Luna Rossa, via alla Louis Vuitton Cup tra le polemiche. Spithill: “Siamo costretti a scoprire le carte con New Zealand”
di Mattia ChiusanoSi ricomincia da dove ci si era lasciati. Da sinistra, con 10 secondi di anticipo, entrerà nel box della prepartenza l’AC75 di Luna Rossa, subito dopo farà il suo ingresso New Zealand. I finalisti di tre anni e mezzo fa ad Auckland, i nemici dichiarati che vogliono mettere le mani sull’America’s Cup nella finale di ottobre a Barcellona. Ma questa non è la coppa con 173 anni di storia, giunta alla 37ª edizione: questa è la prima giornata della Louis Vuitton Cup, nata nel 1983 per decidere quale tra gli sfidanti (challenger) affronterà nell’America’s Cup il detentore (defender). E cosa ci fa nel torneo degli sfidanti il detentore, cioè New Zealand che battè Prada 7-3 ad Auckland? Si allena, studia, spia alla luce del sole perché ha cambiato le regole. Si misurerà con chi dovrà insidiarlo, decidendo le strategie di regata a suo piacimento perché il risultato non conterà ai fini della classifica. Lo può fare, è suo diritto, il vincitore scrive il regolamento secondo prassi radicata dall’O…
Si ricomincia da dove ci si era lasciati. Da sinistra, con 10 secondi di anticipo, entrerà nel box della prepartenza l’AC75 di Luna Rossa, subito dopo farà il suo ingresso New Zealand. I finalisti di tre anni e mezzo fa ad Auckland, i nemici dichiarati che vogliono mettere le mani sull’America’s Cup nella finale di ottobre a Barcellona. Ma questa non è la coppa con 173 anni di storia, giunta alla 37ª edizione: questa è la prima giornata della Louis Vuitton Cup, nata nel 1983 per decidere quale tra gli sfidanti (challenger) affronterà nell’America’s Cup il detentore (defender). E cosa ci fa nel torneo degli sfidanti il detentore, cioè New Zealand che battè Prada 7-3 ad Auckland? Si allena, studia, spia alla luce del sole perché ha cambiato le regole. Si misurerà con chi dovrà insidiarlo, decidendo le strategie di regata a suo piacimento perché il risultato non conterà ai fini della classifica. Lo può fare, è suo diritto, il vincitore scrive il regolamento secondo prassi radicata dall’Ottocento. Ma questo non fa piacere a tutti, e a parlare per Luna Rossa Prada Pirelli è stato il timoniere australiano Jimmy Spithill, l’unico non italiano a bordo: "Non c’è dubbio che per loro sia un enorme vantaggio, perché noi regatiamo per sopravvivere e loro no, e questo fa la differenza. Può essere rischioso scoprire le carte con loro? Probabilmente sì, ma adesso siamo concentrati sui challenger, non guardiamo troppo in là".
I challenger, dunque: dopo la regata d’avvio coi neozelandesi, Luna Rossa ne troverà subito uno, Orient Express Racing, il consorzio francese. Il giorno dopo ci sarà American Magic, sabato ecco Ineos Britannia seguita domenica da Alinghi Red Bull Racing. Ognuno incontra gli altri due volte, in una specie di andata e ritorno, in palio per i primi quattro un posto in semifinale e per chi ha totalizzato più punti la possibilità di scegliere l’avversario contro cui cercare dal 14 al 23 settembre un posto della finale di Louis Vuitton Cup. Le regate più importanti arriveranno più avanti, ma contano anche queste e quelle appena disputate nei preliminari, visto che i vari team hanno potuto costruire un solo monoscafo AC75, quindi hanno già messo in mare i bolidi per vincere. Luna Rossa vola, anche se ha commesso errori e rimediato penalità nelle due sconfitte con New Zealand. "Una lezione" dice il capo del team, Max Sirena. Si sa che i team più solidi imparano tanto nei momenti in cui si possono concedere un errore.