ROMA - Ultimi due turni di campionato: partite giocate quindici, vittorie delle ultime sette della classifica nove. Non entra nel computo Siena-Cantù di stasera (ore 20, diretta su RaiSport2), va considerato che ci sono stati due scontri diretti (Biella-Avellino e Caserta-Pesaro), resta il dato che le squadre che devono salvarsi stanno animando questa fase di campionato, dal quale scenderà di categoria solo l'ultima classifica. E se ieri Biella, -35 a Venezia, ha dato inequivocabili segnali di disfacimento, ecco allora che il successo a Caserta può essere considerato uno dei più solidi passi in avanti di Pesaro, sempre penultima ma ora a +4 sui piemontesi e forte del 2-0 in stagione regolare.
Zare Markovski, pensa di aver compiuto un passo decisivo per la salvezza di Pesaro?
"No, penso solo alla prossima partita, contro Bologna. Nella vita di un professionista, che sia allenatore o giocatore, esiste solo una partita, la prossima e che è da vincere, come sempre. La classifica è solo la somma delle vittorie".
Caserta è tornato ad essere un campo difficile. La società pare stia uscendo dalle grosse difficoltà di stagione, la squadra l'ha tenuta in vita, battendo Siena di fatto si è salvata. C'era entusiasmo, ma l'avete sopito con una ottima partita.
"E' la somma di tante cose, la consapevolezza della qualità del lavoro che ha creato la convinzione di potercela giocare con tutti. La vittoria di ieri ha mostrato come questo messaggio sia arrivato a tutti, il quintetto ha iniziato molto bene la partita, dalla panchina è uscita la qualità per condurla fino in fondo. Oggi possiamo dire che Pesaro ha nove titolari".
Non necessariamente questo aiuta il compito di un allenatore. Sacchetti ad esempio preferisce un quintetto prevaricante, sulle scelte, ed una panchina fatta di giocatori con ruoli molto ben definiti.
"Ieri è stata la partita di Thomas. Un ragazzo che lavora bene tutti i giorni, ha orgoglio. E' partito dal quintetto, ha subito messo due triple. Però sa che il suo ruolo è quello di cambio di Stipcevic, che ieri aveva problemi ad una caviglia".
Non è che adesso inverte le gerarchie?
"No. Però io vado anche ad intuito, mi faccio guidare da quello che sento dentro. Il nostro playmaker è Stipcevic, ma se dovesse iniziare la gara Thomas non sarà certo per scaramanzia".
Dal suo arrivo, a dicembre, Pesaro ha una sola vittoria in meno di squadre partite bene, come Brindisi, o che hanno poi trovato la quadratura, come Caserta ed Avellino. E magari c'è pure rammarico per qualche sconfitta, come quella di due contro Milano o di uno contro Roma.
"Nessun rammarico, siamo concentrati quotidianamente sul nostro obiettivo. E magari sfruttiamo il fatto che su Pesaro c'è qualche riflettore in meno del solito".
Ha recentemente detto di voi Valerio Bianchini: "La nuova forza di Pesaro è che a vederla giocare non diresti mai che è con l'acqua alla gola e deve salvarsi. Non è ruvida o angosciata. Gioca.
"Lo prendo come un complimento da un grande allenatore del basket italiano. E' un incoraggiamento a continuare così. E' vero, ci dobbiamo salvare, e quello che più conta è ritrovarsi in palestra col piacere di fare qualcosa assieme. Che ci sia il giusto desiderio di comunicazione tra me, la squadra, la società che è eccellente. E ci metto anche lo staff medico, che in 72 ore ha rimesso in piedi Stipcevic che aveva una caviglia come un melone".
Il croato è il vostro leader. Arrivato a gennaio, dai 12 minuti e 6 punti con Milano ai 33 e 18 punti con voi. Quinto realizzatore del campionato. Ruoli diversi, nessun dubbio. Ma può non essere facile che uno che fa il salto in una squadra che punta allo scudetto sappia calarsi in una che lo accoglie da ultima in classifica.
