sta rappresentando la prima esperienza da allenatore, quindici anni dopo aver smesso di giocare: si era candidato ct nel 2009, lo è diventato nel 2024, nel frattempo ha ricoperto qua e là qualche incarico marginale.
Quando Bellamy segnò all’Italia
L'Italia ha battuto il Galles otto volte su dieci (l'ultima a Euro 2020) e due volte su tre quando abbiamo giocato a casa loro: ci sconfissero 2-1 nelle qualificazioni a Euro 2004 e andò in gol anche Bellamy, l'attuale ct. In panchina da noi c’era il Trap.
Con la Bosnia non perdiamo da trent’anni
Il bilancio degli azzurri con la Bosnia è di 4 vittorie, 2 pareggi e una sconfitta, che risale al 1996. L'ultimo precedente è un'amichevole del 2024 (1-0, gol di Frattesi), mentre nell’ultima trasferta abbiamo vinto 2-0 nel 2020, in Nations League, con reti di Belotti e Berardi.