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Luna Rossa, quando in barca salgono 130 campioni: contro American Magic il trionfo dello Shore team

La gioia dell'equipaggio di Luna Rossa (afp)

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La finale di Louis Vuitton Cup conquistata battendo gli statunitensi è un successo del team che ha riparato in tempi record la barca rotta mercoledì
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Senza una base forte non si vince. Una base solida, colta, poliglotta, preparata e pronta al sacrificio come quella di Luna Rossa, che vola in finale di Louis Vuitton Cup battendo American Magic. Ringraziando chi non si vede in quel momento: non i magnifici otto che sbucano dai pozzetti di Luna Rossa e festeggiano come bambini sul pedalò, non i timonieri Bruni e Spithill, i trimmer Molineris e Tesei, i cyclor Voltolini, Gabbia, Rosetti e Liuzzi, e nemmeno Max Sirena che ha patito gli imprevisti degli ultimi tre giorni. La parola magica è Shore team. E chi sono? Quelli che hanno vinto ancora più degli altri l’ottava e decisiva regata con gli americani, facendo risorgere in poche ore una barca rotta.

Ma l’impresa nascosta alle telecamere nasconde a sua volta qualcos’altro: Luna Rossa è un blocco di 130 persone, senza contare i giovani e le veliste che gareggiano in due coppe a parte. Questa coesione permette un miracolo come quella di mercoledì notte.

Luna Rossa era rotta, sem…

Senza una base forte non si vince. Una base solida, colta, poliglotta, preparata e pronta al sacrificio come quella di Luna Rossa, che vola in finale di Louis Vuitton Cup battendo American Magic. Ringraziando chi non si vede in quel momento: non i magnifici otto che sbucano dai pozzetti di Luna Rossa e festeggiano come bambini sul pedalò, non i timonieri Bruni e Spithill, i trimmer Molineris e Tesei, i cyclor Voltolini, Gabbia, Rosetti e Liuzzi, e nemmeno Max Sirena che ha patito gli imprevisti degli ultimi tre giorni. La parola magica è Shore team. E chi sono? Quelli che hanno vinto ancora più degli altri l’ottava e decisiva regata con gli americani, facendo risorgere in poche ore una barca rotta.

Ma l’impresa nascosta alle telecamere nasconde a sua volta qualcos’altro: Luna Rossa è un blocco di 130 persone, senza contare i giovani e le veliste che gareggiano in due coppe a parte. Questa coesione permette un miracolo come quella di mercoledì notte.

Luna Rossa era rotta, sembra quasi incredibile ricordarlo rivedendola volare ma è così. In una barca senza motore si è rotto un meccanismo fondamentale della randa, la vela più grande, quindi il più importante “motore virtuale” spinto dal cielo e dai venti. Il carrello della randa strappato dalla coperta poteva portare a conseguenze imprevedibili, con poco tempo a disposizione per capire e agire. Ma per fortuna c’erano gli eroi dello Shore team. Hanno accolto il gioiello argentato ferito, lo hanno esaminato, si sono messi all’opera quando era in arrivo la notte e hanno smesso quando albeggiava. “Tutto era in perfetto ordine oggi, ci hanno dato grande tranquillità” ha spiegato Checco Bruni, il volto sorridente e mediterraneo delle grandi vittorie di Luna Rossa.

«La regata decisiva contro American Magic»

Dei 130 della sfida di Prada ben 38 arrivano dallo Shore team, guidato da Michele Cannoni, che è anche il boat captain, oltre che sette volte campione del mondo nelle classi Maxi. Quattro sono i sailmaker, i velai a quali si è aggiunto recentemente uno spagnolo (David Banos), undici sono boat builder, i consulenti alla costruzione tra i quali ci sono due slovacchi, poi colombiani, argentini, romeni, inglesi, neozelandesi. Sono tre gli specialisti dell’idraulica, il reparto dell’elettronica guidato da Marco Gabriele Donati che ha vinto due America’s Cup con Oracle e New Zealand, e collabora con un ingegnere informatico col codino, lo spagnolo Roberto Berrozpe, che vanta “solo” 5 edizioni della coppa ed è specialista pure di meccatronica. Tutti insieme, gli uomini dello Shore team, potrebbero riempire più di un libro di Salgari con le loro avventure. Ma per il momento si accontentano dell’ultima impresa: aver fatto risorgere Luna Rossa, più bella e veloce di prima.

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