"Il solo fatto che abbia accettato di venire in una situazione del genere dà l'idea della persona. E del suo carattere. Era certo di se stesso e di quello che avrebbe potuto fare per Pesaro. E' uno che in allenamento dà il 100% ed ha la capacità di convincere gli altri a seguirlo. E' sempre positivo, ben voluto da tutti. Torno al discorso di Thomas: è il suo cambio e Rok gli fa capire ogni giorno il perché. Ma Thomas non lotta per prendergli il posto, lavorano assieme. Perché dove finiscono i meriti di Stipcevic, iniziano quelli di Thomas".
Non solo Stipcevic: è arrivato pure Kinsey, uno con pedigree da Eurolega. Squadra sbilanciata sugli esterni, neanche facilissima da mettere assieme.
"Quando modifichi la squadra in corsa non puoi pensare di trovare esattamente quello di cui hai bisogno. Come se fosse estate. Ho chiesto a tutti di fare bene due cose, non cinque. Se le fanno bene, ognuno la sua parte, siamo una buona squadra. I ragazzi lo hanno capito".
Ma chi salva Pesaro, l'allenatore o la passione di Valter Scavolini?
"Pesaro deve sempre dire grazie a Scavolini ed a questa storia meravigliosa che lo lega alla sua società. L'allenatore oggi pensa solo a raggiungere l'obiettivo e fare il meglio nei prossimi 40 giorni. E questo è ciò che lega Scavolini fino al giocatore più giovane di questa squadra".
Markovski, lei arrivò in Italia ad inizio degli anni 90. Amava l'Italia ed il suo basket, che studiava. Ora ne ha visti da vicino oltre due decenni. Ce li descriva.
"Negli anni 90 aveva il campionato numero uno in Europa. Negli anni 2000 era stato raggiunto da altri. Oggi il livello vale quello di una Legadue degli anni 90".
Il suo è un giudizio crudo, quanto onesto. Però la crisi economica ha giocato un ruolo.
"Non è solo quella. Credo che l'analisi giusta dovrebbe essere fatta uscendo dalla stanza dei bottoni ed andando a parlare con quelli che producano basket quotidianamente. Non solo il vertice, ma studiare cosa c'è dietro. L'Europa cambia, da noi nulla".
Alla critica è corretto che seguano proposte. Se lei potesse, cosa farebbe?
"Il basket ha il problema dell'Euro, una moneta unica per mettere assieme economie distanti anni luce. Il basket dovrebbe imporre salary cap, minimi ma anche massimi. Oggi invece, chi non rispetta gli impegni presi falsa anche il lavoro di chi lo fa; poi servirebbe una unificazione dei criteri di eleggibilità tra i vari campionati, tra giocatori locali e stranieri; infine trovare le chiavi per stimolare non solo le produzione di giocatori locali ma anche la competitività tra loro. Come tra club ed allenatori. I talenti sono frutto di casi sporadici, più che di programmazione".
Cosa le suggerisce il primato di Varese?
"Combatte il luogo comune che solo con i soldi si può fare buon basket. E poi sfrutta le debolezze di quelle che hanno più soldi di loro. E' prima, con pieno merito anche per questo".
Lei iniziò da Sassari, la vollero per le giovanili.
"Per questo mi fa piacere vederla in quella posizione. Vale quanto detto per Varese: passione, capacità, saper sfruttare il momento. Facendo le stesse cose, anni fa la Dinamo sarebbe alla soglia dei playoff".
Ha allenato anche a Reggio Emilia. Altro esempio di qualità nella continuità.
"Nel basket Reggio soffre l'essere un po' stritolata tra Milano e Bologna. Ma è la migliore di tutti per quanto ha prodotto negli ultimi vent'anni, come giocatori. Fosse un po' più cosmopolita sarebbe un bene per tutto il basket".
