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Livio Berruti: “Nel 1960 c’era un’atmosfera magica che a Roma si può ricreare”

Livio Berruti (ansa)

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Il leggendario oro dei 200 metri è morto a 87 anni. In questa intervista del febbraio scorso raccontava: “L’Olimpiade è sport, ma anche usi e costumi. E quella edizione è stata la più bella di tutte in una città che ti cattura sempre”
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Quella curva magica nel tempo si è trasformata nel manifesto di un’epoca. Un ragazzo occhialuto con la leggerezza di una farfalla che sta battendo i velocisti neri sotto lo sguardo felice di ottantamila spettatori e dei colombi che lo accolgono spiccando il volo.

«Dopo le Olimpiadi di Roma mi invitarono a un convegno della Cei. Io, piuttosto laico, iniziai a parlare dei colombi e di come anche loro in qualche modo mi avessero aiutato a vincere». Il ragazzo del manifesto è Livio Berruti, 86 anni, leggendaria medaglia d’oro nei 200 metri nel 1960 (morto a Torino dopo un periodo di malattia).

Berruti, se le dico che Roma sta pensando di organizzare di nuovo l’Olimpiade?

«Le rispondo con gioia, L’Olimpiade è sport, ma anche usi e costumi. Roma 1960 è stata la più bella di tutte».

Ma quelli furono gli ultimi Giochi a misura d’uomo. Oggi Roma, ma anche il pubblico, sarebbe diverso da quello di 66 anni fa.

«Non sottovaluti Roma. È una città che ha capacità diabolica di catturare. Il romano …

Quella curva magica nel tempo si è trasformata nel manifesto di un’epoca. Un ragazzo occhialuto con la leggerezza di una farfalla che sta battendo i velocisti neri sotto lo sguardo felice di ottantamila spettatori e dei colombi che lo accolgono spiccando il volo.

«Dopo le Olimpiadi di Roma mi invitarono a un convegno della Cei. Io, piuttosto laico, iniziai a parlare dei colombi e di come anche loro in qualche modo mi avessero aiutato a vincere». Il ragazzo del manifesto è Livio Berruti, 86 anni, leggendaria medaglia d’oro nei 200 metri nel 1960 (morto a Torino dopo un periodo di malattia).

Berruti, se le dico che Roma sta pensando di organizzare di nuovo l’Olimpiade?

«Le rispondo con gioia, L’Olimpiade è sport, ma anche usi e costumi. Roma 1960 è stata la più bella di tutte».

Ma quelli furono gli ultimi Giochi a misura d’uomo. Oggi Roma, ma anche il pubblico, sarebbe diverso da quello di 66 anni fa.

«Non sottovaluti Roma. È una città che ha capacità diabolica di catturare. Il romano crea una atmosfera amichevole, ti agguanta, ti permette di vivere bene il momento. Se Roma organizzasse i Giochi sono sicuro che questa magia verrebbe ricreata».

La capitale dopo Milano Cortina: è il passo che serve all’Italia per raccontare se stessa e il proprio movimento sportivo?

«Sì, la sua storia incarna la nostra capacità di produrre gradi talenti. E i Giochi in casa rappresentano un fattore psicologico importante per gli atleti in gara».

Chi le piace dell’atletica attuale?

«Allargherei l’orizzonte anche agli altri sport e le dico Sinner. Del resto il mio primo amore era il tennis».

Allora diamo noi qualche suggerimento. Furlani?

«Lui è molto spontaneo. Dà sempre una sensazione di tranquillità, sorride anche quando la posta in palio è molto alta».

Lei prima dei Giochi era già una star persino in Unione Sovietica.

«Le racconto un aneddoto. In un meeting a Mosca conobbi una ostacolista russa. Mi piaceva ma ero timido, e poi avevamo difficoltà linguistiche. Intervenne un atleta polacco che parlava russo. Diciamo che semplificò la conoscenza».

Potrà mai succedere che un altro italiano faccia il record del mondo come fece lei a Roma ’60?

«Negli anni Sessanta l’atletica, lo sport in generale, era più spartano. Oggi si parla di sponsor, di diritti, gli interessi sono diversi. Sapete cosa feci dopo il record in semifinale? Rimasi negli spogliatoi a prendere il fresco e riposare. Bevvi anche una aranciata. Oggi immaginate cosa succederebbe. Non credo proprio che potrebbe fare come me…».

(25 febbraio 2026)

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