Enrico Voltolini: “Luna Rossa è veloce, scriverà un’altra storia”
di Mattia Chiusano«Credo che nemmeno Team New Zealand sia più veloce di noi. Ad Auckland nel 2021 lo erano e hanno vinto, adesso non più. Ora ce la giochiamo».
Ingegnere nautico, campione europeo nella classe Star, insostituibile: anche se nella famiglia di Luna Rossa il termine non esiste, Enrico Voltolini ci si avvicina. È componente ormai fisso dell’equipaggio che ha respinto American Magic e si prepara da giovedì ad affrontare Ineos Britannia nella finale di Louis Vuitton Cup a Barcellona. Ma era a bordo anche tre anni fa, emergente della cantera del team Prada Pirelli che aveva visto nella sua forza fisica e nella sua raffinata gestione delle vele qualità da titolare. Questo è diventato, senza finire nel turnover delle sostituzioni dei ruoli più faticosi. L’obiettivo è sempre lo stesso: portare per la prima volta in Italia l’America’s Cup mai vinta dal 1851.
«Credo che nemmeno Team New Zealand sia più veloce di noi. Ad Auckland nel 2021 lo erano e hanno vinto, adesso non più. Ora ce la giochiamo».
Ingegnere nautico, campione europeo nella classe Star, insostituibile: anche se nella famiglia di Luna Rossa il termine non esiste, Enrico Voltolini ci si avvicina. È componente ormai fisso dell’equipaggio che ha respinto American Magic e si prepara da giovedì ad affrontare Ineos Britannia nella finale di Louis Vuitton Cup a Barcellona. Ma era a bordo anche tre anni fa, emergente della cantera del team Prada Pirelli che aveva visto nella sua forza fisica e nella sua raffinata gestione delle vele qualità da titolare. Questo è diventato, senza finire nel turnover delle sostituzioni dei ruoli più faticosi. L’obiettivo è sempre lo stesso: portare per la prima volta in Italia l’America’s Cup mai vinta dal 1851.
Voltolini, a bordo di Luna Rossa risulta come cyclor, pedalatore per fornire energie alle manovre della barca. Non le basta?
«È vero, faccio il cyclor ed è massacrante. Ma mi occupo anche delle vele, di alcune funzioni del fiocco, la vela di prua».
Un doppio lavoro.
«Assolutamente. Sono uno di quelli che non ruota, in realtà. Ineos ha qualcosa di simile, con due cyclor addetti anche a queste funzioni».
Cosa le è rimasto della semifinale con American Magic, ora che l’adrenalina è scesa?
«È stata una bella prova, e ci è stato utile regatare con gli americani invece che con Alinghi che è stata scelta da Ineos: perché ci hanno messo alla prova, ci hanno fatto provare quella che è la vera pressione e ora ci sentiamo più forti. Gli ultimi due-tre giorni erano stati piuttosto pesanti dal punto di vista emotivo, pensavamo di chiudere facilmente, invece è stata molto più dura».
Dura al punto che avete rischiato grosso quando si è rotta Luna Rossa.
«Ma io non ho mai temuto. Ovviamente mi è dispiaciuto perdere quella regata perché eravamo davanti, stavamo incrociando bene. Ma sapevo che una notte sarebbe bastata e avanzata per sistemare tutto. Finché non lo vivi non puoi immaginare cosa può fare uno shore team di Coppa, la potenza di fuoco è incredibile per uomini capaci di andare avanti per trentasei ore. Poveri, erano distrutti».
Vi sentite come una nazionale?
«Sì, assolutamente. Anche se rappresentiamo un privato, un armatore o un pool di armatori, noi portiamo il tricolore, viviamo come se fosse una nazionale».
Siete partiti in sei, siete rimasti in tre: voi, Ineos e New Zealand che vi attende in America’s Cup. Cosa vede nelle acque di Barcellona?
«Vedo barche imprevedibili, molto vicine in termini di performance e regate incerte, basta un zero virgola di vento in più o in meno e non riesci a virare. Conta regatare bene, partire bene e sperare che non ci siano condizioni così estreme».
New Zealand ha voluto studiarvi all’inizio della coppa, non è che vi fa uno scherzo anche questa volta?
«Tre anni fa le barche erano totalmente diverse e TNZ era molto più veloce. Ora no, abbiamo la consapevolezza che sarà un’altra storia».
Ma la laurea in Ingegneria nautica a Genova le servirà dopo Luna Rossa?
«Sono piacentino ma vivo a Viareggio, e non nascondo che quando sono lì penso anche a tutti i cantieri che mi circondano, pure mia moglie lavora nella nautica. Ma poi mi dico, perché pensarci adesso? Io spero di fare il velista ancora a lungo».