Avellino l'ha pure guidata in una storica Eurolega. Ora si sta rialzando da un avvio disastroso.
"E' una realtà che merita la serie A, il suo obiettivo è la permanenza, perché ha uno storico nocciolo duro, di cultura di basket e di passione. L'importante è che non venga soffocato dalla troppa interazione tra club e tifosi".
Guidò la Virtus Bologna alla sua ultima finale scudetto. Debuttò con Pesaro nella gara d'andata, persa male; sabato la ritrova, voi per salvarvi e parallelamente, acuire la loro crisi.
"Della prossima partita dico solo che dovremo limitare il loro valore ed esaltare le nostre qualità. Della Virtus dico solo che la sua parabola rispecchia fedelmente la situazione del basket italiano".
Dopo Bologna, viaggerà a Milano, altra sua (breve) tappa professionale. La battuta è che, perso sette volte in casa, non è un campo inespugnabile.
"Milano è il mio più grande rammarico, vincemmo una partita su sei, l'unica nella quale ebbi Gallinari. Detto questo mi sono affezionato all'Olimpia, spero che si tirino fuori da questi guai, ma non è facile".
Lei ha allenato anche il glorioso Limoges, in Francia. Non abbiamo nulla da imparare, da loro?
"Da noi si parla molto di controlli sui club. Da loro c'è il Ministero dello Sport, che aiuta assieme alle amministrazioni locali con finanziamenti. Ma al tempo stesso controllano i bilanci. Non dico che è il sistema migliore, ma dico che forse è migliore del nostro".
Da noi manca il Ministero dello Sport...
"Ma non solo. In Francia il calcio è importante. Ed allora il basket gioca prima del calcio. Da noi il campionato di basket si gioca la domenica nel tardo pomeriggio. Quando il calcio ha quasi saziato gli italiani di voglia di sport. Non possiamo studiare anche questo?".
La conferma a Pesaro sazierebbe il suo desiderio di fare basket?
"Sono arrivato a Pesaro affascinato dalla sua storia, dai grandi campioni. Oggi sto vivendo quelle cose di cui avevo solo sentito parlare, visto o letto. Mi piacerebbe continuare a fare basket qui. Ma questo è il tempo di giocare, non delle parole".
Zare Markovski, pensa di aver compiuto un passo decisivo per la salvezza di Pesaro?
"No, penso solo alla prossima partita, contro Bologna. Nella vita di un professionista, che sia allenatore o giocatore, esiste solo una partita, la prossima e che è da vincere, come sempre. La classifica è solo la somma delle vittorie".
Caserta è tornato ad essere un campo difficile. La società pare stia uscendo dalle grosse difficoltà di stagione, la squadra l'ha tenuta in vita, battendo Siena di fatto si è salvata. C'era entusiasmo, ma l'avete sopito con una ottima partita.
"E' la somma di tante cose, la consapevolezza della qualità del lavoro che ha creato la convinzione di potercela giocare con tutti. La vittoria di ieri ha mostrato come questo messaggio sia arrivato a tutti, il quintetto ha iniziato molto bene la partita, dalla panchina è uscita la qualità per condurla fino in fondo. Oggi possiamo dire che Pesaro ha nove titolari".
Non necessariamente questo aiuta il compito di un allenatore. Sacchetti ad esempio preferisce un quintetto prevaricante, sulle scelte, ed una panchina fatta di giocatori con ruoli molto ben definiti.
"Ieri è stata la partita di Thomas. Un ragazzo che lavora bene tutti i giorni, ha orgoglio. E' partito dal quintetto, ha subito messo due triple. Però sa che il suo ruolo è quello di cambio di Stipcevic, che ieri aveva problemi ad una caviglia".
Non è che adesso inverte le gerarchie?
"No. Però io vado anche ad intuito, mi faccio guidare da quello che sento dentro. Il nostro playmaker è Stipcevic, ma se dovesse iniziare la gara Thomas non sarà certo per scaramanzia".
Dal suo arrivo, a dicembre, Pesaro ha una sola vittoria in meno di squadre partite bene, come Brindisi, o che hanno poi trovato la quadratura, come Caserta ed Avellino. E magari c'è pure rammarico per qualche sconfitta, come quella di due contro Milano o di uno contro Roma.
"Nessun rammarico, siamo concentrati quotidianamente sul nostro obiettivo. E magari sfruttiamo il fatto che su Pesaro c'è qualche riflettore in meno del solito".
Ha recentemente detto di voi Valerio Bianchini: "La nuova forza di Pesaro è che a vederla giocare non diresti mai che è con l'acqua alla gola e deve salvarsi. Non è ruvida o angosciata. Gioca.
"Lo prendo come un complimento da un grande allenatore del basket italiano. E' un incoraggiamento a continuare così. E' vero, ci dobbiamo salvare, e quello che più conta è ritrovarsi in palestra col piacere di fare qualcosa assieme. Che ci sia il giusto desiderio di comunicazione tra me, la squadra, la società che è eccellente. E ci metto anche lo staff medico, che in 72 ore ha rimesso in piedi Stipcevic che aveva una caviglia come un melone".
Il croato è il vostro leader. Arrivato a gennaio, dai 12 minuti e 6 punti con Milano ai 33 e 18 punti con voi. Quinto realizzatore del campionato. Ruoli diversi, nessun dubbio. Ma può non essere facile che uno che fa il salto in una squadra che punta allo scudetto sappia calarsi in una che lo accoglie da ultima in classifica.
"Il solo fatto che abbia accettato di venire in una situazione del genere dà l'idea della persona. E del suo carattere. Era certo di se stesso e di quello che avrebbe potuto fare per Pesaro. E' uno che in allenamento dà il 100% ed ha la capacità di convincere gli altri a seguirlo. E' sempre positivo, ben voluto da tutti. Torno al discorso di Thomas: è il suo cambio e Rok gli fa capire ogni giorno il perché. Ma Thomas non lotta per prendergli il posto, lavorano assieme. Perché dove finiscono i meriti di Stipcevic, iniziano quelli di Thomas".
Non solo Stipcevic: è arrivato pure Kinsey, uno con pedigree da Eurolega. Squadra sbilanciata sugli esterni, neanche facilissima da mettere assieme.
"Quando modifichi la squadra in corsa non puoi pensare di trovare esattamente quello di cui hai bisogno. Come se fosse estate. Ho chiesto a tutti di fare bene due cose, non cinque. Se le fanno bene, ognuno la sua parte, siamo una buona squadra. I ragazzi lo hanno capito".
Ma chi salva Pesaro, l'allenatore o la passione di Valter Scavolini?
"Pesaro deve sempre dire grazie a Scavolini ed a questa storia meravigliosa che lo lega alla sua società. L'allenatore oggi pensa solo a raggiungere l'obiettivo e fare il meglio nei prossimi 40 giorni. E questo è ciò che lega Scavolini fino al giocatore più giovane di questa squadra".
Markovski, lei arrivò in Italia ad inizio degli anni 90. Amava l'Italia ed il suo basket, che studiava. Ora ne ha visti da vicino oltre due decenni. Ce li descriva.
"Negli anni 90 aveva il campionato numero uno in Europa. Negli anni 2000 era stato raggiunto da altri. Oggi il livello vale quello di una Legadue degli anni 90".
Il suo è un giudizio crudo, quanto onesto. Però la crisi economica ha giocato un ruolo.
"Non è solo quella. Credo che l'analisi giusta dovrebbe essere fatta uscendo dalla stanza dei bottoni ed andando a parlare con quelli che producano basket quotidianamente. Non solo il vertice, ma studiare cosa c'è dietro. L'Europa cambia, da noi nulla".
Alla critica è corretto che seguano proposte. Se lei potesse, cosa farebbe?
"Il basket ha il problema dell'Euro, una moneta unica per mettere assieme economie distanti anni luce. Il basket dovrebbe imporre salary cap, minimi ma anche massimi. Oggi invece, chi non rispetta gli impegni presi falsa anche il lavoro di chi lo fa; poi servirebbe una unificazione dei criteri di eleggibilità tra i vari campionati, tra giocatori locali e stranieri; infine trovare le chiavi per stimolare non solo le produzione di giocatori locali ma anche la competitività tra loro. Come tra club ed allenatori. I talenti sono frutto di casi sporadici, più che di programmazione".
Cosa le suggerisce il primato di Varese?
"Combatte il luogo comune che solo con i soldi si può fare buon basket. E poi sfrutta le debolezze di quelle che hanno più soldi di loro. E' prima, con pieno merito anche per questo".
Lei iniziò da Sassari, la vollero per le giovanili.
"Per questo mi fa piacere vederla in quella posizione. Vale quanto detto per Varese: passione, capacità, saper sfruttare il momento. Facendo le stesse cose, anni fa la Dinamo sarebbe alla soglia dei playoff".
Ha allenato anche a Reggio Emilia. Altro esempio di qualità nella continuità.
"Nel basket Reggio soffre l'essere un po' stritolata tra Milano e Bologna. Ma è la migliore di tutti per quanto ha prodotto negli ultimi vent'anni, come giocatori. Fosse un po' più cosmopolita sarebbe un bene per tutto il basket".
Avellino l'ha pure guidata in una storica Eurolega. Ora si sta rialzando da un avvio disastroso.
"E' una realtà che merita la serie A, il suo obiettivo è la permanenza, perché ha uno storico nocciolo duro, di cultura di basket e di passione. L'importante è che non venga soffocato dalla troppa interazione tra club e tifosi".
Guidò la Virtus Bologna alla sua ultima finale scudetto. Debuttò con Pesaro nella gara d'andata, persa male; sabato la ritrova, voi per salvarvi e parallelamente, acuire la loro crisi.
"Della prossima partita dico solo che dovremo limitare il loro valore ed esaltare le nostre qualità. Della Virtus dico solo che la sua parabola rispecchia fedelmente la situazione del basket italiano".
Dopo Bologna, viaggerà a Milano, altra sua (breve) tappa professionale. La battuta è che, perso sette volte in casa, non è un campo inespugnabile.
"Milano è il mio più grande rammarico, vincemmo una partita su sei, l'unica nella quale ebbi Gallinari. Detto questo mi sono affezionato all'Olimpia, spero che si tirino fuori da questi guai, ma non è facile".
Lei ha allenato anche il glorioso Limoges, in Francia. Non abbiamo nulla da imparare, da loro?
"Da noi si parla molto di controlli sui club. Da loro c'è il Ministero dello Sport, che aiuta assieme alle amministrazioni locali con finanziamenti. Ma al tempo stesso controllano i bilanci. Non dico che è il sistema migliore, ma dico che forse è migliore del nostro".
Da noi manca il Ministero dello Sport...
"Ma non solo. In Francia il calcio è importante. Ed allora il basket gioca prima del calcio. Da noi il campionato di basket si gioca la domenica nel tardo pomeriggio. Quando il calcio ha quasi saziato gli italiani di voglia di sport. Non possiamo studiare anche questo?".
La conferma a Pesaro sazierebbe il suo desiderio di fare basket?
"Sono arrivato a Pesaro affascinato dalla sua storia, dai grandi campioni. Oggi sto vivendo quelle cose di cui avevo solo sentito parlare, visto o letto. Mi piacerebbe continuare a fare basket qui. Ma questo è il tempo di giocare, non delle parole".